Intramontabile Bohéme al Teatro dell’Opera

Assente dal Costanzi da quasi dieci anni, torna a Roma il capolavoro pucciniano nell’allestimento storico di Samaritani. In scena un grande cast diretto dall’americano James Conlon di Francesco d’Alfonso

Il fumo dei comignoli parigini. Un lume spento. Una cuffietta. Una vecchia zimarra. Una soffitta. Il vociare festoso del Quartiere Latino. La gioia di vivere. La nebbia di febbraio. Poi, nuovamente, la soffitta. E la morte. Oggetti e ambientazioni comuni, come in un quadro impressionista; e un gruppo di personaggi “quotidiani”, di giovani artisti squattrinati. Ecco «La Bohéme» di Giacomo Puccini, un’opera rivoluzionaria, dal sapore quasi cinematografico che, forte anche del libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, traina il melodramma nel Novecento.

La bohème - Teatro dell’Opera 2011

L’opera, sin dalla prima scena, sembrerebbe di colore naturalista: eppure, tanto nel linguaggio musicale quanto nel libretto, la lontananza dal verismo appare un dato di fatto. Non è un caso che Puccini avesse abbandonato l’idea di scrivere un’opera tratta da «La lupa» di Giovanni Verga, che tanto si prestava ad un rustico dramma di passioni e coltelli, per dedicarsi al soggetto del romanzo «Scène de la vie de bohéme» di Henry Murger; soggetto su cui già stava lavorando Ruggero Leoncavallo e che quindi provocò la nota vexata quaestio sulla primogenitura.

«Egli musichi – io musicherò. Il pubblico giudicherà», disse Puccini in un’intervista al Corriere della Sera del 23 marzo 1893: la sua Bohéme andò in scena a Torino nel 1869, quella di Leoncavallo a Venezia nel 1897. Nonostante il pubblico del debutto sia stato maggiormente favorevole alla seconda, «la Storia è rimasta fatalmente insensibile [a quella leoncavalliana”>, troppo inferiore a quella di Puccini» (D’Amico), che è invece divenuta una delle opere più rappresentate nel mondo.

Assente dal Teatro dell’Opera da quasi dieci anni, La Bohéme è tornata a Roma il 16 giugno e, a riprova di quanto sia amata dal pubblico, andrà in scena con dieci repliche fino al 26.
L’allestimento è quello storico – di grande bellezza visiva e forte fascino nella ricostruzione degli ambienti – firmato da Pierluigi Samaritani (scomparso nel 1994) e ripreso con la regia di Marco Gandini; i costumi sono di Anna Biagiotti. Sul podio dell’Orchestra del Teatro dell’Opera, il direttore newyorkeseJames Conlon, nome di prestigio nel panorama internazionale, che vanta un vastissimo repertorio lirico e sinfonico eseguito in tutti i più importanti teatri. Maestro del coro è Roberto Gabbiani.

Dopo leggendari cantanti che hanno interpretato il capolavoro pucciniano al Costanzi – come non ricordare Beniamino Gigli, Giacomo Lauri Volpi, Maria Caniglia, Licia Albanese, Magda Olivero, Mirella Freni? – un ottimo cast vocale è stato scritturato per vestire i panni dei protagonisti: Ramòn Vargas e Hibla Gerzmava (che si alterneranno con Stefano Secco e Carmela Remigio) nei ruoli di Rodolfo e Mimì; accanto a loro Vito Priante/Guido Loconsolo (Schaunard), Franco Vassallo/Luca Salsi (Marcello), Marco Spotti/Giovanni Battista Parodi (Colline), Patrizia Ciofi/Ellie Dehn (Musetta).

17 giugno 2011

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