Comune annuncio al servizio della verità
L’editoriale apparso sul settimanale diocesano dopo il fallimento del referendum sulla procreazione assistita di Angelo Zema
«Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia» non è solo il titolo degli Orientamenti pastorali della Chiesa italiana per questi anni, ma è stata anche l’esperienza che la Chiesa di Roma, in tutte le sue componenti, ha vissuto nel corso dell’ultima campagna referendaria. Infatti questi ultimi mesi hanno permesso alla comunità diocesana di realizzare concretamente l’esperienza sinodale di una Chiesa che è comunione e che è in stato di missione.
Sostenute e guidate dall’insegnamento dei loro pastori – in primo luogo del cardinale vicario che, dopo aver incontrato il clero nel mese marzo, in diverse altre occasioni ha ribadito e difeso i valori che il referendum poneva in gioco – le comunità parrocchiali, grazie anche al contributo di tanti e qualificati laici, hanno testimoniato e annunciato il Vangelo della vita attraverso incontri e dibattiti.
Allo stesso modo i giovani hanno scelto di incontrare i loro coetanei e gli adulti nelle piazze e nei luoghi di aggregazione motivando con competenza le ragioni del perché «sulla vita non si vota». Ben consapevole di dover «dare ragione della speranza che è in voi», come ricorda l’Apostolo Pietro, il mondo universitario è stato particolarmente attento ad offrire il proprio contributo, in particolare nel campo scientifico, ribadendo la necessità di una scienza che sia legata all’etica e abbia sempre come fine, e mai come mezzo, l’uomo. La dichiarazione firmata dai presidi delle cinque facoltà di Medicina di Roma è l’espressione più evidente di quanto possa essere fecondo il dialogo fra fede e scienza.
Non può essere dimenticato l’apporto dei movimenti, associazioni e aggregazioni laicali che, in profonda sinergia con le comunità parrocchiali, hanno reso evidente quanto sia importante camminare nella direzione di una “pastorale integrata” per un annuncio che giunga realmente al cuore delle persone che vivono nella nostra città. Un impegno corale, dunque, che non ha visto nessuno escluso e che ha, anzi, permesso a ciascuno di offrire il proprio specifico contributo, permettendo così di apprezzare la ricchezza di questa nostra Chiesa. Un impegno dettato dal desiderio di essere «cooperatori della Verità», nato dalla consapevolezza che solo la Verità, che è Cristo, libera realmente l’uomo.
È stata l’esperienza di una Chiesa che ha voluto stringersi intorno al suo nuovo vescovo per annunciare, come aveva detto il Santo Padre il 24 aprile, «che non vi è niente di più bello che essere raggiunti, sorpresi dal Vangelo, da Cristo». Domenica scorsa quasi due terzi dei romani si sono lasciati sorprendere dalla perenne novità del Vangelo e hanno compreso che la nostra Chiesa annunciava la Verità per fedeltà al suo Signore e per amore verso l’uomo.
19 giugno 2005