Il cardinale Vallini a Santa Maria in Traspontina

La Messa celebrata nella parrocchia del Rione Borgo. Il vicario della diocesi è stato accolto dalla comunità in festa per la Madonna del Carmine di Graziella Melina

«Qui, in questa comunità, stamattina, viene convocata la Chiesa intorno all’altare dove, con i segni dell’Eucaristia, si rinnova la vita. Questo il motivo vero della gioia di questa celebrazione: liberarci da tutte quelle incrostazioni e soprattutto dall’abitudine per cui la Parola di Dio scivola dalle nostre orecchie e sul nostro cuore». Il cardinale vicario Agostino Vallini si rivolge ai fedeli della parrocchia di Santa Maria in Traspontina, al Rione Borgo, domenica 13. Una comunità in festa per la Madonna del Carmine. La chiesa è affollata. «Oggi – prosegue il cardinale – c’è una parola molto forte, di grande consolazione, che ci impegna e ci incoraggia verso il cammino della santità. Guardiamo a Maria, lei è la persona che ha accolto in maniera più bella la parola di Dio». Al saluto del vicario di Roma, alla sua prima celebrazione in una parrocchia, la comunità risponde subito con un forte applauso. Sull’altare, la statua della Madonna del Carmine circondata da tantissimi fiori. Tra i concelebranti, i frati della comunità carmelitana che guida la parrocchia.

Il cardinale Vallini si rivolge ancora ai fedeli: «Voi sapete che la parola di Dio utilizza diverse immagini per esprimere un mistero – spiega nell’omelia -. Tutta la Bibbia è piena di queste immagini». Il riferimento è al Libro del profeta Isaia: «Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver irrigato la terra, senza averla fecondata, così la mia Parola uscita dalla mia bocca non tornerà senza effetto». E ancora: «Il brano del Vangelo, brevissimo, in questo novenario della Madonna del Carmine – prosegue il cardinale vicario – ci dice che l’ultima parola di Gesù prima della morte, è una parola a Maria, all’apostolo Giovanni, a tutti noi. E’ una parola di affidamento, di fiducia». Quella fiducia che Maria ebbe sin dal momento dell’Annunciazione.

«Ma noi – chiede a questo punto il cardinale Vallini – che credito diamo alla Parola di Dio? Quante volte la ascoltiamo? Possiamo dire che è quell’acqua che porta frutto e fa germogliare il seme?». Quando «ci sentiamo schiacciati, quando ci capita qualcosa che non capiamo, dovremmo dire come Maria: “Eccomi”!». «Nel fondo del nostro animo di credenti, dovrebbe echeggiare sempre quell’espressione “non temere”». Un’espressione che attraversa tutta la Bibbia. «Noi siamo in questo progressivo atteggiamento di accoglienza di questa parola che rinnova la vita, che dà pace, che ci fa squarciare l’orizzonte. Per cui, anche la vicenda misteriosissima della morte ci mette pace, perché la morte non è l’ultima parola della nostra vita, è la penultima, l’ultima è la vita. Anche allora c’è la parola “non temete”».

«Oggi, venendo pellegrino in questo santuario della Madonna del Carmine – conclude il cardinale Vallini -, chiedo alla Madonna di rendermi capace dinnanzi a una nuova missione, per la quale dovrei un po’ temere, ma, venuta dal Santo Padre, accolta nella fede, dico sinceramente: “Non temo”, perché mi fido nel Signore». Quindi un’esortazione ai fedeli: «Ognuno di noi nella propria situazione deve poter dire “non devo avere paura”, ho Maria per modello. Dobbiamo essere sicuri che il Signore è con noi, sostenuti dalla certezza che ogni parola di Dio è come pioggia che cade e porterà frutto».

A salutare il cardinale vicario a nome della comunità il parroco, padre Pietro Leta. «È con grande gioia ed entusiasmo che come comunità di Santa Maria in Traspontina a pochi giorni dalla sua elezione da parte del Santo Padre come vicario della città di Roma l’accogliamo in mezzo a noi», aveva detto all’inizio della Messa. La celebrazione del cardinale vicario nell’ambito dei festeggiamenti in onore della Madonna del Carmine – il cui programma (7 – 16 luglio) prevede una preparazione spirituale e vari appuntamenti culturali e ricreativi – è «la novità di quest’anno in assoluto, – ha spiegato il padre carmelitano -. Sia perché è il nuovo vicario del Papa, ma anche perché ha abitato per diversi anni in questo territorio parrocchiale. Quando gli abbiamo rivolto l’invito, lui ha accettato di buon grado e quindi per noi è doppiamente festa oggi». Con questa celebrazione, come frati carmelitani «vogliamo comunicare la nostra disponibilità a seguirlo in questa nuova dimensione. Il nostro segno è quello di sentirci veramente Chiesa insieme con lui, in questa città di Roma».

Alla fine della cerimonia, la comunità saluta ancora il nuovo cardinale vicario con un forte applauso, per ringraziarlo per quelle sue parole (dette con «umiltà, eppure così forti e decise», come ha commentato qualcuno), e per ricambiare così quell’inaspettato e familiare «buona domenica!», ripetuto più volte mentre, benedicendo, si allontanava dall’altare.

14 luglio 2008

Potrebbe piacerti anche