Per la Polizia «la Croce diventi luce»
La Messa del cardinale Vallini con le forze di pubblica sicurezza nella chiesa di San Lorenzo in via Panisperna, nel complesso del Viminale di Massimo Camussi
«Tu che hai vinto gli spiriti ribelli, rendi forti e generosi, nella reverenza e nell’adesione alla Legge del Signore, quanti la patria ha chiamato ad assicurare concordia, onestà e pace tra i suoi cittadini, affinché, nel rispetto della legge, sia alimentato lo spirito di umana fraternità». Così recita la preghiera a San Michele Arcangelo, patrono della Polizia di Stato, proclamata con devozione dagli agenti e dai commissari durante la Santa Messa celebrata ieri (martedì 30 marzo) nella antica e bella chiesa di San Lorenzo in via Panisperna, ubicata nel complesso del Viminale, sede del ministero dell’Interno. Alla celebrazione, presieduta dal cardinale vicario Agostino Vallini, erano presenti fra gli altri il ministro Roberto Maroni, il capo della Polizia Antonio Manganelli e il questore di Roma Giuseppe Caruso.
Nel cuore della Settimana Santa, nel cammino liturgico della Passione di Cristo, questa Messa è stata dedicata al lavoro delle forze di pubblica sicurezza, e soprattutto agli agenti caduti in servizio, morti per difendere lo Stato dalla mafia e dalla criminalità comune. «La Pasqua, segno dell’alleanza salvifica che Dio ha stretto con il suo popolo – spiega monsignor Giuseppe Saia, coordinatore nazionale dei cappellani della Polizia e rettore della chiesa di San Lorenzo – ci chiama, come uomini dello Stato, alla fedeltà. Come Gesù dobbiamo fare i conti con le difficoltà, gli ostacoli, il tradimento degli uomini. Il nostro servizio al prossimo sia sempre testimonianza vera».
«Siamo nella settimana più importante dell’anno per la nostra fede – ricorda il cardinal Vallini durante l’omelia –. La Domenica di Resurrezione realizza il passaggio dalla fragilità alla gioia. La Croce diventi luce per il vostro duro lavoro e per la vostra stessa vita». Di fronte alle autorità e al plurimedagliato gonfalone dell’Associazione Nazionale Polizia di Stato, il cardinal vicario mette in guardia tutti coloro che hanno compiti di responsabilità dalla tentazione dell’isolamento e dell’egoismo. «Tutti, per la nostra stessa natura, aspiriamo alla pace e alla giustizia, ma ci scontriamo con un sistema di peccato, che ci opprime e ci inchioda a terra. Di questo sistema noi siamo sia la causa che vittime. La Pasqua sia allora vera liberazione, una boccata d’ossigeno nella ricerca del bene, verso la verità».
Il cardinale Vallini, quindi, cita un passo significativo del Vangelo del giorno (Gv 13, 21-38). Durante l’Ultima Cena, mentre i discepoli si chiedevano ancora quale fosse fra loro il traditore del Maestro, Giuda “uscì, ed era notte. E Gesù disse: ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato”. «Gesù annuncia già il passaggio dalle tenebre della notte alla gloria – commenta il porporato –. La gloria del Signore si manifesta nel momento massimo di annientamento. Il vostro lavoro passa attraverso le crisi, a volte conosce episodi tragici. Ma l’ora della fedeltà a Cristo nel dolore e nella prova è senza dubbio l’ora nella quale la nostra vita trova pieno successo e vera realizzazione. Abbiamo bisogno di uomini autentici, che riconoscano umilmente di non bastare a loro stessi, ma di avere bisogno di una forza che viene da Dio».
31 marzo 2010