Giornata del sollievo, per curare la persona

Essere accanto agli ammalati e alle loro famiglie. Ferri: «La malattia rivela nuove risorse interiori». Cellini: «Siamo nodi di un’unica rete». Turriziani: «Aiutare a vivere le emozioni» di Antonella Gaetani

Numeri, tabelle con valori di riferimento. Ma, dietro le cifre, una storia. Ogni anno sono così diagnosticati 260mila casi di tumore, e sono in 160mila a morire per questa malattia. Persone alle quali bisogna garantire amore e rispetto, come vuole la Giornata nazionale del Sollievo, che si festeggia oggi, e si celebra ormai da otto anni. L’iniziativa è promossa dal ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e dalla Fondazione Nazionale Gigi Ghirotti, giornalista de La Stampa, morto nel 1974 per un linfoma di Hodgkin.

Proprio per essere accanto a malati e famiglie la Fondazione Ghirotti dal 1999 ha istituito un centro di ascolto, che a giugno compirà 10 anni. Al numero verde 800.301510, gratuito anche da cellulare, attivo tutti i giorni dalle 10 alle 19, rispondono degli psicologi. Molte sono le storie raccolte e vissute in questi anni. «Ricordo – dice Vito Ferri, coordinatore scientifico della Fondazione Ghirotti – la vicenda di una giovane donna colpita da un tumore in fase avanzata che da anni, ancor prima di ammalarsi, attendeva un trapianto di cornea. Quando la chiamarono per il trapianto, dovette rinunciarvi per la gravità della sua malattia. Oppure una paziente, che dal letto di un hospice di Roma, poté dire che moriva da persona felice. Ma ci sono anche tante persone che hanno superato il cancro. In questi percorsi c’è qualcosa che reputo sacro, un principio di unità e solidarietà che mi attiva».

Per questo, secondo Ferri, si deve lottare contro «l’indifferenza e l’utilitarismo di una società cinica dove a vincere è la convinzione di non valere più nulla, perché malati di cancro. Ogni giorno sono sempre più consapevole che il sollievo è possibile anche nella sofferenza. La malattia è in grado di rivelare a se stessi nuove risorse interiori, di smascherare false costruzioni di sé e di cambiare le coordinate delle proprie relazioni. Ebbene uno dei lavori fondamentali degli psicologi del Centro di ascolto non è quello irrealistico di ricostituire le vecchie coordinate della propria vita, ma accompagnare la persona a “identificarsi”, “individuarsi”, “significarsi”, “conoscersi” in un nuovo sistema di coordinate passando da parte a parte il grigiore della fragilità e della desolazione indotte dalla malattia».

Per Numa Cellini, professore di Radioterapia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, «oggi è sempre più difficile stare in modo soddisfacente accanto al malato». «Soprattutto perché – spiega – uno dei limiti consiste proprio nella difficoltà di comunicazione tra medici e malati». Inoltre, prosegue Cellini, «esiste una vera emergenza educativa alla corretta relazione di aiuto che ci riguarda tutti. La consapevolezza di essere nodi di un’unica rete è il fronte su cui si deve lavorare di più. Per un policlinico come il nostro, poi, l’aspetto spirituale è fondamentale quanto quello psicologico o organizzativo».

Anche per Adriana Turriziani, direttore dell’Hospice Villa Speranza per i malati oncologici in fase avanzata, il compito del medico è saper «dar sollievo e sostenere il malato e la famiglia. La vita va rispettata, garantita e sostenuta in ogni sua fase. Molte persone sono state accompagnate al tramonto della loro vita aiutandole a vivere le loro emozioni. C’è chi si è sposato o ha vissuto momenti di gioia con musica, poesia o canto. Perché non ci si ferma a curare solo il corpo, ma tutta la persona».

29 maggio 2009

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