Caritas e Migrantes, da Roma all’Ucraina
Il tema della migrazione al centro della recente trasferta di una delegazione del Dossier immigrazione e del Cnel di Alberto Colaiacomo
Staffetta per la Vita da Roma in Veneto
I cittadini ucraini che soggiornano regolarmente in Italia sono oltre 200mila e, secondo stime della comunità ucraina stessa, almeno altri 100mila sarebbero coloro presenti irregolarmente. Un’immigrazione, quella ucraina, che si è intensificata nel corso degli ultimi 3 anni, grazie anche alla regolarizzazione del 2002, e che gli esperti giudicano solo un’avanguardia di futuri flussi migratori. È per questo che il Dossier statistico Immigrazione della Caritas diocesana di Roma, della Caritas Italiana e della Fondazione Migrantes ha organizzato un viaggio di studio nel paese – il secondo più vasto d’Europa -, dal 14 al 18 giugno, per approfondire le problematiche inerenti l’immigrazione.
L’organizzazione della trasferta è stata pensata fin dall’inizio in maniera coinvolgente; oltre a Caritas e Migrantes e ai redattori del Dossier, facevano parte dell’iniziativa alcuni membri dell’Associazione cattolica degli ucraini in Italia e rappresentanti del Cnel, organismo consultivo del Parlamento italiano preposto, con una specifica sezione, al coordinamento delle politiche di integrazione sociale degli immigrati. La delegazione, guidata da mons. Guerino Di Tora, direttore della Caritas diocesana di Roma, ha avuto una serie di incontri con le autorità amministrative dei ministeri degli esteri, degli interni, della solidarietà sociale, della giustizia e dell’educazione che hanno evidenziato come tali flussi migratori stiano modificando velocemente e problematicamente la società ucraina. «A emigrare sono soprattutto le donne, che costituiscono i quattro quinti della presenza ucraina in Italia. Un problema che si ripercuote sulle famiglie. Sempre più madri, spinte dalla povertà e dalla mancanza di prospettive, sono costrette a lasciare i bambini in patria ed emigrare. Un flusso migratorio inoltre che si caratterizza per l’elevata qualificazione professionale, una vera e propria fuga di cervelli», ha sottolineato mons. Di Tora.
L’incontro con i rappresentanti ministeriali ha evidenziato il bisogno di incrementare la collaborazione italo-ucraina per risolvere una serie di problemi, sia per il mercato del lavoro – come il riconoscimento dei titoli di studio – che per gli aspetti culturali – quali l’insegnamento della lingua e della cultura ucraina -, sui quali si è espresso anche l’ambasciatore e console d’Italia a Kiev nell’incontro con la delegazione. «Uno dei temi ricorrenti negli incontri avuti con gli esperti ucraini è stato quello della difficile situazione politica che sta vivendo il paese – continua il direttore della Caritas romana -: una fase di stallo e conflitto sociale che le recenti elezioni politiche sembrano aver accentuato e che vede la Chiesa cattolica impegnata in una difficile opera di mediazione politica e sociale».
Tra gli incontri del gruppo di studio sull’immigrazione anche quelli con i rappresentanti delle Chiese locali di Kiev, la capitale, e di Leopoli, seconda città del paese, situata ai confini con la Polonia in una zona a maggioranza cattolica. Il cardinale Lubomir Husar (nella foto con mons. Di Tora), patriarca della chiesa greco-cattolica di Ucraina, nell’incontro con il gruppo Caritas-Migrantes, che oltre a mons. Di Tora vedeva la presenza per la Migrantes di don Pierpaolo Felicolo, si è soffermato sull’importanza delle migrazioni per il popolo ucraino, ricordando la sua emigrazione per sfuggire al regime sovietico che lo ha visto per 25 anni negli Stati Uniti. Il Cardinale Huisar – che il prossimo 27 giugno sarà a Roma presso la parrocchia di S. Sofia per celebrare, insieme alla comunità ucraina, il quinto anniversario della visita di Giovanni Paolo II nel paese – parlando della propria esperienza ha evidenziato come «sia importante il conforto religioso per quanti emigrano per lasciare il disagio e la povertà. Per questo ringrazio la diocesi di Roma per l’impegno pastorale nei confronti delle comunità di immigrati».
A Leopoli si è svolto presso l’Università Cattolica Ucraina un convegno sulla storia dell’emigrazione ucraina che ha avuto tra i relatori il rettore padre Borys Gudziak, uno dei protagonisti della rivoluzione arancione, da lui definita «rivoluzione dello spirito» che nel suo saluto ha espresso l’augurio di «vedere l’esperienza migratoria degli ucraini verso i paesi dell’Europa occidentale come motivo di crescita ai valori della democrazia e della partecipazione politica».
Sono diversi e pressanti i problemi emersi da questo approfondimento dell’emigrazione ucraina a livello giuridico, operativo, culturale e religioso e, per mons. Di Tora «il viaggio studio, che è servito per entrare in maniera approfondita nel loro merito, è stato solo l’inizio di un impegno che continuerà, perché una fruttuosa politica migratoria deve essere imperniata su una conoscenza più approfondita e sulla tenacia nell’affrontare gli aspetti problematici».
22 giugno 2006