Le “Matite colorate” tra musica e solidarietà
Il progetto realizzato con l’Ufficio catechistico e il cd “Svegliati Francesco” a sostegno di un orfanotrofio di Kabul di Laura Badaracchi
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Qualche nota strimpellata alla chitarra, poi gli accordi si accompagnano alle parole e nascono le canzoni. È nata dalla passione per la musica del monaco cistercense Luca Zecchetto la storia delle “Matite colorate”, coro della parrocchia di Santa Croce in Gerusalemme. Una gestazione che ha mosso i primi passi ufficiosi nel ’93, per ufficializzarsi nel ’99, a pochi mesi dal Giubileo. «I primi canti sono scaturiti intorno al mio fare musica sulla Parola di Dio, nei momenti di festa della comunità parrocchiale: dalle prime Comunioni alle gite». E il coro multietnico e multireligioso, diretto dal maestro Germano Neri, ha ingrossato le fila anno dopo anno, fino ad arrivare a una cinquantina di bambini e ragazzi tra i 5 e i 14 anni, di varie nazionalità: oltre agli italiani, ci sono anche filippini, srilankesi, russi, polacchi, latinoamericani, di altre confessioni cristiane. Per loro padre Luca ha composto un centinaio di brani, animato da «una finalità educativa e ricreativa allo stesso tempo. La sfida è diventare professionisti, con l’impegno di fondo di cantare e fare musica insieme coinvolgendo anche le famiglie, comunicando anche agli altri quello realizziamo». Infatti le “Matite” – che hanno già realizzato 7 cd, compresi i singoli – hanno allargato progressivamente i loro orizzonti: alle altre parrocchie romane, alla diocesi e a progetti di solidarietà estesi a macchia d’olio.
«Abbiamo elaborato un progetto, in collaborazione con l’Ufficio catechistico della diocesi, che proponiamo a gruppi, movimenti, comunità: un concerto gratuito da realizzare nelle loro parrocchie e luoghi d’incontro per meditare la Parola di Dio attraverso i canti, preceduti da un’introduzione composta con le parole di Giovanni Paolo II, a cui vogliamo rendere il nostro omaggio», riferisce padre Zecchetto. Il filo rosso delle esibizioni? “Padre nostro ascoltaci”, il titolo scelto per lo spettacolo che diventa preghiera, approdato negli ultimi mesi a San Leone Magno e San Giuseppe Artigiano. E già si pensa al prossimo canto da eseguire in occasione della Festa diocesana dei cresimandi, in primavera. Ma le “Matite” propongono anche ai fedeli romani di visitare la loro basilica parrocchiale, dove è sepolta Antonietta Meo, la piccola beniamina dell’Azione cattolica scomparsa a 6 anni per un tumore, di cui è in corso la causa di beatificazione. L’Acr diocesana, con 300 ragazzi, le ha reso omaggio “andandola a trovare” la prima domenica d’Avvento. «Puntiamo a far conoscere il Vangelo dei bambini, la santità dell’infanzia, anche attraverso il pellegrinaggio a Santa Croce, la visita alla tomba e alla mostra su Nennolina», spiega il responsabile del coro.
Alle collaborazioni “laiche” (con Gigi D’Alessio, con il programma “Domenica in” nella realizzazione della sigla del contenitore condotto da Pippo Baudo) le “Matite” affiancano un’attività concertistica in tutta Italia. Pensando in modo privilegiato alla liturgia e alla catechesi, per affiancare al cd un sussidio cartaceo con i riferimenti biblici dei brani eseguiti. L’ultima loro fatica, “Svegliati Francesco”, guarda all’Afghanistan: parte del ricavato proveniente dalle vendite sarà devoluto a sostegno dei bambini dell’orfanotrofio “House of flowers” (Casa dei fiori) di Kabul. Il centro è nato dall’impegno di Susanna Fioretti, delegato della Croce rossa italiana in Afghanistan, e di Mostafa Vaziri, medico e antropologo iraniano di religione islamica, che con sua moglie Alison segue gli orfani e che in una lettera destinata al coro ha definito l’iniziativa “un bellissimo e significativo gesto di pace”. In passato le “Matite” hanno eseguito l’inno dell’infanzia missionaria, composto da padre Luca; alcuni canti sono stati tradotti in arabo e vengono utilizzati in Libano, altri in lingua albanese. Oggi pensano di utilizzare questo cd – in cui vengono richiamati i valori della fratellanza fra i popoli e le religioni – per promuovere un itinerario di dialogo sulla pace. «È in corso di definizione un accordo con l’Opera romana pellegrinaggi – annuncia il responsabile del coro -. Vorremmo cantare questi brani a Compostela e a Gerusalemme, coinvolgendo le istituzioni e i cori locali composti da bambini. L’idea è di mettersi in cammino tutti insieme, per dialogare e incontrarsi».
13 dicembre 2005