Pace, sorgente di ogni libertà

di Piero Coda

«La pace e la libertà religiosa camminano insieme». Si potrebbe sintetizzare con queste parole il forte e attualissimo messaggio che Benedetto XVI lancia alla comunità internazionale in occasione della celebrazione della Giornata mondiale della pace del 1° gennaio 2011. Il fatto è che mai come oggi il mondo ha bisogno di pace. I terribili episodi di persecuzione, di violenza e d’intolleranza religiosa che hanno insanguinato gli ultimi mesi dell’anno lo stanno a testimoniare. Basti pensare all’efferato attacco, il 31 ottobre scorso, contro i cristiani raccolti nella cattedrale siro-cattolica di Baghdad, in Iraq.

Ed è proprio questo lancinante bisogno di pace e questa inaudita furia omicida che denunciano l’urgente bisogno di Dio, spesso camuffato o represso, che sale dal nostro mondo. Bisogno di Dio, sì, perché solo in Lui è la nostra vera pace: quella che, invadendo il cuore e illuminando la mente, ispira pensieri e progetti efficaci di verità e di giustizia. Ma perché il bisogno di Dio possa trovare risposta, è necessario garantire e promuovere ovunque quella libertà che permette d’incontrare e riconoscere il Suo volto per camminare sotto il Suo sguardo e guardare agli altri e al nostro comune destino con la volontà tenace e perseverante di realizzare solo e sempre ciò che è buono e conforme al Suo disegno d’amore.

Ecco perché la libertà religiosa – argomenta con vigore Benedetto XVI, rilanciando l’insegnamento del Concilio Vaticano II – è «via alla pace». Non si tratta di un di più che ci può essere o no: la libertà religiosa, infatti, «è radicata nella dignità stessa della persona umana». L’uomo trova se stesso solo quando sperimenta lo stupore di vedersi guardato, sostenuto e indirizzato dall’amore di Dio. È di fronte a Dio, nel libero e insondabile colloquio di risposta al Suo amore, che l’uomo scopre la sua straordinaria vocazione.

Tra tutti i diritti e le libertà fondamentali radicati nella dignità della persona umana, la libertà religiosa gode perciò di uno statuto singolare. Di tali diritti e di tali libertà è in qualche modo la sorgente, la garanzia e «la cartina di tornasole», come scriveva Giovani Paolo II. Si tratta di un bene essenziale, di un’acquisizione della civiltà politica e giuridica cui la coscienza umana è pervenuta con sicura certezza nel nostro tempo, non senza la luce ad essa venuta dalla rivelazione cristiana.

A motivo di questa nativa singolarità, che la eleva a baluardo di difesa e a principio di promozione della dignità umana, la libertà religiosa non può essere capziosamente relegata nella sfera del privato. «Una libertà senza relazione – sottolinea il Papa con incisività – non è libertà compiuta». La libertà religiosa, per definizione, deve potersi esprimere ed esercitare nella sfera pubblica, esplicandosi nella condivisione e nella solidarietà entro la comunità di fede che da essa principia e si alimenta e di qui offrendo il proprio contributo a tutta la società. In tal modo, la libertà religiosa, quando vissuta nella sincerità del cuore e garantita a livello pubblico, è il più formidabile antidoto alle due forme speculari ed estreme di rifiuto del legittimo pluralismo e della sana laicità: il fondamentalismo religioso e il laicismo.

Positivamente coltivata e socialmente esplicata, la libertà religiosa è piuttosto garanzia del riconoscimento della vera dignità e della giusta libertà di ciascuno. Le comunità religiose, infatti, per loro intima natura, sono chiamate non solo a promuovere il bene dell’altro, ma a riconoscere in esso quanto di buono viene alla comune ricerca della fraternità e della giustizia. Lungi dall’essere fautrici di esclusione o conflitto, le comunità religiose, in quanto fedeli al volere di Dio, sono chiamate piuttosto a farsi promotrici di giustizia, solidarietà e pace. Non è un caso che – con penetrante intuito – Benedetto XVI leghi strettamente la sincera ricerca e la rigorosa tutela della libertà religiosa al compito ineludibile del dialogo tra le religioni. Ricordando, tra l’altro, che nel 2011 ricorre il 25° anniversario della Giornata mondiale di preghiera per la pace, voluta ad Assisi da Giovanni Paolo II.

Quello che il Papa propone è un serio esame di coscienza che tutti ci coinvolge. Non solo, in primis, le comunità religiose per verificare la qualità e la misura della loro fedeltà al Dio in cui credono; ma anche i regimi politici di quei Paesi, specie in Asia e in Africa, dove viene impedito ai membri delle minoranze religiose di professare la propria fede o di cambiarla. Senza dimenticare, infine, quei Paesi occidentali dove una cultura laicista tende a emarginare e comprimere pubblicamente l’esercizio della fede. «La violenza – conclude il Papa – non si supera con la violenza». La libertà religiosa è la più formidabile arma della pace e ha oggi da svolgere, a tutto campo, «una missione storica e profetica».

29 dicembre 2010

Potrebbe piacerti anche