I media come rete
Domenica 28 maggio la 40° Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Proposte anche specifiche intenzioni di preghiera di Angelo Zema
Il Messaggio del Papa
Media come rete in grado di facilitare la comunicazione, la comunione e la cooperazione. È l’idea base attorno a cui ruota il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che la Chiesa celebra quest’anno domenica 28 maggio. Una riflessione sull’importanza degli strumenti di comunicazione e soprattutto su tre parole chiave indicate da Giovanni Paolo II: formazione, partecipazione e dialogo. Tre parole che hanno caratterizzato anche gli incontri promossi nell’anno pastorale dall’Ufficio comunicazioni sociali in collaborazione con l’associazione Diocesi in rete per gli animatori della comunicazione e della cultura nell’ambito del progetto Portaparola, decollato nell’ottobre 2004 con l’avvio della nuova veste grafica di Roma sette. Formazione unita al confronto con gli animatori; partecipazione, anche attraverso il nuovo sito Romasette.it, che ha accolto le tante notizie provenienti da parrocchie, associazioni, movimenti e altre realtà ecclesiali; dialogo, evidenziato proprio negli incontri di cui si diceva poc’anzi, ultimo dei quali quello di sabato 20 maggio sulle nuove tecnologie, guidato da padre Antonio Spadaro, redattore della rivista La Civiltà Cattolica. Le domande degli animatori, infatti, non sono mancate. Ed è stato così anche nel precedente appuntamento che ha visto protagonista Gianfranco Marcelli, capo della redazione romana di Avvenire.
La sensibilità per la comunicazione e la cultura deve ancora crescere, ma vanno apprezzate e incoraggiate le iniziative in atto nel territorio della diocesi. Anche domenica 28 maggio Roma sette dedica ampio spazio alla cultura, ospitando tra l’altro la presentazione di un’iniziativa sul cinema promossa dalla parrocchia di San Roberto Bellarmino, dedicata a “Maria e il cinema”, oltre a un’intera pagina con alcuni contributi apparsi sul sito nei giorni scorsi a proposito del discusso film “Il Codice da Vinci”. Pellicola che ha offerto anche l’occasione, come ha detto il cardinale Ruini, per una «capillare opera di catechesi». La formazione su questi terreni è ineludibile, e deve vedere in primo piano le famiglie.
«La formazione ad un uso responsabile e critico dei media – scrive Benedetto XVI nel suo Messaggio per la Giornata 2006 – aiuta le persone a servirsene in maniera intelligente e appropriata. L’impatto incisivo che i media elettronici in particolare esercitano nel generare un nuovo vocabolario e immagini, che introducono così facilmente nella società, non sono da sottovalutare. Proprio perché i media contemporanei configurano la cultura popolare, essi devono vincere qualsiasi tentazione di manipolare, soprattutto i giovani, cercando invece di educare e servire. In tal modo, i media potranno garantire la realizzazione di una società civile degna della persona umana, piuttosto che il suo disgregamento».
Si tratta del primo messaggio di Benedetto XVI in questo ambito, in cui viene sottolineato il grande potenziale dei media nel servizio al bene comune. Il Papa riconduce le radici di quella rete di comunione, che ha posto al centro della riflessione, al Nuovo Testamento e cita la lettera di San Paolo agli Efesini: «Attraverso Cristo possiamo presentarci al Padre in un solo Spirito; così non siamo più stranieri e ospiti, ma concittadini dei santi e familiari di Dio, diventando tempio santo e dimora di Dio». Importante riferimento per far comprendere quanto gli appelli a rilanciare la comunicazione e la cultura siano fondati su radici bibliche forti.
Ne è prova anche il fatto che se per le Messe di domenica 28, Giornata mondiale, vengono suggerite dal Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali alcune intenzioni di preghiera, per le riflessioni sul tema chiave vengono indicati anche brani di letture dell’Antico Testamento (Isaia 2,3; Deuteronomio 6,5-7; Salmo 25,4-5; Salmo 82,3-4; Salmo 133,1) e del Nuovo Testamento (Efesini 2,18-22; Efesini 2,14-17; Ebrei 1,1-3; 2 Timoteo 2,15; dai Vangeli, Giovanni 14,16-17; Giovanni 15,4; Matteo 7,24; Matteo 12,37; Giovanni 17,17-19; Giovanni 18,37; Giovanni 13,34). L’impegno per la comunicazione parte dalla prima comunicazione, quella del Verbo che si è fatto carne e che ha posto la sua dimora in mezzo a noi affinché, accolti, sappiamo accogliere a nostra volta e amare (consulta le pagine web sul sito della Cei).
Sull’impegno pedagogico sottolineato dal Papa ha insistito molto anche il gesuita padre Spadaro nell’incontro di sabato 20 maggio, indicando le nuove forme di cultura in internet, come blog, podcasting, wiki: parole sconosciute ai non addetti ai lavori, ma che ormai sono entrate a pieno titolo nel vocabolario della rete, e in quello della presenza in essa della Chiesa. «Internet – è stata la sua puntualizzazione – è un ambiente culturale ed educativo. Nella rete si procede a salti, a connessioni. Questo determina uno stile di pensiero più intuitivo». La rete produce anche un nuovo modo di relazionarsi con gli altri, dove non ci si guarda negli occhi. «È un luogo di dialogo anonimo e impersonale», afferma padre Spadaro. Con rischi dietro l’angolo. Ma non per questo bisogna fuggire dall’utilizzo di questa tecnologia. L’impegno numero uno resta appunto quello di educare (scarica la relazione di padre Spadaro dal sito di Diocesi in rete).
26 maggio 2006