La Casa di Cristian ha una nuova sede

A Tor Fiscale i nuovi locali della struttura della Caritas che accoglie mamme e bambini in difficoltà, inaugurati dal cardinale Agostino Vallini: «È una testimonianza di amore per la vita» di Maria Elena Rosati

Una casa che accoglie, una famiglia che cura: è la Casa di Cristian, struttura della Caritas dedicata all’accoglienza di mamme e bambini in difficoltà, che ha ricevuto ieri, domenica 23 settembre, la visita del cardinale Agostino Vallini, in occasione dell’inaugurazione della nuova sede di via Anicio Paolino, a Tor Fiscale. Una casa famiglia, un centro di prima accoglienza, ma soprattutto «una testimonianza di amore per la vita – ha detto il cardinale durante l’inaugurazione – di cui siamo fieri e da cui dobbiamo imparare. Queste donne coraggiose, che hanno fatto vincere la vita, sono espressioni grandi dell’amore di Dio Padre». Il cardinale ha visitato i locali della struttura e salutato la mamme e i bambini ospiti, e ha donato alla casa un’immagine della Madonna della tenerezza, per ricordare alle mamme presenti che «anche se siete sole, nonostante le difficoltà, voi siete espressione della tenerezza di Dio».

Nata nel gennaio 2001, Casa di Cristian attualmente ospita 11 nuclei familiari, italiani e stranieri, per un totale di circa 30 persone tra mamme e bambini. «Le mamme possono presentarsi spontaneamente – ha spiegato la responsabile Cristina Manzara – non c’è intermediazione dei servizi sociali. Accogliamo tutti, perché di fronte al bisogno non ci sono parametri di scelta». La struttura offre riparo dalla strada e soccorso nella precarietà; qui, in un tempo che varia da sei mesi a due anni in base alle esigenze, le mamme possono fermarsi e iniziare a gettare le basi per un progetto di autonomia. Non un punto di arrivo, dunque ma l’inizio di un cammino di recupero e ricostruzione della vita e della dignità, che pone sempre al centro il bambino. «Quando arrivano qui, i piccoli sono spaventati, e lontani dai loro punti di riferimento – ha continuato Manzara –. Per tutelarli, cerchiamo di garantire un ambiente ludico – ricreativo sereno, e di ricostruire una rete affettiva di sostegno».

Un lavoro portato avanti da un’equipe di operatori, e da un gruppo di volontari che a turno offrono il loro servizio; l’obiettivo: essere segno di speranza per i più piccoli e di riscossa per i grandi. Le difficoltà non mancano, come ha spiegato Marianna Giordano, operatrice da un anno presso la struttura: «Infondere fiducia di fronte a certe situazioni è difficile, ed è impossibile per le persone che ospitiamo dimenticare il passato: cerchiamo di aiutare queste donne a ritrovarsi, a recuperare la dignità e a sentirsi madri, oltre la violenza, i disagi e le sofferenze che hanno vissuto». Patrizio Lazzari, volontario da due anni, ha sottolineato invece l’importanza del concetto di famiglia legato alla struttura: «Si vive come in famiglia, anche se la convivenza di persone di culture diverse,con tanti disagi alle spalle, non è sempre facile; questo è l’aspetto più bello: ciascuno di noi offre aiuto e cura, ricevendo in cambio molto di più».

Tra le mura di questa singolare “Casa” nasce un segnale di speranza e di amore, ma anche un modello che vuole educare alla solidarietà: «È doveroso aiutare e sostenere le donne che scelgono di difendere la vita anche nella difficoltà – ha sottolineato monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas diocesana –. Strutture come questa sono piccoli segni d’amore, risposte a difficoltà che abbiamo visto da vicino: la speranza è che a Roma sorgano altre iniziative simili per dare sostegno e accoglienza a chi vive nel disagio».

24 settembre 2012

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