La veglia di preghiera a sostegno dei precari
Nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme l’iniziativa di Cisl, Acli e Mlac di Roma a trent’anni dalla “Laborem Exercens”. La concezione cristiana del lavoro l’unica capace di orientare di Michela Altoviti
La riflessione e il silenzio orante hanno riempito, ieri sera (martedì 10 maggio 2011), la basilica di Santa Croce in Gerusalemme. A trent’anni dalla Laborem exercens, enciclica sociale di Giovanni Paolo II, la Confederazione italiana dei sindacati dei lavoratori (Cisl), le Associazioni cristiane dei lavoratori (Acli) e il Movimento cristiani lavoratori (Mcl) di Roma hanno organizzato una veglia di preghiera, presieduta dal vescovo ausiliare Paolo Schiavon. Un evento dedicato soprattutto ai giovani e a quanti soffrono il disagio della precarietà del lavoro, promosso a livello nazionale nelle singole diocesi in memoria del beato “Papa operaio”.
Proprio ricordando l’esperienza diretta in fabbrica di Karol Woytjla, don Walter Insero, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale sociale, ha introdotto la veglia. Da giovane, infatti, Giovanni Paolo II lavorò alla Solvay in Polonia, per quattro anni, e il 19 marzo 1982 vi ritornò, in qualche modo, visitando lo stabilimento di Rosignano, in provincia di Livorno. In quell’occasione pronunciò parole importanti e significative: «La Chiesa ha molto da dire all’uomo del lavoro: non nelle questioni tecniche, ma nelle questioni fondamentali e nella difesa della dignità e dei diritti dei lavoratori. Essa proclama che la dignità del lavoro fa parte della dignità dell’uomo». Quindi, don Insero ha spiegato il senso profondo della veglia: «Siamo qui a pregare per tutti i lavoratori, in particolare per quanti ancora cercano un’occupazione e per le loro famiglie. Desideriamo inoltre metterci in ascolto della Parola di Dio per rispondere, sulla scia di Giovanni Paolo II, dono grande per tutti, alla sua chiamata alla santità».
Cinque i brani declamati, tratti dal Nuovo Testamento e abbinati ad altrettanti stralci di encicliche sociali di Giovanni Paolo II (Centesimus annus, Laborem exercens) e di Benedetto XVI (Caritas in veritate). Cinque i rispettivi temi sottoposti alla riflessione e alla meditazione: il senso antropologico del lavoro, il diritto dei giovani a un’occupazione, il lavoro quale fondamento della vita familiare, lo sviluppo sociale come condizione da garantire a ciascuno, i valori di solidarietà e responsabilità.
A una maggiore responsabilizzazione, specie delle istituzioni, ha invitato, nel suo saluto, il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni: «Affinché il Paese viva un clima più sereno, capace di offrire un’economia florida e più posti di lavoro», perché «il lavoro – ha insistito – è lo strumento che ciascuno deve possedere per esprimere la propria intraprendenza e intelligenza».
Nella meditazione conclusiva, monsignor Schiavon ha auspicato che «questa veglia di preghiera sia un’occasione di crescita spirituale, nel ricordo della grande enciclica di Giovanni Paolo II e della sua persona, indimenticabile». Il presule ha evidenziato come nella Laborem exercens il Pontefice abbia chiesto che «la spiritualità cristiana del lavoro diventi sempre più un patrimonio comune», contrapponendosi a una concezione puramente funzionale, fatta di semplici mansioni, di competizione e di arrivismo. Questi elementi «non sono che le conseguenze del peccato che i cristiani sono chiamati a contrastare – ha aggiunto – a costo di sforzi immani. Senza tale impegno, la società sarà sempre meno umana». La concezione cristiana del lavoro, quindi, come «capace di orientare i momenti di buio attraverso la riflessione culturale, come quella che fu del Papa operaio polacco».
11 maggio 2011