«Negare Dio offusca la coscienza»
Il Papa in visita all’Università Gregoriana, erede del Collegio Romano fondato da Sant’Ignazio di Loyola di Angelo Zema
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«La fatica dello studio e dell’insegnamento, per avere senso in relazione al Regno di Dio, deve essere sostenuta dalle virtù teologali. Infatti, l’oggetto immediato della scienza teologica, nelle sue diverse specificazioni, è Dio stesso, rivelatosi in Gesù Cristo». È quanto ha affermato oggi Benedetto XVI in visita all’Università Gregoriana, erede del Collegio Romano fondato nel 1551 da Sant’Ignazio di Loyola. Nel suo discorso il Papa ha sottolineato che «oggi non si può non tener conto del confronto con la cultura secolare, che in molte parti del mondo tende sempre più non solo a negare ogni segno della presenza di Dio nella vita della società e del singolo, ma con vari mezzi, che disorientano e offuscano la retta coscienza dell’uomo, cerca di corrodere la sua capacità di mettersi in ascolto di Dio».
Imprescindibile, ha aggiunto, il rapporto con le altre religioni, «che si rivela costruttivo solo se evita ambiguità che in qualche modo indebolisca il contenuto essenziale della fede cristiana in Cristo unico Salvatore di tutti gli uomini e nella Chiesa sacramento necessario di salvezza per tutta l’umanità». Davanti a centinaia tra docenti e studenti della Gregoriana, non sono mancati per Benedetto XVI i ricordi personali, che nell’ateneo di piazza della Pilotta insegnò nei primi anni ’70.
Un ateneo la cui storia vanta grande prestigio anche nelle scienze umane: basti dire che il calendario cosiddetto “Gregoriano” perché voluto da Gregorio XIII, attualmente in uso in tutto il mondo, fu elaborato nel 1582 da padre Cristoforo Clavio, professore del Collegio Romano. L’impegno nelle scienze umane prosegue tuttora, anche se in discipline diverse dal passato, e «proprio perché tali scienze riguardano l’uomo – ha detto il Papa – non possono prescindere dal riferimento a Dio. Infatti, l’uomo non può essere pienamente compreso se non lo si riconosce aperto alla trascendenza». Il riferimento a Dio è indispensabile, ha aggiunto, perché l’uomo risponda alle domande fondamentali per la sua esistenza. Una sua assenza porterebbe «alla disperazione». «Solo in riferimento al Dio-Amore, che si è rivelato in Gesù Cristo – ha affermato Benedetto XVI – l’uomo può trovare il senso della sua esistenza e vivere nella speranza». E «la speranza fa sì che l’uomo non si chiuda in un nichilismo paralizzante e sterile, ma si apra all’impegno generoso nella società in cui vive per poterla migliorare».
Il Papa ha affidato ancora una volta ai «figli di Sant’Ignazio» la Gregoriana, «l’ambiente universitario nel quale si realizza in modo pieno ed evidente, ancora a distanza di 456 anni, il desiderio di Sant’Ignazio e dei suoi primi compagni di aiutare le anime ad amare e servire Dio in tutto, a sua maggior gloria».
In precedenza, il rettore, padre Gianfranco Ghirlanda – dopo aver rievocato la storia della Gregoriana, unica università a Roma a metà del XVI secolo dopo lo “Studium Urbis La Sapienza” e unica pontificia fino al 1959 – aveva sottolineato che intento dell’ateneo è offrire «una formazione integrale della persona, dottrinale e spirituale, ispirata alla pedagogia ignaziana», è «formare dei moltiplicatori» a servizio delle Chiese particolari. Un servizio testimoniato dal fatto che i circa 3.000 studenti provengono da più di 130 Paesi, da 821 diocesi e da 84 istituti religiosi (40 sono invece i Paesi di provenienza dei circa 300 docenti). Da uno di loro, l’indiano gesuita padre Bryan Lobo, il “grazie” a nome di tutti per la presenza del Papa, «sostegno per i sogni e progetti che portiamo nel nostro cuore».
3 novembre 2006