«La fede, grande fattore unificante»

Il discorso del Papa ai vescovi italiani. Apprezzamento per il Family Day e, per i giovani, appuntamento a Loreto di Angelo Zema
Il testo integrale dell’intervento del Pontefice

«La necessità di un irrobustimento della formazione cristiana mediante una catechesi più sostanziosa; l’impegno costante di mettere Dio sempre più al centro della vita delle nostre comunità; grande cura per le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, come anche la sollecitudine per la formazione permanente e per le condizioni in cui vivono e operano i sacerdoti»: sono le principali urgenze della Chiesa italiana che Benedetto XVI ha ricordato oggi, giovedì 24 maggio, ai vescovi italiani riuniti per l’assemblea plenaria numero 57. A fianco di «consolanti realtà positive» emerse durante la recente visita “ad limina” da cui «ho imparato la geografia interiore dell’Italia», ha affermato, «in Italia la fede è viva e profondamente radicata e la Chiesa è una realtà di popolo, capillarmente vicina alle persone e alle famiglie. La fede cattolica e la presenza della Chiesa – ha detto – rimangono il grande fattore unificante di questa amata nazione ed un prezioso serbatotio di energie morali per il suo futuro».

Il Papa ha quindi ricordato «il peso di una cultura improntata al relativismo morale, povera di certezze e ricca invece di rivendicazioni non di rado ingiustificate». Da qui l’appello ai presuli: «Come vescovi italiani voi avete una precisa responsabilità non solo verso le Chiese a voi affidate ma anche verso l’intera nazione. Nel pieno e cordiale rispetto della distinzione tra Chiesa e politica non possiamo non preoccuparci infatti di ciò che è buono per l’uomo, creatura e immagine di Dio: in concreto, del bene comune dell’Italia».

Una «chiara testimonianza di questa attenzione» è, per il Pontefice, la Nota del Consiglio episcopale permanente della Cei riguardo alla famiglia fondata sul matrimonio e alle iniziative legislative in materia di unioni di fatto. Apprezzamento per il “Family Day”, la manifestazione del 12 maggio scorso in piazza San Giovanni a Roma, che «ha confermato come la famiglia stessa sia profondamente radicata nel cuore e nella vita degli italiani». «Questo evento – ha sottolineato Benedetto XVI – ha certamente contribuito a rendere visibile a tutti quel significato e quel ruolo della famiglia nella società che ha particolarmente bisogno di essere compreso e riconosciuto oggi, di fronte a una cultura che si illude di favorire la felicità delle persone insistendo unilateralmente sulla libertà dei singoli individui. Pertanto ogni iniziativa dello Stato a favore della famiglia come tale non può che essere apprezzata e incoraggiata».

Importante per il Santo Padre è anche l’attenzione «ai veri bisogni della gente» che «si esprime nel servizio quotidiano alle molte povertà, antiche e nuove, visibili o nascoste». «Un servizio – ha aggiunto – nel quale si prodigano tante realtà ecclesiali, a cominciare dalle vostre diocesi, dalle parrocchie, dalla Caritas e da molte altre organizzazioni di volontariato. Insistete, cari fratelli vescovi, nel promuovere e animare questo servizio».

Riferendosi al Convegno ecclesiale di Verona, il Papa ha esortato i presuli a proseguire il cammino intrapreso e si è detto «lieto» per l’approvazione della Nota pastorale che ne rilancia i frutti, in particolare «quel “grande sì” che Dio in Gesù Cristo ha detto all’uomo e alla sua vita, all’amore umano, alla nostra libertà e alla nostra intelligenza: in quel “sì” si riassume il senso stesso del Convegno. È molto importante che quello spirito di comunione e quella volontà di testimonianza missionaria che hanno animato e sostenuto il cammino preparatorio e poi la celebrazione del Convegno continuino ad alimentare la vita e l’impegno multiforme della Chiesa in Italia».

Il Papa ha quindi invitato i vescovi ad «abbracciare la prospettiva di evangelizzazione»: «Si tratta di annunciare e testimoniare il medesimo Gesù Cristo, sia ai popoli che si stanno per la prima volta aprendo alla fede, sia ai figli di quei popoli che ora vengono a vivere e a lavorare in Italia, sia anche alla nostra gente, che a volte si è allontanata dalla fede» ed è «sottoposta alla pressione di quelle tendenze secolarizzatrici che vorrebbero dominare la società e la cultura in questo Paese e in tutta l’Europa». Il Santo Padre ha infine ricordato l’incontro a Loreto (settembre 2007) con i giovani. «Sappiamo bene che la formazione cristiana delle nuove generazioni è il compito forse più difficile, ma sommamente importante che sta davanti alla Chiesa. Andremo a Loreto perché la Vergine Maria li aiuti ad innamorarsi sempre più di Gesù Cristo».

24 maggio 2007

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