Jean Vanier: «I disabili sono testimoni privilegiati di Gesù»
Il fondatore de “L’Arca” ha incontrato nella basilica lateranense i sacerdoti della diocesi, inaugurando il ciclo di incontri a loro dedicati per l’Anno della fede: «Offrire ai “poveri” la profezia della Chiesa» di Angelo Zema
«C’è uno squilibrio sempre più grande oggi tra il mondo dei deboli, degli anziani, dei malati di Alzheimer, e il mondo “attivo”. Ed è un momento straordinario per offrire la profezia della Chiesa e far scoprire una Chiesa dell’amore e della compassione». Jean Vanier, 84 anni ben portati, con la lucidità e l’umiltà di una fede vissuta tra i più poveri, lancia quest’appello ai sacerdoti della diocesi di Roma, proponendo la sua testimonianza nel primo degli incontri diocesani a loro dedicati per l’Anno della fede. «Un apostolo della carità», lo definisce il cardinale Vallini introducendo l’incontro.
Il fondatore di due realtà come “L’Arca” e “Fede e Luce” impegnate accanto ai disabili mentali, ormai diffuse in tutto il mondo, puntualizza: «Non si tratta di evangelizzare i poveri, perché sono loro ad evangelizzarci. Ci chiedono di lasciare i nostri troni di potere per incontrarli come testimoni di Gesù. Sono proprio loro i testimoni privilegiati di Gesù, e pochi lo sanno. Ma hanno difficoltà a trovare un posto nella Chiesa».
Jean Vanier parte dalla sua vita, quella di «un bambino della guerra», parla delle divisioni nel mondo, tra culture e religioni, ma anche «tra chi gode di buona salute e tra chi ha un handicap». Parlando di questi ultimi, dice: «Li ho visti sulle strade, molto spesso non li consideriamo come esseri umani, scherziamo su di loro, pensiamo che l’handicap sia una punizione di Dio». Ma Dio, aggiunge citando San Paolo, «ha scelto i folli e i deboli per confondere gli intellettuali e i potenti».
E anche Jean Vanier li ha scelti, ad un certo punto della sua vita. Ha scelto di vivere con Raphael e Philippe, uno malato di meningite e l’altro di encefalite, che avevano perso i loro genitori. Inizia da lì l’esperienza dell’Arca, ed è, sottolinea Vanier, la stessa epoca del Concilio. Il testo fondamentale dell’Arca, chiarisce, è quel passo evangelico in cui Gesù esorta ad invitare i poveri, gli storpi, gli infermi quando si decide di dare un banchetto. «È una beatitudine, ed è una porta per entrare nel regno di Dio».
“L’Arca” e “Fede e Luce”, spiega, «sono una scuola dove si impara ad amare». E amare, precisa, «non è fare del bene, ma è rivelare l’importanza e il valore dell’altro. Ciò richiede tempo, molti incontri, molti pasti, molte feste. E poco a poco il suo cuore cambia». “Comprendere” è la parola chiave. Anche verso la violenza dei giovani di oggi, afferma Vanier. «Oggi molti giovani sono violenti, compensano con la droga le loro sofferenze. Vanno compresi, non si deve pensare subito a convertirli».
“Comprendere”, dunque, come primo approccio di fonte al dolore dei disabili. «Sono le più oppresse e le più perseguitate nel mondo – dice Jean Vanier – in tutte le culture. E ciò è fonte di grandi sofferenze per le famiglie. Questo è il grido del povero, e va ascoltato. Se entriamo in relazione, possono cambiarci. Attraverso le loro ferite ci guariscono. È un mistero, ma è lo stesso mistero della croce di Gesù».
Importante è il ruolo della comunità. «Dalla vita in comunità vengo gradualmente purificato», osserva Jean Vanier. «Non è facile, ma è una liberazione». E il suo pensiero va anche alla sofferenza dei sacerdoti che non hanno una comunità. Ai sacerdoti che lo ascoltano rivolge un “grazie” per la loro fedeltà. «Le nostre comunità hanno bisogno di voi».
15 novembre 2012