Il cardinale Vallini in visita all’Hospice Sacro Cuore

Nella struttura del Circolo San Pietro, attiva da dieci anni, il vicario del Papa si è fatto interprete della sollecitudine di Benedetto XVI e ha confortato degenti e familiari di Marta Rovagna

«La fede è un orizzonte e la sofferenza è come una montagna; si fa fatica a salire ma il Signore ci sta accanto come una guida, e la preghiera è il nostro ossigeno. E poi ci sono gli angeli custodi che ci accompagnano». Il cardinale Agostino Vallini spiega così, con una metafora semplice e essenziale, il cammino al Calvario di un malato terminale, Giancarlo, uno dei 30 ricoverati dell’Hospice Sacro Cuore, che nel pomeriggio di ieri, lunedì 19 gennaio, il porporato ha visitato per salutare e benedire i degenti che si stanno avviando alla morte.

Poche parole, una preghiera insieme, una benedizione e, laddove le condizioni lo hanno permesso, una parola di speranza e un dialogo con Filomena, Ada, Liliana, Ida, Irene ed Emanuela. Nomi e volti di una struttura sanitaria che quest’anno festeggia i suoi primi dieci anni e che ha accompagnato alla morte molte persone, ognuno con la sua storia, il suo vissuto e la sua sofferenza.

L’Hospice Sacro Cuore, avviato nel 1998 a Roma dal Circolo San Pietro, con i suoi 150 operatori (medici, infermieri, dirigenti e impiegati), ha in carico 118 persone che usufruiscono delle cure palliative, di cui 66 affette da Alzheimer e 4 affette da Sla (Sclerosi Laterale Amiotrofica). I servizi non si limitano al ricovero nella struttura ma è attiva anche l’assistenza domiciliare, oltre all’ambulatorio per la terapia del dolore, il Day Hospital, la diagnostica generale, un laboratorio di analisi e un reparto di radiologia. Il progetto è destinato ad espandersi perché, grazie alla Fondazione Roma, presieduta dal professor Emmanuele Emanuele, è stata acquisita la palazzina accanto all’Hospice, nella quale si creerà il nuovo padiglione per i malati di Alzheimer, che lasceranno il posto alle persone affette da Sla, dal primo ottobre 2008 assistite a domicilio.

Accolto dal presidente del Circolo San Pietro, il duca Leopoldo Torlonia, e da molti membri dello storico circolo che quest’anno festeggia i 140 dalla fondazione, il cardinale Vallini – che, da vicario del Papa per la diocesi di Roma, si è fatto interprete della sollecitudine del Santo Padre per i malati terminali, espressa in più occasioni – ha avuto modo di conoscere e pregare accanto a pazienti scelti, come ha ricordato il duca Torlonia, «tra persone con storie di vite spezzate, di solitudine vera e di abbandono».

L’aiuto offerto, che si concretizza in una intensa attività di volontariato del Circolo, presente con 30 volontari che sono a servizio dei malati dal lunedì al sabato, è fatto di gesti semplici: «Senza tenere conto mai del credo religioso, della razza e della condizione sociale – ricorda il presidente del Circolo – abbiamo portato il nostro aiuto cristiano. Siamo stati anche rifiutati e non accolti, ma nell’estremo momento eravamo spesso gli unici che stringevamo la mano del sofferente, pregavamo in silenzio accanto a lui e gli chiudevamo gli occhi».

E nella continua lotta tra la vita e la morte vivono anche gli operatori sanitari, coloro che ogni giorno sono accanto ai malati e che vedono tante storie di sofferenza, del malato e dei parenti, «spesso – ricorda il caposala del secondo piano – più difficili da gestire dei pazienti veri e propri, che hanno un loro decorso e si avvicinano alla morte con maggiore consapevolezza». E anche se la morte per noi, ha ricordato il cardinale Vallini «è solo la penultima parola, perché l’ultima è la vita eterna», la battaglia che si combatte ogni giorno nelle stanze dell’Hospice Sacro Cuore è dura.

Dura come quella di Emanuela, 39 anni e due figli piccoli, che ha perso la sua battaglia contro il tumore, la cui mamma non riesce a trattenere le lacrime e una domanda al cardinale che è entrato nella loro stanza: «Perché proprio a mia figlia, così giovane? Non è giusto». La risposta del vicario del Papa è calda, di slancio: «Solo la fede aiuta ad affrontare qualcosa che umanamente non si capisce. Pregherò per voi, statene certi».

La fede, solo quella, ricorderà poi il cardinale Vallini a Irene, la paziente della stanza successiva, può aiutare a combattere anche quando non si hanno le forze per farlo: «Guardi il Crocifisso che ha davanti – l’ha esortata il porporato –, ci parli, o se vuole rimanga in silenzio, perché il Signore capisce tutti i linguaggi. Gesù ha scelto la via della sofferenza perché quando anche noi vi ci troviamo Lui ci può dire “coraggio, non siete soli”».

La sensazione, vedendo entrare il cardinale nelle stanze, ognuna con la sua realtà così forte di vita e di morte, è proprio quella di una Chiesa che accarezza e accoglie i fratelli più amati, i più simili al Cristo. «Come non ricordare – ha detto alla fine della visita il cardinale Vallini, a cui è stato consegnato un ricordo come membro onorario del Circolo San Pietro – il Vangelo di Matteo, al capitolo 25 (Venite, benedetti del Padre mio… Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare… malato e mi avete visitato)? Siamo noi che riceviamo il bene in questo posto così ricco di dolore e di speranza: prendiamo maggiore coscienza di cos’è la vita e la sua piccolezza, e capiamo che la grandezza di una persona – ha concluso il cardinale – si misura solo dalla nostra capacità di donare e di amare».

20 gennaio 2009

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