Padre Opeka, «buon amico» dei poveri
Al missionario argentino, «colpito al cuore dal Vangelo», assegnato il Premio Cardinale Van Thuan, istituito per chi dedica la vita al servizio degli altri di Mariaelena Finessi
Ha ricevuto in Vaticano, alla presenza del Pontefice Benedetto XVI, il Premio Cardinale Van Thuân-Solidarietà e sviluppo, riconoscimento a quanti, persone o istituzioni, spendono la propria vita al servizio degli altri applicando i principi della dottrina sociale della Chiesa. Il 10 dicembre, in occasione delle celebrazioni per il 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, padre Pedro Pablo Opeka ha dunque ricevuto il premio istituito dalla Fondazione San Matteo e dedicato alla memoria del cardinale François-Xavier Nguyên Van Thuân che fu testimone egli stesso della croce nei lunghi anni di prigionia in Viet Nam.
«Un’iniziativa e un gesto molto forti da parte della Chiesa – spiega il missionario – ma non ci si deve fermare qui». «L’idea chiave dei diritti dell’uomo – continua -, la fraternità, l’amore e l’uguaglianza di ciascuno davanti a Dio, certamente viene dal Vangelo». Come Chiesa, però, «abbiamo il compito di stare ogni giorno tra gli uomini cercando di svegliare le loro coscienze. Occorre, in altri termini, che si continui a lottare per far rispettare i diritti primari da cui sono escluse quasi sempre le donne e i bambini, troppo spesso bambini-soldato, o ancora le persone anziane». Perché a voler tirare le somme «siamo lontani dal raggiungere ciò che le dichiarazioni sanciscono, nonostante siamo felici che queste leggi esistano e che ci parlino perché i missionari da sempre sono in prima linea nella battaglia per i diritti umani».
Nato in Argentina da genitori di origini slovene sfuggiti ad una condanna alla fucilazione a motivo del loro credo cristiano, padre Opeka, classe 1948, è entrato a 15 anni in seminario, per poi raggiungere il Madagascar a 22 come muratore presso i padri lazzaristi. Laggiù, dove ha scoperto la vocazione missionaria, ha preso i voti con la Famiglia di san Vincenzo de’ Paoli e vi ha messo le radici. «Colpito al cuore dal Vangelo, nel punto in cui è detto che Gesù è amico dei poveri, ho deciso di imitarlo in questo suo modo di intendere l’amicizia». Gentile nei modi e voce calma, padre Pedro è conosciuto ovunque nel mondo. Akamasoa – letteralmente «buon amico» -, l’associazione di cui è fondatore, ha incontrato i favori delle istituzioni d’oltralpe tanto che il presidente francese Sarkozy ha voluto nominare padre Opeka Cavaliere della Legion d’Onore. In Madagascar, il religioso è pure in dialogo con il governo dal quale 5 anni fa ha ottenuto per Akamasoa lo stato di «associazione di pubblica utilità».
«Da quando siamo arrivati, abbiamo creato migliaia di posti di lavoro, incentivato l’accesso al microcredito, costruito cliniche ed alloggi per i più poveri». Circa 2.700 quelli già realizzati, una media di 80 ogni anno, più un centinaio di scuole. Tutto questo per togliere la gente dalle discariche a cielo aperto, dove i bambini vanno a rimestare per trovare gli scarti con i quali sopravvivere. «Voglio gridare il mio sdegno e che è ingiusto far credere che le cose non possano essere cambiate. Tutto questo è scandaloso perché nega la dignità dell’uomo». Il messaggio è allora un altro. «La povertà può essere vinta. Facciamo sì che gli stati dell’emisfero settentrionale rispettino quanto chiesto dalle Nazioni unite, donando lo 0,7% del proprio Pil ai Paesi più poveri».
15 dicembre 2008