Deceduto monsignor Giannini, il «vescovo del sorriso»

Le esequie presiedute dal cardinale Agostino Vallini nella basilica lateranense, lunedì 13 febbraio: «Don Filippo è stato un giusto. Di una giustizia che non è umana ma viene dall’unine con Dio» di Emanuela Micucci

«Condoglianze? Noi stiamo dicendo auguri». Lo ripetono Ludovica, Floriana e Piera a chi porge loro il cordoglio per la perdita del fratello, monsignor Filippo Giannini, vescovo ausiliare emerito di Roma morto a 88 anni, sabato 11 febbraio, nella casa di cura Nostra Signora del Sacro Cuore dove era da tempo ricoverato. Nei loro volti la serenità e la gioia dell’abbandono nelle mani di Dio che hanno caratterizzato la vita e il servizio episcopale di don Filippo, il vescovo del sorriso. «“Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio”: la pagina del libro della Sapienza rispecchia molto bene il nostro monsignor Giannini», sottolinea il cardinale vicario Agostino Vallini presiedendo ieri pomeriggio, 13 febbraio, nell’abside della basilica di San Giovanni in Laterano, il funerale del presule, concelebrato con 30 sacerdoti e 7 vescovi. «Nella sua esperienza di servizio del Vangelo e della Chiesa – prosegue – è stato una persona contenta della sua vita di sacerdote riuscita, realizzata, e della sua fede. Don Filippo è stato un giusto. Di una giustizia che non è umana», ma che viene dall’unione con Dio che dà pace e speranza in ogni situazione.

Nato a Nettuno il 9 maggio 1923 in una famiglia con 6 figli consacrati, 3 suore, 2 monaci basiliani e lui, ordinato sacerdote il 5 giugno 1946, «è cresciuto nella serena fiducia che il Signore è sempre presente. “Se Dio è con noi chi sarà contro di noi? Nulla mai ci separerà dall’amore di Dio”, scrive San Paolo: la vita di don Filippo è stata così. Un sacerdote allegro, pronto alla battuta, gioioso, felice. In uno dei nostri ultimi incontri mi diceva: Io sono pronto, il giorno che il Signore mi chiama, sono qui. Come è bello trovarsi davanti alla morte, che fa sempre timore, con questa testimonianza di vita cristiana così buona, vissuta per il Signore e per le anime». L’omelia del cardinale quindi si fa preghiera «perché vengano sacerdoti della tempra umana e spirituale di monsignor Giannini, perché la Chiesa di Roma possa annunciare il Vangelo come lo ha annunciato lui, con il sorriso sulle labbra».

Eletto alla Chiesa titolare di Subaugusta e nominato ausiliare del settore Centro di Roma il 1° dicembre 1981 fino alle dimissioni per raggiunti limiti di età il 3 luglio 1998, monsignor Giannini è stato un ambasciatore della Chiesa in mezzo ai fedeli. «Quando era vescovo ausiliare veniva nella mia parrocchia a celebrare le feste e per l’adorazione eucaristica ogni giovedì sera – ricorda padre Carlo d’Andrea, ex parroco di San Francesco a Ripa -. Era un pastore sempre in mezzo al suo popolo con grande semplicità e umiltà». Vivo il suo ricordo nella gente. Claudio, 35 anni, che da don Filippo ha ricevuto la cresima: «Era un uomo di una bontà straordinaria». La vicinanza con le oblate del Sacro Cuore di Gesù attraversa tutta la vita del vescovo, ricorda suor Melania: «Aveva studiato alle elementari da noi. Da sacerdote per molti anni veniva a celebrare nella cappella della nostra Casa generalizia in via del Casaletto, dove poi si è trasferito a risiedere negli ultimi anni. La gente ascoltava le sue omelie perché erano molto ricche, profonde e semplici. Poi si fermava per una conferenza formativa per noi suore sui documenti del Concilio Vaticano II».

Al centro della sua pastorale, l’apostolato e la formazione dei laici. Sempre aperta la sua casa di Villetta Barrea in Abruzzo per accogliere sacerdoti, amici, fedeli. Come i membri dell’Oasi Betania, una comunità mariana di spiritualità della Valle del Comino, nel frusinate: «Per noi è un padre buono – affermano Maria Vittoria e Maria Vincenza -. Ci ha aiutato nel nostro cammino spirituale e per redigere lo statuto e il regolamento». Don Filippo, infatti, era un esperto di diritto, oltre che appassionato di filosofia e musica. «Dopo avere frequentato il Seminario Minore e Maggiore, ha fatto l’animatore al Maggiore con molta saggezza, garbo, prudenza. Poi, è stato chiamato al Tribunale del Vicariato, dove ha svolto varie mansioni tra cui quella di somma responsabilità vicario giudiziale». Monsignor Ennio Appignanesi, arcivescovo emerito di Potenza-Pontecorvo-Marsico Nuova e già vicegerente di Roma, ripercorre le tappe di un’amicizia fraterna con don Filippo, dalla formazione giovanile all’ordinazione episcopale insieme, il 6 gennaio 1981, nella basilica di San Pietro, fino agli ultimi anni nella fraternità sacerdotale delle oblate.

Intanto, il feretro lascia la cattedrale di Roma dopo la benedizione impartita secondo il rito bizantino-greco da padre Antonio, monaco basiliano dell’abbazia di San Nilo a Grottaferrata, dove i due fratelli di monsignor Giannini, padre Paolo e padre Romano, erano stati archimandrita e parroco.

14 febbraio 2012

Potrebbe piacerti anche