La Casa del jazz, per un pubblico che cresce

In via di Porta Ardeatina, La Casa del jazz: un polo artistico e culturale unico in Europa. A 6 mesi dall’apertura, il bilancio del direttore artistico Luciano Linzi di Concita De Simone
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Il nuovo salotto romano della buona musica, ovvero La Casa del jazz, è in via di Porta Ardeatina 55, a due passi da Caracalla. Bene confiscato alla mafia e affidato al Comune di Roma, in cui il sindaco Veltroni ha voluto ospitare un luogo unico in tutta Europa, dove far convergere attività concertistiche, culturali e didattiche con lo scopo di favorire la diffusione e lo sviluppo della musica jazz. Per far questo, gli strumenti a disposizione sono tanti: un auditorium da 150 posti, per concerti, proiezioni, incontri; una caffetteria e un ristorante aperti al pubblico; una sala di registrazione e una foresteria per i musicisti. In più un ricco archivio audiovisivo multimediale e una biblioteca che raccoglie un’ampia documentazione di pubblicazioni italiane e straniere e materiale messo a disposizione dalle teche Rai, insieme a lettere, riviste, fotografie e altro ancora, derivante da donazioni di privati.
Direttore artistico è Luciano Linzi, veneziano di nascita, ex discografico (fondatore nel 1983 della Gala Records, passato poi dal 1990 al 2004 alla CGD East West, di cui è stato negli ultimi tre anni direttore generale) e personalità di rilievo nell’ambito del jazz italiano.

Luciano Linzi, a sei mesi dall’apertura della Casa del Jazz, tracciamo un bilancio, con uno sguardo al futuro.
Ci sentiamo ancora nella fase di rodaggio, anche se questo è stato importante perché l’attività concertistica e didattica, di divulgazione è stata fin da subito intensa. La risposta del pubblico è stata entusiasta, anche in occasione di presentazioni di appuntamenti sulla storia del jazz, sui grandi musicisti, con nostra sorpresa e soddisfazione. Il passaparola è sicuramente la migliore promozione e possiamo dire che ha funzionato anche con noi, essendo il pubblico in crescita progressiva.
Che valore ha questo progetto per Roma dal punto di vista culturale?
Lo scorso 27 settembre abbiamo ricevuto la visita del Presidente della Repubblica Ciampi. Un segnale importante per tutto il progetto, che ci arriva dalle istituzioni più alte. Il presidente, accompagnato anche da don Luigi Ciotti, dell’associazione Libera contro le mafie, ha ammirato il recupero della struttura, sottolineando quanto fosse importante dal punto di vista sociale. La musica jazz ha bisogno di questi conforti e noi cerchiamo di far capire quanto il jazz, soprattutto quello italiano, nel nostro caso, sia un tesoro culturale dal difendere, mettere in evidenza ed esportare.
Una delle iniziative proposte e molto apprezzate dal pubblico è stata quella degli aperitivi jazz ogni domenica alle 12 con concerti gratuiti. Come proseguirà?
È vero, è stata un’idea molto riuscita, che ha attirato un pubblico eterogeneo. Adesso stiamo studiando dei progetti per la domenica anche in altre fasce orarie. Gli ascoltatori di musica non sono solo quelli della sera. E per quanto possibile, cercheremo di proporre altri appuntamenti gratuiti, perché il nostro intento è di divulgare il jazz. Lo faremo prossimamente anche mediante proiezioni di film storici dedicati al jazz.
Sul vostro sito, segnalate anche i programmi degli altri locali dove si suona jazz a Roma: un grande “atto di generosità” in favore della concorrenza, per dire che il jazz in città è in forte rilancio. Come è cambiato il pubblico in questi ultimi anni?
Cerchiamo di valorizzare queste collaborazioni perché Roma ha un primato assoluto a livello nazionale, se non internazionale, dato che produce una serie di opportunità variegate legate a questa musica, da quella didattica – pensiamo all’Istituto Saint Louis o all’Università della Musica – a tutta l’attività concertistica dei numerosi club piccoli e grandi che danno spazio anche ai musicisti emergenti, per non parlare dell’Auditorium o dei grandi festival estivi.
Il pubblico è cresciuto tantissimo, sia numericamente che qualitativamente proprio grazie a queste proposte. A Milano invece, che ha contribuito a portare il jazz in Italia dal dopoguerra in poi, nell’ultimo decennio la situazione si è bloccata, fin a sopprimere il festival jazz di riferimento del nostro Paese, cosa piuttosto grave. Roma invece è in crescita e noi ne siamo e diamo testimonianza.

10 ottobre 2005

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