La Sacra Bibbia in mostra

Dal rotolo di Ester alla riproduzione della volta della Cappella Sistina: fino al 15 novembre al Seminario Maggiore di Giulia Rocchi

«La Bibbia è il libro più venduto e più letto da tutti, anche perché, quando si sanno i gusti dei lettori… La Bibbia è l’unico libro e l’unico esempio in cui l’autore del libro è anche l’autore dei lettori». Con questa frase di Roberto Benigni si apre la mostra “Canonici ed apocrifi, dalla Genesi all’Apocalisse: la Bibbia a Roma”, fino al 15 novembre al Seminario Maggiore.

La storia dell’Antico e del Nuovo Testamento attraverso esemplari originali, riproduzioni, pannelli. «È esposto il rotolo di Ester (nella foto a lato), pergamena del XIX secolo utilizzata nella liturgia sinagogale – dice monsignor Andrea Lonardo, direttore dell’Ufficio catechistico del Vicariato e curatore della mostra -, o il Codice di Leningrado in fac-simile fotografico, il più antico completo manoscritto della Bibbia in ebraico».

Ma si può ammirare anche «una delle 450 copie esistenti del Codice Vaticano, perfettamente uguale all’originale». Sulle pagine gli stessi buchi e le stesse macchie del prezioso libro custodito nella Biblioteca Vaticana. «Per questo è conosciuto come “Codice Vaticano” – spiega monsignor Lonardo -; in realtà si tratta della più antica copia della Sacra Scrittura in greco, nota come “Bibbia dei LXX”». Un nome curioso. «Secondo la leggenda – racconta don Andrea – il testo ebraico fu tradotto in greco da 70 rabbini di Alessandria d’Egitto. Per lavorare si chiusero in 70 stanze diverse ma alla fine le traduzioni risultarono identiche l’una all’altra. Segno che erano state ispirate da Dio».

Si scoprono storia e tradizioni, durante la visita alla mostra. E si impara anche qualcosa in più sulla nostra fede cristiana. «La quarta sezione è dedicata alla “storia degli effetti”, per dirla con Gadamer», illustra il direttore dell’Ufficio diocesano. Poi spiega meglio: «Ogni libro produce degli effetti su chi lo legge, sulla cultura nella quale si va a inserire. Ancor di più la Bibbia, che ha influito molto, ad esempio, sulla storia dell’arte». Se in altre religioni è vietato realizzare immagini di Dio, nel cristianesimo, proprio perché il Signore si è fatto uomo, è invece giusto rappresentarlo. «Le immagini per i cristiani – sancì il secondo concilio di Nicea – non solo sono possibili, ma sono obbligatorie». Ecco, allora, che in mostra si vede una riproduzione della volta della Cappella Sistina di 9 metri per 3. I visitatori possono così ammirare più da vicino le storie della Genesi dipinte da Michelangelo, anche se soltanto in copia. «Abbiamo esposto pure alcuni scatti della Roma moderna, legati a personaggi biblici che hanno calcato quei luoghi – dice don Andrea -. Come la Curia del Senato, dove Erode il Grande ha ricevuto il regno, o il Tevere, in cui San Pietro battezzò i primi cristiani».

Si parla di Roma e non può mancare il riferimento a San Paolo, nell’anno in cui si celebra il bimillenario dalla sua nascita. L’Apostolo delle genti è infatti stato protagonista dell’inaugurazione della mostra, venerdì sera, con la relazione di don Giancarlo Biguzzi, docente di Esegesi neotestamentaria alla pontificia Università Urbaniana. «A spiegare Paolo – esordisce il professore – non sono né Tarso, né Gerusalemme, né Antiochia di Siria, ma soltanto Damasco. L’episodio di Damasco è infatti la visione del Risorto e, come tale, è fondamento dell’apostolicità di Paolo». L’incontro con Gesù rappresenta per Saulo, persecutore di cristiani, una vera «conversione, cioè un capovolgimento di valori». Da quel momento in poi la sua vita cambia, inizia la sua missione di evangelizzatore. L’«evento di Damasco» è dunque uno spartiacque nella storia dell’apostolo e un monito per tutti i fedeli: «È l’invito rivolto a noi a tornare sempre, di nuovo, alla nostra vocazione».

11 novembre 2008

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