Puntare sulla fiducia e sul confronto
Quattro laboratori, divisi per fasce d’età, hanno animato il pomeriggio, durante il convegno “Progettare la vita”. Un dialogo a tutto campo sui temi in gioco nelle sfide educative di Federica Cifelli e Claudio Tanturri
Genitori, insegnanti, catechisti, animatori pastorali, sacerdoti, religiosi e religiose. Erano in tanti, ieri pomeriggio, ad animare i quattro laboratori sulle “Sfide educative” che si sono svolti nelle aule della pontificia Università Lateranense, nell’ambito del convegno diocesano «Progettare la vita». Dopo le relazioni del mattino infatti si è aperto lo spazio del confronto e dello scambio di esperienze, articolato in quattro fasce d’età.
Focalizzato sui piccoli dagli 0 ai 5 anni il gruppo di lavoro coordinato da Luca Pasquale, del Centro diocesano per la pastorale familiare. Il valore educativo permanente del racconto fiabesco e l’impegno della scuola dell’infanzia accanto alle famiglie. L’educazione cristiana e lo sviluppo della personalità. Sono solo alcuni dei temi affrontati, a partire da quella grande «rivoluzione» nella vita della coppia rappresentata dalla nascita del primo figlio. Significativa anche la testimonianza dei coniugi Luca (produttore televisivo) e Paola (avvocato) Bernabei, dedicata al rapporto col mondo dei media e alla conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro.
Sullo sfondo, il tentativo di recuperare un orizzonte comune di valori e contenuti condivisi, come è emerso anche nel laboratorio dedicato ai bambini che frequentano la scuola primaria (6-10 anni), coordinato da monsignor Andrea Lonardo, direttore dell’Ufficio catechistico del Vicariato. Presente anche qui l’universo in espansione del web e della tv, di cui si è parlato con Andrea Piersanti, critico cinematografico. Costante l’attenzione al contributo della comunità ecclesiale nell’educazione, messo a fuoco da un parroco, don Donato Le Pera, così come nel laboratorio dedicato ai preadolescenti, coordinato dal direttore del Servizio diocesano per la pastorale giovanile, don Maurizio Mirilli. Una fascia d’età, quella dagli 11 ai 14 anni, molto delicata, come ha spiegato lo psicologo psicoterapeuta Ermes Luparia, «che impone una seria riflessione su più ambiti, di ordine psicologico, sociologico, etico-valoriale, culturale, religioso al fine di ricreare l’originaria armonia tra tutti gli attori della scena: genitori, ragazzi, insegnanti, catechisti».
Gli ha fatto eco il parroco di San Frumenzio, don Giampiero Palmieri, che ha sottolineato come, «anche nel quadro dell’iniziazione cristiana, la pastorale verso questa fascia d’età deve tenere presente delle difficoltà legate alle caratteristiche tipiche del percorso di ricerca dell’identità del preadolescente, come anche delle difficoltà legate al contesto culturale, alla crisi del mondo adulto, anche sotto l’angolatura del compito genitoriale dell’educazione alla fede». «Pianificare strategie educative efficaci a partire dalla conoscenza dei ragazzi e delle loro identità e desiderare di mettersi in gioco in prima persona» è stato quindi l’imperativo mosso dal dirigente scolastico Piergiorgio Bellagamba. Prospettive su cui hanno puntato anche Benedetto Coccia, presidente dell’Azione cattolica diocesana, Sergio Colaiocco e Laura Galimberti, educatori scout, e il dirigente sportivo Daniele Pasquini che è intervenuto sul ruolo dello «sport quale collante tra l’individuo e la comunità».
Anche nelle riflessioni del laboratorio dai 15 ai 18 anni, coordinato dal direttore dell’Ufficio scuola don Filippo Morlacchi, si è partiti dalla fragilità e dallo spaesamento dei ragazzi di oggi a cui «è necessario restituire fiducia nella possibilità di costruire gradualmente un futuro sensato, superando sia il fanatismo rassegnato, sia l’ottimismo irrazionale». I giovani, ha proseguito il sacerdote, «hanno il desiderio di confrontarsi con adulti significativi, che sappiano far interagire il cuore e la mente, le idee e la vita».Di «sfiducia nel futuro, che genera una profonda paura di scegliere», ha anche parlato il viceparroco don Giuseppe Forlai. A confermare il suo punto di vista il dirigente scolastico Sergio Cicatelli che, muovendo dai dati forniti dall’esperienza e dalle ricerche di settore, ha suggerito l’immagine «di una generazione di adolescenti dalla speranza corta, concentrati sull’immediato, che pongono alla scuola più una domanda di senso e di affetto che di cultura». Ma in una situazione del genere, si sono domandati i due insegnanti di religione Andrea ed Elvira Monda, «musica, cinema e letteratura possono educare ancora?» e per quanto riguarda «la rivoluzione digitale in atto – è stato l’interrogativo proposto dallo psichiatra psicoterapeuta Tonino Cantelmi -, con gli adulti che da almeno un decennio hanno progressivamente rinunciato a educare, i nuovi media costuiscono un pericolo o forniscono opportunità educative?».
La chiave di volta, secondo don Sergio Ghio, parroco e insegnante di religione, «è nel rapporto di comunione tra gli educatori. Perché creare un “clima” di incontro – ha aggiunto – contribuisce a fare emergere una personalità sempre più unitaria e strutturalmente armonica dei nostri giovani». Tesi sostenuta anche da Gianni Pizzuti, della Caritas diocesana, soprattutto quando si parla di giovani a rischio: «All’interno di una relazione di fiducia e conoscenza reciproca – ha spiegato – dove l’educatore si pone come figura di riferimento adulta, diversa dal gruppo dei pari, si potenzia l’autostima dei ragazzi, motivandoli a partecipare e promuovere iniziative costruttive, a diventare presenze significative».
8 marzo 2010