La prima spiaggia incantata: gli amori nell’adolescenza

di Angelo Peluso

Si è scritto tanto sull’adolescenza e sull’importanza di queste prime relazionalità significative che rappresentano in modo simbolico il passaggio dal mondo infantile al mondo adulto, anche se spesso ci troviamo di fronte a profonde contraddittorietà: da una parte cominciare a sentirsi troppo grandi e autonomi e dall’altro manifestare in mille occasione il bisogno di protezione e rassicurazione.

L’affettività è certamente l’aspetto più eclatante che coinvolge il giovane e ha ripercussioni anche sulla famiglia: toccare l’emozione dei primi amori crea contemporaneamente non poche crisi nei genitori.

L’innamorare e l’innamorarsi sono un aspetto fondamentale su cui si costruire l’identità personale e quella più specificatamente legata alla sessualità: il sentirsi accettato come maschiofemmina dall’altro rappresenta simbolicamente “l’entrata” nel mondo dei grandi e una conferma alla propria identità personale. Il romanticismo è il segno più evidente del ruolo da adulto che l’amore sta modellando.

L’immagine interiore della coppia nell’adolescenza propone ancora una volta uno specchio della situazione genitoriale sia come modello da imitare sia come modello da cui fuggire . A questo si aggiungono delle implicite “regole adulte” – dall’esclusività del rapporto al “per sempre con te” – che rispecchiano una forte rigidità interiore di riferimento poi contraddetta clamorosamente dai fatti. L’amore è senza aspettative chiare, ma attraversa un’inevitabile fase di egocentrismo in cui fa emergere la centralità dei bisogni personali che diventano “bisogni di coppia”.

Il nostro compito pedagogico non è quello di raffreddare gli entusiasmi e nemmeno quello di far mettere i piedi in terra: dobbiamo solo spingere i giovani a capire l’importanza della chiarezza delle aspettative dal rapporto, il valore profondo della sessualità e su cosa significhi realmente costruire una coppia a cominciare dal giusto equilibro degli adattamenti vicendevoli.

A questo va aggiunto il grande esempio che l’adulto – dal genitore all’insegnante – deve dare con comportamenti opportuni. Non dimentichiamo che con molti adulti non aiutano affatto i giovani proprio per certi atteggiamenti che assumono.

Ho constatato quanta pericolosità hanno per esempio certi comportamenti di adolescenzialità di alcuni genitori. Genitori di questo tipo inducono nell’adolescente l’idea dell’importanza dell’“apparire” e creano confusione interiore sui diversi ruoli che ognuno deve ricoprire.

Se da un parte alcuni adolescenti restano turbati da genitori adolescenziali, dall’altra alcuni mettono in atto veri e propri comportamenti di rivolta fino a sfiorare l’asocialità. Al genitore fuori contesto, alcuni contrappongono dei veri e propri acting out sessuali.

È quindi fondamentale come i genitori vivano l’adolescenza dei figli e i loro amori: necessita favorire questi stati emotivi e lo svincolo familiare sia per aiutarli a mettere le prime basi al loro futuro nido d’amore sia per ritrovare loro stessi un nuovo equilibrio di coppia.

Attenzione perciò a quei pericoli di “vivere” gli amori dei figli in prima persona dando consigli e suggerimenti certamente non adeguati ai tempi attuali e alla personalità del singolo.
Quando l’amore bussa nell’adolescenza si accendono altresì i confronti col gruppo dei pari e coi mass media soprattutto con quei modelli vissuti come vincenti: ancora una volta il compito prioritario dell’educatore è quello di favorire la creatività individuale e aiutare i giovani a non essere intrappolato da ruoli inautentici.

L’adolescenza è una fase magica proprio perché manifesta in modo limpido gli stati affettivi nella continua conflittualità tra il capire se stessi e capire il mondo, guardare ai genitori a volte come amici e a volte come sconosciuti, l’euforia dei primi amori e i drammi del primo addio.

18 settembre 2009

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