Samuele Bersani presenta il suo nuovo “Manifesto abusivo”

Nell’ultimo album del cantautore originario di Cattolica sonorità particolari e testi ironici e spiazzanti. La presentazione alla Feltrinelli; da gennaio il tour di Concita De Simone

C’è un “Manifesto abusivo” che si appresta ad essere presentato nella Capitale. Ma non si tratta di questioni elettorali, anche se il cognome dell’autore potrebbe trarre in inganno. Parliamo dell’ultimo lavoro di Samuele Bersani, cantautore trentanovenne di Cattolica, di quelli che non si vedono spesso in tv e che propone sempre canzoni raffinate e “concettuali” e che quindi viene definito “di nicchia” da pubblico e critica. Pubblicato lo scorso 2 ottobre, “Manifesto abusivo”, settimo album in 18 anni di carriera (iniziata nel 1991 al fianco di Lucio Dalla), raccoglie undici nuovi brani in cui il musicista, che non smentisce il suo stile visionario, racconta la poesia del quotidiano tornando a cantare prevalentemente di sentimenti con incursioni nella realtà circostante. Bersani ne parlerà alla “Libreria Feltrinelli” di via Appia Nuova 427, il 10 ottobre alle ore 18.

«Ci ho lavorato un anno e mezzo e potrei definirlo – ha anticipato alla stampa il cantautore bolognese d’adozione – un album di confessioni private, forse un disco d’amore». Il disco, melodicamente, spicca per anomalie nel panorama musicale italiano: non ha niente di tipicamente nostrano, né negli arrangiamenti né nelle sonorità. Ma lui, quello di “Spaccacuore” e “Giudizi Universali”, di “Replay” (che verrà presto incisa dalla Vanoni) e de “Il pescatore di asterischi”, in fondo, non è mai stato uguale agli altri.

Un’anticipazione di questo ultimo album era arrivata già a fine luglio con “Ferragosto”, versione inedita e felicemente ispirata del brano scritto a quattro mani con e per Sergio Cammariere nel 2004. Poi, a settembre, il primo vero inedito, “Un periodo pieno di sorprese” che racconta dei postumi ancora dolorosi di una rottura sentimentale e della necessità di guardare avanti («…comincia a ingiallirsi il nero del livido / non è più così tanto nitido / e da oggi il dolore ritorna semplicemente sottocutaneo»). Ironico e spiazzante il brano “Pesce d’aprile”, un affresco fulminante sul rapporto che ormai abbiamo con le notizie e con la verità tradotta dall’informazione, tanto da far sembrare la realtà un grande agghiacciante scherzo («… oggi in campeggio a Neanderthal / domani le terme a Chernobyl / Hiroshima a pagamento come Disneyland con dei prezzi un po’ più ragionevoli»).

Ormai siamo tutti «narcotizzati», viviamo in un paese «addormentato» e «si respira una cappa pesante», ha confidato il cantante. Rispetto alla situazione politica le certezze sono venute meno: «Partecipo alla confusione di questo momento con altrettanta confusione; so bene ciò che non mi piace, e lo so bene anche per quanto riguardala musica, ma non so dire cosa mi piace davvero». “A Bologna”, secondo Samuele, è la vera canzone d’amore dell’album: anzi una lettera d’amore scritta e cantata tutta d’un fiato che non risparmia una denuncia dell’abuso di divieti e della paura dei cambiamenti di una città «che si è spenta», dove «la giunta comunale con divieti e ordinanze ha cancellato la notte». «Abito nel quartiere di San Vitale, che sembra il set di un film con Charles Bronson – ha rivelato il cantautore –. Bologna, dicevano, rappresentava il meglio del Paese, ma ora io vedo una città grigia. C’è il rischio di diventare reazionari. Non voglio creare polemiche, ma ho scritto questo brano con lo spirito di chi vuole contribuire a far tornare il sorriso a una città che mi ha regalato tanto».

Il brano che dà il titolo all’album ha un testo visionario, a tratti futuristico: «È nato mentre ero a Bologna in bicicletta che, frenando, emetteva un suono simile alla tromba di Miles Davis» ha spiegato. L’unico brano non firmato da Bersani ma dal “cantattore” romano Angelo Conte è “Ragno”, un surreale dialogo tra l’inquilino di un appartamento e un ragno, interpretato da Conte con uno spiccato accento romanesco.

Da Gennaio, per Bersani, inizierà il tour per una serie di concerti in via di definizione. Nel frattempo, saranno sicuramente poche le uscite televisive di promozione «perché io non sono un invadente, punto sul passaparola e su YouTube – ha concluso –. Sono un po’ come certi bambini di Cattolica che stanno lì a vendere le proprie conchiglie su una cassetta di frutta ma senza importunare nessuno».

9 ottobre 2009

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