Scommettere sulla comunicazione

di Angelo Zema

«L’emergenza educativa si pone anche, e sempre più, come una “sfida comunicativa”». Partiamo dall’affermazione del vescovo Claudio Giuliodori, presidente della Commissione episcopale Cei per la cultura e le comunicazioni sociali, autore di un recente editoriale sull’«Osservatorio Comunicazione e cultura», per rimettere al centro del campo, diremmo con metafora calcistica, il tema della pastorale della comunicazione e della cultura, di cui più volte abbiamo parlato su queste colonne. Un tema riaffiorato al Convegno diocesano del giugno scorso, che ha indicato le linee guida per l’anno pastorale 2008-2009. L’«educare alla speranza», filo conduttore del nuovo programma pastorale diocesano, non può prescindere da un’adeguata comunicazione della fede.

E quando parliamo di comunicazione non ci limitiamo certo solo al problema dell’informazione, dei «media», che pure ne rappresenta una parte importante. Del resto, come ha scritto Benedetto XVI nella lettera sull’educazione consegnata alla diocesi e alla città di Roma nel febbraio scorso, «le idee, gli stili di vita, le leggi, gli orientamenti complessivi della società in cui viviamo, e l’immagine che essa dà di se stessa attraverso i mezzi di comunicazione, esercitano un grande influsso sulla formazione delle nuove generazioni, per il bene ma spesso anche per il male». Tuttavia la questione è più ampia e sembra che la consapevolezza della sua urgenza stia maturando.

Prezioso, in questo senso, è stato anche il contributo di un giornalista autorevole al Convegno diocesano, il vaticanista Luigi Accattoli, che, attraverso una veloce panoramica di martiri e testimoni di una fede vissuta e operosa, ha indicato in maniera molto concreta cosa voglia dire comunicare la Buona Notizia. E ancora, se n’è parlato nei gruppi di lavoro (quest’anno divisi per settore): solo per citare tre esempi, è stato suggerito di «aiutare i giovani a fare esperienze che portino ad apprezzare le bellezze e le ricchezze della Chiesa, attraverso una forma comunicativa aggiornata» e di «incoraggiare l’uso degli strumenti amati dai giovani da parte della parrocchia», ma è stato pure rivolto l’invito ai sacerdoti a «curare maggiormente l’aspetto omiletico, sia quanto a profondità che quanto a tecniche di comunicazione».

Come si vede, le proposte sono tante e su più fronti. Si avverte ovviamente il pericolo indicato dal Papa, la pervasività dei media. Ma, pur essendone consapevoli, è ora di puntare sul «positivo» senza scoraggiamenti. Come lo stesso tono, lo stile del Papa invitano a fare. È ora, insomma, di scommettere sulla comunicazione della fede, di investire sulla cultura. Non perderemo occasione di segnalare ciò che, sia a livello diocesano sia a livello delle realtà ecclesiali, può contribuire a giocare questa partita nel modo migliore. Le iniziative dell’Ecclesia Mater, di cui parliamo in questo numero, sono già un segnale eloquente. La formazione in campo deve essere ben allenata e disporre dei mezzi necessari.

In questi anni la Chiesa italiana ha compiuto decisi passi in avanti sul terreno di gioco del rapporto fede-cultura, dall’impegno del Progetto culturale al potenziamento dei mezzi di comunicazione, che in fondo è parte del primo e più ampio cammino. Quest’anno, un evento come il tempo giubilare dedicato a San Paolo, straordinario comunicatore della fede, ma anche ricorrenze significative come il 40° dalla fondazione di Avvenire e il 20° del Sir, l’agenzia di stampa promossa dalla Cei al servizio dei settimanali diocesani, rappresentano – nel periodo che abbiamo alle porte – una opportunità in più per riflettere su questi temi e per sostenere l’impegno comune di evangelizzazione e di testimonianza.

È necessario che la “buona notizia” sia comunicata in maniera adeguata alla complessità dell’oggi, che sia «accolta come ragione di vita – ha scritto il cardinale Vallini nel suo primo messaggio alla diocesi di Roma -. Ciò permetterà alle persone che si aprono al Vangelo di stabilire il primato di Dio nella loro esistenza, cioè di avere la visione di Dio in tutte le cose, e di riannodare i legami tra fede e cultura».

14 settembre 2008

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