Le nuove povertà ai centri d’ascolto
Presentato all’inizio di luglio il rapporto «Le cifre dell’accoglienza»: una fotografia degli utenti dei servizi Caritas del Lazio. Le richieste più numerose da donne immigrate, separati, anziani di Alberto Colaiacomo
Giovani donne straniere che chiedono lavoro, uomini di mezza età alla ricerca di un alloggio dopo la separazione e anziani che domandano un sostegno economico o beni di prima necessità. È la fotografia degli utenti dei Centri di ascolto delle Caritas del Lazio che emerge da «Le cifre dell’accoglienza», il rapporto presentato venerdì 8 luglio a Roma. Il dossier informativo è stato realizzato con i dati dell’attività svolta nel 2010 dalle Caritas diocesane dei cinque capoluoghi di provincia e di quelle delle diocesi di Porto-Santa Rufina, Albano, Tivoli, Civitavecchia e Montecassino. Per Roma, i dati riportati, oltre la metà dell’intero campione, considerano soltanto l’attività dei centri di ascolto parrocchiali. «Si tratta di un’indagine – ha spiegato il vescovo Armando Brambilla, delegato per la pastorale della carità dalla Conferenza episcopale del Lazio – non finalizzata alla mera conoscenza ma capace di raccontare il vissuto quotidiano di un incontro tra l’amore di Dio e realtà spesso nascoste agli occhi dei più».
Oltre 9.300 le persone che si sono rivolte ai centri lo scorso anno: il 50,5% nelle parrocchie romane, il 14% a Latina e Viterbo, il 12% a Frosinone e il 9% a Rieti. Per i due terzi degli utenti (6.668) è stato possibile ricostruire un profilo socio-demografico, con il dettaglio delle domande di aiuto, e su questi si è concentrato lo studio. Oltre 35 mila richieste pervenute, in media più di 5 per ogni utente. Complessivamente, le donne sono il 77%, circa 5 volte di più dei maschi, ma la loro richiesta media è circa 1,6 volte più bassa. Il 60% dei bisogni sono stati espressi da utenti con meno di 45 anni mentre sono minime le domande pervenute dagli over 65. Gli stranieri sono circa 3 volte di più degli italiani ma anche per loro la media delle richieste è più bassa.
I beni e servizi materiali (alimenti, vestiti, accompagno) sono stati tra le richieste più diffuse (66%) alle quali, molto spesso, ne venivano associate altre: consulenze e segretariato sociale (14%), lavoro (9%), alloggio, piccole somme di denaro, assistenza sanitaria e istruzione. In base a tali indicazioni, il report definisce tre tipologie di utenti. La categoria più vasta è quella delle giovani donne straniere, generalmente coniugate o con un compagno, che chiedono aiuto su più aspetti: ricerca di lavoro, istruzione, alloggio, beni materiali, sostegno nell’accudire i figli. Situazioni, spiegano i ricercatori della Caritas, «difficilmente risolvibili se non all’interno di un processo di inclusione sociale». Il secondo gruppo comprende prevalentemente gli italiani, più spesso uomini che donne, con un’età superiore ai 55 anni. Si tratta di una tipologia di utenza in aumento dovuta soprattutto alla crisi economica e alla disoccupazione. Famiglie che si trovano ad affrontare crisi momentanee senza avere adeguato sostegno sociale e familiare: la perdita del lavoro, la vedovanza, separazioni o problemi di salute. Un terzo profilo, il meno numeroso ma «sempre più presente in indagini di questo tipo», riguarda uomini separati e divorziati, tra i 45 ed i 55 anni, in cerca di un alloggio. Persone che, pur potendo contare su un reddito minimo, non riescono a far fronte alle spese per l’abitazione.
«Il nostro è uno studio-racconto, perché affianca ai metodi della ricerca scientifica la qualità di dati unici, raccolti nel contatto diretto con le persone», ha spiegato Fabio Vando, coordinatore della ricerca e responsabile dell’Osservatorio povertà della Caritas di Roma. «Attraverso la rilettura dei dati – ha osservato – è stato possibile ripercorrere storie concrete di persone che cercano un aiuto nella comunità ecclesiale».
11 luglio 2011