Insegnanti di religione, insieme per la scuola e per il mondo

Più di 600 docenti si sono ritrovati al Divino Amore per l’assemblea annuale. Al centro, l’educazione, missione difficile ma necessaria. Il 10 maggio l’incontro con il Papa di Filippo Morlacchi*

Un umorista francese ha detto che «il collega è un incompetente, che – incomprensibilmente – svolge il mio stesso lavoro». Per fortuna, non sempre la competizione e l’ostilità fra colleghi è così vivace, e il clima di collaborazione può sconfinare addirittura nella stima reciproca, nell’amicizia e nella fraternità. Grazie a Dio, mi sembra che nella recente assemblea degli insegnanti di religione cattolica di Roma si sia respirato proprio questo clima di affettuosa familiarità e di solidarietà gioiosa. L’incontro, che sabato 7 settembre ha visto radunati circa 650 insegnanti di religione presso il santuario romano del Divino Amore, si è svolto all’insegna della preghiera per la pace, secondo quanto chiesto da papa Francesco, in un’atmosfera di raccoglimento e condivisione.

L’incontro era programmato da tempo, ma solo pochi giorni prima il Santo Padre aveva indetto la giornata di digiuno e preghiera per la Siria, conclusasi con la commovente veglia in piazza San Pietro. Così, in quattro e quattr’otto, il programma della mattinata è stato modificato in linea con le indicazioni del Papa. La preghiera introduttiva è stata sostituita da una più corposa meditazione offerta da monsignor Marco Gnavi, parroco di Santa Maria in Trastevere e incaricato dell’Ufficio diocesano ecumenismo e dialogo. Prendendo spunto da una pagina evangelica di guarigione, don Marco ha condiviso alcuni ricordi personali di soggiorni in Medio Oriente e in altre terre martoriate da lunghe guerre, e ha messo in luce il ruolo decisivo degli insegnanti nel seminare il germe della pace nel cuore delle nuove generazioni. Successivamente io stesso ho preso la parola per presentare i tratti che mi sembra debbano contraddistinguere l’identità e la spiritualità dell’insegnante di religione cattolica.

L’argomento è stato scelto perché la Cei, in consonanza con gli orientamenti pastorali del decennio «Educare alla vita buona del Vangelo», ha espresso il desiderio di pubblicare una nota pastorale sul profilo dell’insegnamento della religione cattolica in questa stagione di permanenti trasformazioni nel mondo della scuola. Nel mio intervento ho voluto sottolineare una caratteristica che, a mio giudizio, non dovrebbe mai mancare all’insegnante di religione (e all’insegnante cattolico in genere): la disponibilità al servizio. Oggi che altre preoccupazioni e interessi economici più urgenti (almeno apparentemente) mettono ai margini l’attenzione alla scuola, ritengo che la prima testimonianza da offrire sia proprio quella di rimboccarsi le mani e accogliere di buon grado l’impegno scolastico, anche nei servizi più umili. Detto con un’immagine: alla fine di ogni cena rimangono sempre i piatti da lavare, e qualcuno deve pur dire “li faccio io”. Ritengo che, oggi più che mai, l’insegnante credente sia chiamato ad accollarsi spontaneamente la fatica di sporcarsi le mani e di lavorare generosamente, anche là dove altri si risparmiano volentieri lo sforzo. Il frutto non mancherà.

Il resto della mattinata è trascorso pregando nella luminosa chiesa del nuovo santuario. Dapprima l’adorazione eucaristica e il rosario, per impetrare il dono della pace dalla Madre di Dio; poi la Messa, presieduta dal vescovo Matteo Zuppi e celebrata secondo il formulario della Beata Vergine Maria, regina della pace. La preghiera, raccolta e intensa, ha certamente edificato la comunione tra gli insegnanti più di tante parole. E il clima di gioiosa fraternità, pur nella tristezza per la pace minacciata e le tante vittime della guerra, ha confortato tutti i presenti.

La Chiesa italiana sta finalmente tornando ad occuparsi di scuola: è una benedizione per tutti. Le comunità cristiane, le scuole cattoliche, gli insegnanti di religione e di altre discipline, le associazioni familiari e tutti coloro che si occupano di scuola stanno iniziando un cammino che condurrà alla grande manifestazione prevista per sabato 10 maggio alla presenza del Papa. «La Chiesa per la Scuola», dovrebbe essere lo slogan. Per dire alla società: educare è una missione difficile, ma necessaria. E soprattutto per dire: noi, noi Chiesa, ci siamo.

17 settembre 2013

*direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale scolastica e l’insegnamento della religione

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