Natale, una luce nelle tenebre del pessimismo

In tempi difficili e di grave crisi economica si registra un forte calo della speranza. Le festività sono occasione per riflettere e ripensare le priorità della propria vita di Massimo Tellan *

Natale è alle porte! Tra pochi giorni sulla bocca di tutti, piccoli e grandi, credenti e persino non credenti, sentiremo echeggiare questo augurio, dal «sapore cristiano», come auspicio di pace e speranza per tutti gli uomini che, operando con buona volontà, vorranno creare un mondo migliore. Certamente viviamo tempi difficili, d’incertezza, preoccupazione e forse anche ansia per un futuro pregno dei tanti problemi della nostra società, in cui la parola «sacrificio» è più che mai ricorrente. Questo è evidente ed è sotto gli occhi di tutti! Ma vi sono anche altre incertezze derivanti dall’indebolirsi della speranza, dall’incapacità di amare davvero, dal buio del non porsi più domande, dalla caduta di quei valori, non solo cristiani ma anche umani, che dovrebbero regolare una salutare e proficua convivenza civile. I fatti di cronaca di questi giorni, purtroppo, ne sono una triste ed evidente conferma.

In questo clima, nel quale tutto sembra essere avvolto di un denso grigiore, l’accendersi delle tante luci sfavillanti di un natale consumistico quasi disturbano. Tutti notiamo come negozi e centri commerciale si inghirlandano per il Natale di «Babbo Natale» sempre più presto, sempre più «fuori tempo», quasi nella frenetica rincorsa di propinarci un’anestetizzante soluzione al vuoto che, talora, sentiamo nel cuore. I moderni santuari di un nuovo dio che schiavizza l’uomo, il consumismo, si affrettano a celebrare le loro liturgie fatte di «avere», prendere e possedere…

Dinanzi a tutto questo, noi cristiani cosa facciamo? Noi che crediamo in un Dio che è venuto a renderci liberi, trasmettendoci la gioia del «dare»? Noi, quale speranza abbiamo nel cuore per questo Natale? Il Natale di Cristo Gesù, ovviamente! Come ci accingiamo a viverLo? Ci lasciamo fagocitare anche noi da questo vortice? Sappiamo ricordarci che tutti questi segni di festa, di dono, di convivialità sono solo una bella «cornice» che ha senso e valore soltanto se c’è il contenuto, il «quadro»? Sappiamo porre – non in antitesi ma a fondamento del clima di festa che ci circonda – il motivo della festa che dovremmo avere nell’anima?

Per noi, Natale è una luce che si accende nella notte: la luce della speranza nelle tenebre del pessimismo, disarmato e disarmante. La speranza riposta nel volto di un Dio che si è fatto uomo nel volto di un Uomo – Gesù di Nazareth – perché il volto di ogni uomo fosse volto di Dio! La speranza che se Dio, nell’Emmanuele, è il Dio-con-noi, nulla sarà «contro» di noi, bensì tutto potrà concorrere al bene di coloro che, amati da Dio, s’impegnano ad amare ogni uomo, riconosciuto ed accolto come proprio fratello e sorella. La crisi che stiamo vivendo, allora, può diventare ancor più un’opportunità di testimonianza della carità cristiana, quale vero senso del Natale, ed i «sacrifici» non saranno semplicemente rinuncia ma occasione per rendere «sacra» la nostra storia attuale, offrendo qualcosa di noi stessi proprio come Cristo Gesù.

I nostri auguri di Buon Natale, allora, non si esauriranno in uno slogan per un giorno diverso, dal copione già scritto, ma saranno un invito a vivere con fiducia questo tempo presente, sperando contro ogni speranza, per edificare un futuro migliore. Tanto spesso questa nostra società sembra far fatica a credere in Dio, eppure il vero miracolo è che Dio – nonostante la nostra incredulità – nel Suo Figlio Gesù continua a credere nell’uomo.

23 dicembre 2011

*Parroco di Sant’Enrico

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