L’ultimo saluto della Garbatella a padre Guido Chiaravalli

Sacerdote oratoriano, è morto a 87 anni dopo sessant’anni ininterrotti di servizio alla parrocchia di San Filippo Neri in Eurosia, in via delle Sette Chiese. Ai funerali c’erano tutti i suoi “ragazzi” di Elisa Storace

«Roma ha il Colosseo, la Garbatella aveva e avrà sempre padre Guido». È commosso Enzo, proprietario della storica pasticceria del quartiere, mentre pronuncia questa frase affettuosamente esagerata. Un eccesso di sentimento che, in modo evidente, accomuna anche tutti gli altri, oltre millecinquecento, che la mattina del 24 aprile hanno voluto essere presenti a San Filippo Neri in Eurosia per i funerali di padre Guido Chiaravalli, sacerdote oratoriano, morto a 87 anni dopo sessant’anni ininterrotti di servizio alla parrocchia di via delle Sette Chiese.

Parroco e poi viceparroco a San Filippo fin dagli anni ‘50, padre Guido era stato anche insegnante nella vicina scuola media dell’Istituto Cesare Baronio. Così a salutarlo c’erano intere generazioni di suoi ex studenti, che si sono dati la voce. Su facebook, quando è stata diffusa la notizia della sua scomparsa, parlando delle esequie, Pasquale scriveva: «Domani ci saranno i bambini di 30 anni fa, come me, e quelli di oggi. E padre Guido ci farà l’ultimo regalo: ci farà incontrare tutti…». Ed effettivamente così è stato, ma di ultimi regali ai suoi ragazzi padre Guido in realtà ne ha fatti due, lasciando scritto che a ciascuno venissero restituiti i temi svolti durante gli anni di scuola – migliaia di componimenti che aveva tenuto da parte dal ‘55, distribuiti prima della cerimonia -: un ricordo dei suoi insegnamenti e la sua eredità per loro.

Una eredità spirituale citata nell’omelia dal parroco vicario, padre Mathew Pallathukuzhy: «Nei vostri occhi – ha detto rivolgendosi ai presenti – io vedo il seminatore di cui parla il Vangelo di oggi: padre Guido era il seminatore e i semi siete voi, venuti qui per salutarlo l’ultima volta. Lui ha testimoniato la Parola ed è stato Buon Pastore e ciascuno di voi ha ricevuto da parte sua qualcosa, un messaggio da custodire anche per coloro che non l’hanno conosciuto». Un messaggio che, commentando le parole di padre Mathew, un adolescente con gli occhi lucidi riassume lì per lì, in modo molto semplice: «“Punta la bussola sul Vangelo – ci diceva – e saprai che strada prendere”».

«Guido – ha ricordato il fratello Roberto nel commiato – diceva sempre di avere due famiglie oltre la nostra: il Cesare Baronio e l’Oratorio; quindi, a suo nome, ringrazio tutti voi, suoi familiari, che siete venti qui a salutarlo ancora una volta». E proprio uno dei suoi “ex giovani” dell’oratorio ha strappato un lungo applauso agli astanti, ricordando il legame della “borgata” con il suo parroco: «Siamo di nuovo tutti qui – ha detto – a salutate l’uomo più amato e rispettato del nostro quartiere, a ringraziarlo per l’Oratorio, per le secchiate d’acqua nelle estati in parrocchia e per le colonie estive a Torvajanica, per i sestanti di legno fatti con lui nelle ore di educazione tecnica, le lezioni sulle stelle e la meteorologia e per il prato in cui lui chiamava per nome ogni erbaccia insegnandoci a distinguerle: siamo qui a ringraziarlo per averci insegnato a innamorarci, vedendola attraverso i suoi occhi di lombardo-romano, della nostra Garbatella».

A salutare la bara con un lunghissimo applauso – di quelli che a padre Guido ai funerali non piacevano ma che nessuno stavolta ha potuto contenere – c’erano tutti i giovani della sua “chiesoletta”, l’Oratorio di San Filippo. E non perché padre Guido fosse un prete “buono”. In molti infatti ricordano soprattutto i suoi proverbiali rimproveri, gli scappellotti per i più agitati e le punizioni originali come i “Dieci giri di campo, venti sassi e cento pezzetti di carta!”, che chi faceva “qualcosa che non andava” sapeva di dover scontare.

Non perciò perché fosse un amico, ma per le scarpe sempre impolverate della terra del campo da calcio, segno della sua presenza costante, per tutte le volte che “c’aveva rimesso di tasca sua” per chi non poteva pagare una retta, espressione del suo essere veramente padre, per la fiducia che trasmetteva con le famose “gite senza soldi”, maestro di vita prima di che di scuola. Per tutti l’appuntamento è il prossimo 22 maggio alle 19 per il trigesimo.

28 aprile 2014

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