Il labirinto degli amori e delle identità

di Angelo Peluso

In molti articoli precedenti si è detto che la fase di conoscenza tra due persone è il punto cruciale da cui può partire o meno un rapporto funzionale e arricchente per entrambi. Nel momento in cui un uomo e una donna cominciano a frequentarsi inizia anche “lo studio vicendevole” per valutare se i due caratteri e le due personalità possano coesistere. In un rapporto diadico – come ci insegnano gli studi sulla comunicazione umana – ci sono scambi continui di messaggi che hanno sia aspetti di “contenuto” – cioè le effettive parole che si dicono – sia aspetti di “come l’altro viene visto rispetto a sé”; in altre parole si mandano una serie di cosiddetti messaggi non verbali con cui si definisce il proprio e altrui spazio di azione, le libertà che ci si può concedere e con quale “gerarchia” si vede se stesso rispetto all’altro e viceversa.

Il punto principale di partenza sono le prime aspettative dal partner ideale e la modulazione che avviene tra sogni, realtà e i bisogni vicendevoli con la persona realmente incontrata. È in questo intreccio che si strutturano i primi giochi relazionali del nuovo sistema-famiglia.

Ma anche su queste fisiologiche fasi di crescita è arrivata l’influenza dell’informatica. Già si intravedeva come il personal computer avrebbe cambiato costumi e abitudini, ma ancora si sottovalutava l’influenza di internet sui nostri comportamenti e su tutte le vie di fuga dalle proprie responsabilità, offerte dagli incontri virtuali nella rete: si può essere in contatto con più persone senza avere il minimo coinvolgimento. Può bastare un clic per interrompere tutto o per passare da una persona a un’altra cambiando rapidamente la propria identità e inventando nuovi scenari relazionali.

Si pensi al contrario alla fondamentale importanza del “guardarsi” per poter stabilire una reale vicinanza emotiva tra due persone. «Il volto indica l’altro come altro da me, come un tu personale che chiede di essere riconosciuto come tale, in un incontro da pari a pari; la nudità del suo volto simboleggia che egli è aperto al dialogo, un appello vivente, un invito all’incontro; il volto sintetizza dunque in sé il valore di ogni persona umana, della sua singolarità e del suo essere relazionale” (Rocchetta).

Spazio e tempo sono completamente annullati per cui si può negare la propria storia personale e inventare diverse biografie continuamente. Diventa estremamente facile “parlare e non parlare” di se stessi, fare cose che altrimenti ci sarebbero estremamente difficili nella vita quotidiana, diventare consiglieri di un’altra persona magari su problemi che non riusciamo assolutamente a risolvere per noi stessi, giudicare e valutare con un’apertura che sconvolge i nostri tradizionali punti di riferimento, vivere una libertà che ci neghiamo costantemente nelle nostre giornate.

Si riesce con molta facilità a costruirsi un’immagine di se stessi e un’illusione dell’altro: questo gioco senza fine diventa estremamente gratificante fino a quando la vita quotidiana ci ripropone duramente come la vera crescita personale debba avvenire per altri canali. In rete riusciamo a costruire situazioni accomodanti che ci aiutano a non avere conflittualità e piano piano, quasi senza accorgersene, diventiamo sempre più intolleranti nelle relazioni vissute giorno per giorno. In altre parole si alza sempre più la nostra soglia di tolleranza al conflitto, convinti che solo il nostro fantastico interlocutore ci conosca veramente e sappia tirar fuori il meglio di noi.

Il paradosso del nostro tempo è che la vera fobia sta nella paura di incontrare l’altro per cui “la conoscenza virtuale” è un modo per negare questa difficoltà. “L’incontro” rappresenta un confronto continuo tra due mondi e nasconde sempre la preoccupazione di subire un’intrusione nel nostro spazio personale; questa mentalità della “paura dell’intimità” è la base principale di numerosi conflitti che quotidianamente osserviamo anche nelle relazioni familiari. Soltanto la lenta conoscenza dell’altro può dare quelle rassicurazioni necessarie a farlo entrare nel nostro territorio accettandone anche le eventuali critiche (che vengono vissute come costruttive e non come accusatorie).

Le distorsioni dell’informazione o l’uso improprio della tecnologia aprono eo amplificano dei vuoti interiori e nel contempo vanno a riempire proprio quell’insicurezza lasciata dai bisogni inespressi (di cui si ha paura di parlarne al partner, agli amici, al medico, allo psicologo ecc. temendo di essere giudicati negativamente).

Nella coppia troviamo spesso “ampi silenzi” che mascherano la difficoltà a stabilire sia una relazione positiva con l’altro sia a riscoprire l’importanza di un cammino a due in un progetto comune.

L’utilizzo improprio della tecnologia potrà portare perciò a evitare “il confronto” e a rifugiarsi in un “incontro calcolato” con i nostri fantasmi, con i bisogni di plasmare la realtà esterna secondo schemi molto adolescenziali, ma nel tempo finirà per creare nuove frustrazioni. Gli amori senza amore portano al vuoto esistenziale e alla ricerca di sempre nuovi strumenti per coprire e prevenire la paura.

«Ho creato in me varie personalità. Creo costantemente personalità. Ogni mio sogno, appena lo comincio a sognare, è incarnato in un’altra persona che inizia a sognarlo, e non sono io. Per creare, mi sono distrutto; mi sono così esteriorizzato dentro di me che dentro di me non esisto se non esteriormente. Sono la scena viva sulla quale passano svariati attori che recitano svariati drammi…; così mi sono trasformato nella finzione di me stesso, a tal punto che ogni mio sentimento naturale, immediatamente, appena nasce, mi si trasforma in un sentimento dell’immaginazione: il ricordo sì trasforma in sogno, il sogno nel dimenticarmi di esso, il conoscermi nel non pensare a me…; nostalgia! Ho nostalgia perfino di ciò che non è stato niente per me, per l’angoscia della fuga del tempo e la malattia del mistero della vita. Volti che vedevo abitualmente nelle mie strade abituali: se non li vedo più mi rattristo; eppure non mi sono stati niente, se non il simbolo di tutta la vita…; alla fine di questa giornata rimane ciò che è rimasto di ieri e ciò che rimarrà di domani; l’ansia insaziabile e molteplice dell’essere sempre la stessa persona e un’altra» (F.Pessoa).

24 aprile 2009

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