Tornare a fare della politica il luogo della carità

Il vescovo Mario Toso ha incontrato gli operatori della pastorale sociale, richiamando le priorità che devono guidare progetti e iniziative. Seguendo il filo rosso della Caritas in veritate di Nicolò Maria Iannello

Non c’è sviluppo economico, politico e sociale integrale senza un nuovo annuncio di Cristo. Anzi è proprio una rinnovata evangelizzazione il presupposto per un cambiamento della società. È questo il cuore del messaggio che il vescovo Mario Toso, segretario del Pontificio consiglio Giustizia e pace, riprendendo alcune parole di Benedetto XVI dall’enciclica Caritas in veritate, ha rivolto ieri, lunedì 27 febbraio, agli animatori della pastorale sociale durante la tavola rotonda “Conversione e giustizia sociale”, presso la basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Un discorso che ha i toni di un’esortazione e di un richiamo alle priorità da seguire nei vari progetti e iniziative messe in campo. Ma è anche una lucida analisi della contingente situazione storica del Paese, con un’attenzione all’Europa e al mondo.

Il punto di partenza di ogni argomentazione è stata l’enciclica di Benedetto XVI che «indica un’esperienza concreta da seguire per rinnovare l’umanità e la sua dimensione sociale» spiega monsignor Toso. Così la prima condizione perché ci si aspetti la nascita di «una nuova classe dirigente e una nuova educazione per le nuove generazioni è che la Chiesa riscopra la sua missione nella quale sono coniugate l’annuncio di Gesù e la realizzazione di opere di giustizia». E il primo passo da compiere in questa direzione, precisa con forza il presidente del Pontificio consiglio Giustizia e pace, «è quello di fare sì che la gente costruisca la propria vita su Cristo, il Giusto per eccellenza, donato agli uomini da Dio, che nell’incarnazione ha compiuto la prima opera di giustizia per il mondo». Ma perché a un certo punto nella Caritas in veritate Benedetto XVI afferma che «l’annuncio è motore dello sviluppo»? Con le sue parole il Papa «non intende dire che il progresso dipende dalla diffusione delle dottrine o di regole morali ma sollecitare tutti a incontrare Gesù Cristo e vivere in comunione con lui».

Le ragioni di tale esortazione sono numerose: «Dimorare in lui ci permette di accedere a una conoscenza più vasta della realtà, sana la nostra intelligenza e ci libera dall’egoismo». E chi vive in Cristo è «spinto a una conversione del cuore che poi influisce sul pensiero, sull’agire e sulla morale». È solo questo rinnovamento che «ci sprona a compiere la più grande opera di giustizia per l’umanità, ovvero evangelizzare». Ecco perché si può affermare che la Caritas in veritate, «il manifesto sociale di questo terzo millennio, invita a vivere la realtà nella verità e nell’amore di Cristo, auspicando non una conversione al sociale ma un incontro con lui perché possiamo essere trasformati interamente». È solo tenendo presenti queste premesse che è possibile «dare un indirizzo programmatico a tutte le opere di giustizia sociale». Tra le priorità, ricorda nel suo elenco il vescovo Toso, «c’è quella di non dimenticarsi mai che Dio ha il primato su tutto». Solo a partire da questa convinzione infatti è possibile «ridare alla persona ciò che è suo, ricordandosi che il lavoro è per l’uomo, e non l’uomo per il lavoro» e «attribuire un nuovo significato alla parola “giustizia” che sembra sradicata dalla morale e dal trascendente».

Altrettanto prioritaria l’esigenza di tornare a fare della politica «il luogo della carità» e dell’economia e della finanza «degli spazi in cui vivere delle relazioni piene di verità». O ancora, sul fronte dell’imprenditorialità «fare in modo che essa sia plurivalente, creando diversi tipi di imprese per rispondere meglio ai bisogni della società». Ma anche «garantire l’accesso al lavoro e il suo mantenimento per tutti». Infine, gli obiettivi operativi cui dovrebbe puntare la pastorale: «Evitare che le parrocchie si estranino dalla realtà e dal territorio e a livello diocesano affrontare i problemi attuali creando una rete con i vari movimenti e le realtà ecclesiali per mettere in moto la forza del cristianesimo».

28 febbraio 2012

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