Opera di Roma, si punta sul moderno
La stagione si apre con la “Salome” di Strauss, emblema della violenza e della bramosia moderna di Enrica Patrone
Nuovo corso per il Teatro dell’Opera di Roma, che presenta un cartellone fortemente innovativo e bilanciato tra melodramma e balletto, aumentando anche il numero delle recite, con l’incursione inaugurale nella prosa che lo fa ambire nuovamente a spettacoli di “arte totale”. «La nuova stagione – spiega il direttore artistico Mauro Trombetta – si basa soprattutto sul repertorio moderno, dalla fine dell’Ottocento all’opera contemporanea, e anche il balletto predilige autori del ‘900 come Debussy, Strawinski, Satie, De Falla, Ravel, oltre a qualche classico, naturalmente, come Chaikowski, Adam, Pugni. I titoli lirici vanno dalla “Salome” inaugurale di Richard Strauss al “Wozzeck” di Alban Berg, novecenteschi; ai melodrammi fine Ottocento, come la “Manon Lescaut” e “Turandot” di Puccini, “Werther” di Massenet e “Pagliacci” di Leoncavallo; per finire con le opere contemporanee di Adriano Guarnieri (“Pietra di Diaspro”), Andrea Talmelli (“La storia di Tawaddud”) e Marco Taralli (“La maschera di Pùnkitititi”). È una stagione che guarda avanti, anche nella formazione di nuovo pubblico, con l’apertura delle prove alle scuole e alcune lezioni-concerto nelle tre Università romane».
La stagione si inaugura il 16 gennaio con la “Salome” di Richard Strauss, preceduta in forma inedita da un prologo teatrale dall’omonimo poema di Oscar Wilde. A firmarla come regista (il suo quarto cimento nella lirica, ma è il debutto romano), l’attore Giorgio Albertazzi, che nel prologo presterà anche la sua voce fuori campo. L’allestimento non mancherà di far discutere: sia nel prologo che nell’ atto unico musicale, le due protagoniste appariranno nude. Ma la cantante Francesca Patané indosserà in realtà un body tatuato color carne, lasciando solo il seno scoperto, e verso la fine della danza sarà vestita dalle ballerine con sfumature rosa. «Ricordo – racconta il soprano in un’intervista – che nel ’95 dissi che non mi sarei mai spogliata in scena. Però con Salome si sa, è scritto, non ci inventiamo nulla». La danza dei sette veli viene drammatizzata; la luna si arrossa, secondo le previsioni del profeta.
Altra scena “forte”, mitigata dal traslato teatrale, la grotta in cui è rinchiuso Jochanaan si rovescia e diventa la stessa testa del Battista che rotola verso la platea. Secondo il regista Albertazzi, qui i capolavori sono due: la verità (anche psicologica) rivelata dai Vangeli e la musica del pieno simbolismo tedesco, che procede per impulsi nervosi, temi brevi condensati in poche note, motivi essenziali. È la storia del re Erode, corrotto e vizioso, che si invaghisce della figliastra Salome; Erode che ha arrestato Jochanaan, che ha la stessa età di Gesù e l’ha battezzato. E Salome che da una parte vuole il Battista, dall’altra si prende gioco di Erode. L’opera è selvaggia, brutale, crudele; il testo, da Oscar Wilde, erudito e allusivo, pieno di suggestioni decadenti. Simbolo di una violenza e di una bramosia dei sensi che trovano riscontro anche nel nostro drammatico tempo.
Altra firma d’autore in cartellone, quella del regista Franco Zeffirelli, reduce dal successo alla Scala di Milano, che offre due perle anche a Roma: il 20 aprile “La Traviata”, in un nuovo allestimento che promette eleganza e accurata ricostruzione, protagonista Angela Gheorghiu; e “La Figlia del Reggimento” di Donizetti, una delle prime produzioni che Zeffirelli realizzò come scenografo e costumista per il Teatro Massimo di Palermo, e che viene riproposta a Roma dal 16 maggio con la partecipazione straordinaria dell’attrice Anna Proclemer.
«Il teatro è patrimonio della comunità – conclude nel presentare la stagione il Sovrintendente Francesco Ernani – e penso che nella società d’oggi sia dovere di un’istituzione che ha un grande finanziamento pubblico di erogare nel modo migliore il servizio culturale, in questo caso nel campo della musica e della danza. Mi auguro che tutto il progetto artistico, nel suo equilibrio fra opera e arte, ci porti a un risultato apprezzato dal pubblico».
12 gennaio 2007