«Nei vostri volti c’è quello di Gesù»

La visita di Benedetto XVI all’ostello Don Luigi Di Liegro della caritas diocesana. Il cardinale Vallini: «Riaffermare che la carità è inseparabile dalla giustizia» di Alberto Colaiacomo

Sono abituati alle intemperie, la vita all’addiaccio li ha temprati anche ad affrontare le basse temperature, ma la poca neve che ha imbiancato Roma venerdì scorso ha portato lo scompiglio tra gli ospiti dell’ostello Don Luigi Di Liegro alla Stazione Termini. Questo è quanto raccontano i volontari Caritas, perché la preoccupazione che circolava in quello ore era che la visita del Papa prevista per domenica venisse in qualche modo compromessa. Invece, malgrado il freddo, l’arrivo del Santo Padre ai servizi diocesani di via Marsala ha scaldato i cuori dei presenti.

«La Chiesa vi ama profondamente e non vi abbandona, perché riconosce nel volto di ciascuno di voi quello di Gesù». Questa la frase che Benedetto XVI ha rivolto agli ospiti dell’ostello e della mensa, ai pazienti dei servi sanitari ed agli assistiti degli altri 34 centri che la Caritas promuove nella diocesi di Roma. Erano oltre settecento e, con essi, anche centinaia di volontari e fedeli giunti dalle parrocchie romane. Il Pontefice, accompagnato dal cardinale vicario Agostino Vallini e dal direttore della Caritas monsignor Enrico Feroci, prima di giungere nella sala dell’incontro ha visitato le strutture incontrando personalmente quanti ogni giorno vi operano e vi risiedono.

Una visita attesa, desiderata, e per questo preparata con cura: una passeggiata per mostrare al Santo Padre la solidarietà che ogni giorno si vive nei centri, pannelli fotografici in tutto il percorso per ricordare i trenta anni di vita della Caritas e poi, nella sala mensa dove si svolgeva l’incontro, le parole di Don Luigi Di Liegro e che sintetizzano la mission della Caritas: «Una città dove un solo uomo soffre di meno è una città migliore».

Una importante occasione per «riaffermare che la carità è inseparabile dalla giustizia»: così il cardinale Vallini ha introdotto il Santo Padre all’assemblea dei presenti. Per il vicario, attraverso i servizi di promozione come l’ostello e il centro medico, «la comunità ecclesiale parla alla città con la volontà di riparare in tanti casi alla giustizia negata e offre il proprio contributo per una cultura in cui i poveri non sono fonte di problemi, ma persone meno provvedute e come noi titolari di diritti, e incoraggia le istituzioni perché lo stato sociale non subisca ingiusti ridimensionamenti e le fasce piú deboli della popolazione non siano mortificate».

Particolarmente toccante è stata la testimonianza di Giovanna Contaldo, un’anziana signora che vive all’ostello da oltre 20 anni. Dopo aver ricordato «le anime che in Ostello ci sono state per un momento o per molto tempo e non ci sono più», Giovanna ha rivolto al Santo Padre un augurio di speranza: «Le chiediamo di resistere alle fatiche del mondo» perché «qui lei trova dolore, certamente, ma se dovesse, nel viaggio di ritorno, poter portare con lei una cosa soltanto, porti, la prego, la speranza».

Il Santo Padre ha poi ricevuto in dono la croce restaurata della chiesa di San Pietro di Onna, come simbolo «del dolore che abbiamo noi che abitiamo l’ostello, della gente d’Abruzzo, dei piccoli di Haiti, lo straziante martirio dei padri e delle madri che nella morte dei loro figli rinnovano ogni volta il dolore di Maria». Un dono che, dopo il restauro, «non rappresenta la sofferenza ma l’attesa dell’alba e del riscatto».

Il Pontefice, visibilmente commosso, ha accolto dalle mani della ospite la croce promettendo di riportarla in quei luoghi da cui era stata sottratta dal terremoto. Il Santo Padre ha poi ricordato l’importanza di luoghi come l’ostello perché «la testimonianza della carità appartiene alla missione della Chiesa insieme con l’annuncio della verità del Vangelo».

«L’Ostello della Caritas – ha poi ricordato – costituisce, per la Chiesa di Roma, una preziosa occasione per educare ai valori del Vangelo. L’esperienza di volontariato che qui molti vivono è, specie per i giovani, un’autentica scuola in cui si impara ad essere costruttori della civiltà dell’amore, capaci di accogliere l’altro nella sua unicità e differenza».

Benedetto XVI ha inoltre rivolto il suo appello a tutti i cittadini e alle istituzioni, perché in occasione dell’Anno europeo di lotta alla povertà e della campagna di Caritas Europa “Zero Poverty”, ad «impegnarsi nella costruzione di un futuro degno dell’uomo, riscoprendo nella carità la forza propulsiva per un autentico sviluppo e per la realizzazione più giusta e fraterna».

15 febbraio 2010

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