«”Fare rete” per il Vangelo»
L’invito del Pontefice alla Chiesa di Roma nella serata inaugurale del Convegno diocesano, nella basilica lateranense di Angelo Zema
Leggi l’intervento di Francesco Nembrini
Rispondere alla grande «emergenza educativa» in atto con l’impegno di «fare rete» per «condurre le nuove generazioni all’incontro con Dio». È l’appello di Benedetto XVI alle migliaia di delegati partecipanti al Convegno ecclesiale diocesano di Roma che hanno affollato nella serata di lunedì 11 giugno la basilica di San Giovanni in Laterano e, attraverso di loro, a tutti gli operatori pastorali della diocesi e a tutti i cristiani della Chiesa che è in Roma. Appello alla sequela, alla testimonianza, alla missionarietà, sulla scia del tema del Convegno promosso – come ogni anno nel mese di giugno – per l’elaborazione del programma pastorale dell’anno successivo. “Gesù è il Signore. Educare alla fede, alla sequela, alla testimonianza”: questo il tema scelto, per rafforzare l’attenzione pastorale sui giovani e sulla famiglia, cui è affidato il compito primario dell’educazione delle nuove generazioni.
Un tema, comunque, «che ci riguarda tutti», ha chiarito il Santo Padre nel suo discorso, perché di ogni cristiano deve essere l’impegno ad «aiutare i nostri fratelli a entrare in un rapporto vivo con Cristo e con il Padre». E non si tratta solo di «aiutare», ma anche «aiutarci scambievolmente», ed è questo il «compito fondamentale della Chiesa», «compagnia affidabile». Se di emergenza si tratta, è però «inevitabile – ha precisato Benedetto XVI – in una società e in una cultura che troppo spesso fanno del relativismo il proprio credo. L’educazione – ha continuato – ampiamente tende a ridursi alla trasmissione di determinate abilità, o capacità di fare, mentre si cerca di appagare il desiderio di felicità delle nuove generazioni colmandole di oggetti di consumo e di gratificazioni effimere».
Cresce perciò la richiesta di un’educazione autentica, sia da parte dei genitori, «preoccupati e spesso angosciati per il futuro dei propri figli», sia da parte degli insegnanti «che vivono la triste esperienza del degrado delle loro scuole». Importante è quindi l’impegno della Chiesa «per far uscire la società in cui viviamo dalla crisi educativa che la affligge, mettendo un argine alla sfiducia e a quello strano “odio di sé” che sembra diventato una caratteristica della nostra civiltà». Decisiva in quest’opera è la preghiera: «Solo chi conosce e ama Cristo – ha affermato il Papa – può introdurre i fratelli in un rapporto vitale con lui». Altrettanto decisivo è l’accompagnamento personale, attraverso il quale i ragazzi possano liberarsi dai pregiudizi diffusi e possano rendersi conto che «il modo di vivere cristiano è realizzabile e ragionevole».
In sostanza, ha specificato il Santo Padre, «si apre uno spazio di impegno e di servizio per le nostre parrocchie, oratori, comunità giovanili, e anzitutto per le stesse famiglie cristiane, chiamate a farsi prossimo di altre famiglie per sostenerle e assisterle nell’educazione dei figli, aiutandole così a ritrovare il senso e lo scopo della vita di coppia». Un impegno e un servizio che comunque interpelli a fondo la libertà dei giovani, come è connaturato alla proposta cristiana, senza trascurare l’autorevolezza.
Il Papa ha sottolineato l’importanza della “Missione giovani” in fase di progettazione, ha ribadito il ruolo prezioso della scuola cattolica e del sostegno alle scuole statali, ha apprezzato lo sviluppo della pastorale universitaria in tutti gli atenei di Roma, e ancora ha invitato a porre attenzione all’«orientamento complessivo della società» e alle «tendenze che la animano» a motivo dei messaggi e del clima diffuso veicolati dai mass media.
Affettuosa l’accoglienza tributata al Santo Padre, che si è soffermato a salutare la gente assiepata nella navata laterale della basilica lungo le transenne. Un ringraziamento speciale gli è stato rivolto dal cardinale vicario Camillo Ruini (che giovedì 14 concluderà i lavori del Convegno) per il “dono” del libro su Gesù di Nazaret. L’ha definito «un grandissimo aiuto» per adempiere la missione di evangelizzazione. E il libro, ha annunciato il cardinale, sarà al centro dell’attenzione della diocesi nel prossimo anno pastorale.
A concludere la serata – prima delle indicazioni operative per i lavori dei gruppi in programma nella serata di martedì 12 – l’intervento di Francesco Nembrini, insegnante, rettore e cofondatore di un centro scolastico nel Bergamasco, presidente della Compagnia delle Opere Educative. Un intervento “esperienziale”: la testimonianza di un padre di 4 figli, con le sue difficoltà e la sua gioia di trasmettere la fede ai propri ragazzi. Con una “educazione” descritta attraverso tre parole chiave: “introduzione alla realtà”, “misericordia”, “slancio missionario”. Un’apprezzata (molti gli applausi) riflessione, costellata da aneddoti e frammenti di vita vissuta, sulle responsabilità dei genitori e sulla natura dell’amore, sul “rischio educativo” (come lo definiva don Giussani) e sulla capacità di stare là dove i ragazzi vivono. «Tutto il segreto dell’educazione mi pare che sia questo: i tuoi figli ti guardano, e che ti vedano lieto e forte davanti alla realtà è l’unico modo che hai di educarli. Lieto e forte non perché sei perfetto ma perché sei tu il primo a chiedere e a ottenere ogni giorno di essere perdonato».
12 giugno 207