La terra come madre di tutte le innovazioni

Un’associazione, inserita in un movimento nato in Francia una decina d’anni fa, intende promuovere la produzione biologica e/o biodinamica. Una sfida per il futuro anche attraverso villaggi ecologici di Fabio Salviato

In Francia è attiva da una decina d’anni una Fondazione dal nome emblematico, “Terre de Liens”: terra di legami. L’iniziativa, partita da un coltivatore olandese trasferitosi in Francia, Sjoerd Wartena, si prefigge di acquistare aziende agricole per sviluppare un’agricoltura biologica o biodinamica. In cinque anni di attività la Fondazione ha raccolto circa 25 milioni di Euro che sono serviti per l’acquisto di un centinaio di fattorie; altre fattorie sono state donate alla fondazione, che ha contribuito a creare circa 200 nuovi posti di lavoro nel settore dell’agricoltura.

L’idea tende inoltre a “contrastare” un fenomeno in atto in tutto il mondo, cioè la progressiva concentrazione delle terre nelle mani di pochi, lo sviluppo crescente dei latifondi a scapito dei piccoli contadini, spesso condannati a vendere il proprio appezzamento di terreno a grandi proprietari. Un ritorno quindi alla terra, da parte di giovani o meno giovani, non solo nell’ottica di una produzione rispettosa dell’ambiente e della natura, ma anche per permettere la ridistribuzione delle terre anche nei confronti dei piccoli coltivatori.

La terra, il suo rispetto, la sua gestione, rappresentano la sfida all’attuale sistema economico. Recuperare un rapporto che vede il 10% delle persone più ricche del pianeta possedere l’80% delle terre coltivabili, rappresenta una priorità. Nel prossimo decennio, entro il 2020 la popolazione mondiale raggiungerà i 9 miliardi di persone; diventerà quindi fondamentale non solo immaginare un’equa distribuzione delle terre, ma anche un uso corretto e responsabile delle stesse, che possa permettere a tutte le persone che vivono su questo pineta pari opportunità.

È per questo che il movimento “Terre de liens”, nato in Francia e sviluppatosi in Belgio, Olanda, Germania, si sta sviluppando anche in Italia. È stata costituita una associazione, “Terre Future”, che ha in questa fase l’obiettivo di raccogliere tutte le organizzazioni e le persone interessate al recupero della terra, attraverso l’acquisto di terreni per la creazione di aziende agricole che implementino una produzione biologica e/o biodinamica.

“Terre Future” cercherà di allargare l’orizzonte anche a contesti più ampi, i villaggi ecologici, vere e proprie “cellule” positive e propositive, capaci di diffondere una nuova cultura dell’ospitalità, dell’accoglienza e della solidarietà. Anche i villaggi ecologici saranno fondamentali per contribuire alla definizione di un pensiero economico nuovo, non più basato sullo sfruttamento e sulla massimizzazione del profitto, ma che sappia rimettere al centro i bisogni veri e reali dell’uomo e della donna e, attraverso un rapporto nuovo con la terra possa creare quell’armonia così importante, se non fondamentale, per recuperare quel rapporto di fiducia e solidarietà necessari per uscire da questa fase di crisi.

Non possiamo immaginare uno sviluppo infinito in un mondo finito, dobbiamo lasciarci alle spalle gli errori del passato e procedere velocemente verso l’adesione massiccia e consapevole nei confronti di questo tipo di progettualità. La terra come la madre di tutte le innovazioni.

In questi mesi si è costituito un comitato promotore e quindi faccio un appello a tutte le persone interessate a contattarmi, affinché possano anche loro contribuire ad avviare una fase costituente inviando una e-mail a fsalviato@bancaetica.com.

Se sogniamo o immaginiamo il futuro dei nostri figli, non possiamo che aderire ad una proposta che cerca di riportare al centro dei nostri bisogni un’economia fatta di relazioni reali, fatta di emozioni. “Terre Future”, una associazione che contribuirà ad aiutare e formare una generazione di giovani che ritorneranno ad amare e rispettare la terra, la natura e l’ambiente che ci sta intorno.

28 febbraio 2012

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