“Padre Martini” e la Parola incontrata nei poveri
Il ricordo dell’arcivescovo emerito di Milano e dei suoi anni nella Capitale, dove è stato rettore del Biblico e della Gregoriana. Nella basilica di Santa Cecilia, di cui aveva il titolo, la Messa per il trigesimo di Federica Cifelli
«Le sue parole continueranno ad ispirare il cammino e illuminare la strada di chi si impegna per la costruzione di un mondo più giusto. La sua costante attenzione agli ultimi, ai poveri, agli emarginati, la sua instancabile disponibilità al dialogo rimangono per tutti noi un baluardo inespugnabile». I Gesuiti del Centro Astalli ricordano così il cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo emerito di Milano, deceduto lo scorso 31 agosto nella casa dei Gesuiti Aloisianum, dove si era trasferito nel 2008 per curare il morbo di Parkinson, di cui soffriva da alcuni anni. «È tornato alla casa del Padre – dichiara padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli – ha vinto sulla sofferenza terrena e ora potrà godere della Grazia dei Cieli. I suoi insegnamenti e l’esempio di tutta la sua vita a servizio dell’umanità continueranno a tracciare la strada da percorrere per realizzare un mondo più giusto».
«Pastore generoso e fedele alla Chiesa», come lo ha definito Benedetto XVI nel messaggio inviato in occasione delle esequie, nel duomo di Milano, «vicino con amore a chi era nello smarrimento, nella povertà, nella sofferenza», il cardinale gesuita era anzitutto un appassionato biblista. E proprio dal suo «amore per la Parola di Dio» prende corpo il ricordo della Comunità di Sant’Egidio, con la quale si è intrecciata la storia del cardinale negli anni trascorsi a Roma. Nel 1962 infatti gli venne assegnata la cattedra di critica testuale al Pontificio Istituto Biblico, del quale poi divenne anche rettore, prima di essere chiamato a reggere, nel 1978, la Pontificia Università Gregoriana. «La profonda conoscenza delle Scritture, da lui predicate negli anni Settanta nelle periferie di Roma insieme alla Comunità di Sant’Egidio quando era rettore della Gregoriana, il suo amore per i deboli e per i poveri, la sua passione per la pace e il dialogo, condivisi in tanti anni di amicizia, restano per tutti come preziosa eredità della sua passione evangelica per la Chiesa e per il nostro tempo», si legge in una nota della Comunità.
Degli anni romani del cardinale Martini ha parlato anche monsignor Matteo Zuppi presiedendo, il 2 settembre nella chiesa del Gesù, una celebrazione eucaristica in sua memoria. Un momento di preghiera «sobrio e affettuoso – lo ha definito -, come sarebbe piaciuto al padre Martini». Come ogni cardinale, anche lui, ha ricordato monsignor Zuppi, aveva il “titolo” di una chiesa romana: quello della basilica di Santa Cecilia, a Trastevere. In realtà, ha precisato, la basilica trasteverina, che ospiterà la Messa nel trigesimo della morte dell’arcivescovo emerito di Milano, «è stata per Martini cardinale più che un titolo»: con il quartiere, in particolare con alcuni poveri del centro, il padre Martini aveva «un rapporto di affetto e aiuto». Quindi la memoria di monsignor Zuppi è andata a quando «con Sant’Egidio lui, uomo della Parola, ci accompagnava in quartieri di periferia a incontrare la Parola nel vissuto dei poveri». Divenendo davvero un “padre”, come era tornato a farsi chiamare dopo avere terminato il suo servizio come arcivescovo della diocesi di Milano. Lo ha ricordato nell’omelia della celebrazione il Superiore della Provincia italiana dei Gesuiti, padre Carlo Casalone, soffermandosi su «quanto ci ha rivelato del volto del Padre». Due gli spunti, tratti dal Vangelo: la volontà del Signore di «liberarci da un modo miope di irrigidirci sui segni per scoprire in profondità il loro significato», cercando strade di unione e comunione, e la spinta a «coltivare la vita interiore».
5 settembre 2012