Il Papa indica ai preti la via per «una nuova fecondità»

Nella Messa crismale celebrata nella basilica di San Pietro in Vaticano Benedetto XVI ha parlato della conformazione a Cristo, dello «zelo per le anime» e del «ministero dell’insegnamento» di Federica Cifelli

L’omelia integrale del Santo Padre
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La conformazione a Cristo. Il superamento di se stessi e la «rinuncia a quello che è solamente nostro» per mettersi a disposizione del Signore. Questo il cuore e il tratto distintivo del ministero sacerdotale sul quale Benedetto XVI si è soffermato questa mattina (5 aprile 2012), nell’omelia della Messa crismale presieduta nella basilica di San Pietro e concelebrata con i cardinali, i vescovi e i presbiteri presenti a Roma.

Una liturgia celebrata, nella mattina del Giovedì Santo, in tutte le chiese cattedrali, nella quale i sacerdoti rinnovano le promesse fatte al momento dell’ordinazione; quindi vengono benedetti l’olio dei catecumeni, l’olio degli infermi e il crisma. Come realizzare la conformazione a Cristo «nella situazione spesso drammatica della Chiesa di oggi»? Questa la domanda da cui ha preso le mosse la riflessione del Santo Padre. E il suo pensiero è andato immediatamente a «un gruppo di sacerdoti in un Paese europeo» che «ha pubblicato un appello alla disobbedienza che dovrebbe ignorare addirittura decisioni definitive del magistero, ad esempio circa l’ordinazione delle donne».

Ma la disobbedienza «è veramente una via per rinnovare la Chiesa?». La risposta, per il Pontefice, è Cristo: «Non la mia ma la tua volontà: questa è la parola che rivela il Figlio, la sua umiltà e insieme la sua divinità, e ci indica la strada». La gioia della fede, la radicalità dell’obbedienza, la dinamica della speranza e la forza dell’amore. Passa di qui la strada «per una nuova fecondità»: un rinnovamento che può partire solo, ha ribadito il Pontefice, dalla «conformazione a Cristo». Ad indicare il percorso, una grande schiera di «sacerdoti santi». E non poteva mancare, in questa schiera, il ricordo di Giovanni Paolo II, «che nell’azione e nella sofferenza ci è stato di esempio nella conformazione a Cristo come dono e mistero».

Due ancora le parole chiave indicate dal Santo Padre nell’ambito del rinnovamento delle promesse sacerdotali. Anzitutto «il ministero dell’insegnamento», che spetta ai sacerdoti in quanto «amministratori dei misteri di Dio», ha sottolineato citando san Paolo. Tanto più urgente in un momento storico segnato da un forte «analfabetismo religioso», di cui, ha ricordato ancora Benedetto XVI, hanno parlato in molti nell’incontro con i cardinali in occasione del recente concistoro. «Per poter amare Dio – ha sottolineato – dobbiamo sapere che cosa Dio ci ha detto; la nostra ragione e il nostro cuore devono essere toccati dalla sua parola». E un aiuto in questa direzione può venire proprio dall’Anno della Fede: un’occasione per «annunciare la fede della Chiesa con nuovo zelo e con nuova gioia». Non reclamizzando ma donando se stessi.

Sullo sfondo, l’altra parola chiave a cui ha fatto riferimento il Santo Padre: lo «zelo per le anime». Certamente, ha affermato, «l’uomo è un’unità, destinata con corpo e anima all’eternità. Ma questo non può significare che non abbiamo più un’anima. E come sacerdoti ci preoccupiamo dell’uomo intero». Delle necessità fisiche, certamente, «degli affamati, dei malati, dei senza tetto», ma «proprio anche delle necessità dell’anima dell’uomo». L’invito del Pontefice è ad occuparsene «con zelo». Le persone, ha continuato, «non devono mai avere la sensazione che noi compiamo coscenziosamente il nostro orario di lavoro, ma prima e dopo apparteniamo solo a noi stessi. Un sacerdote non appartiene mai a se stesso. Le persone devono percepire il nostro zelo».

5 aprile 2012

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