Una Chiesa in cammino accanto all’uomo
Tanti temi si intrecciano nell’evento, unico nella storia, della canonizzazione contemporanea di due Papi: il servizio dei pontefici; il filo rosso della misericordia; il Concilio di Angelo Zema
Si intrecciano tanti temi nella canonizzazione dei due Papi che «hanno conosciuto le tragedie del XX secolo ma non ne sono stati sopraffatti». E non potrebbe essere diversamente per un evento unico nella storia. Con due Papi santi, appunto, contemporaneamente, e due Papi vivi a concelebrare, anche se uno non più in carica, in maniera discreta, accanto ai cardinali alla sinistra del sagrato.
Già questa presenza dice di un tempo nuovo con cui fare i conti, il tempo del rinnovato “vigore” nell’annuncio del Vangelo agli uomini e alle donne di oggi e il tempo – imprescindibilmente legato – dell’umile servizio nella preghiera. In questi due elementi, il vigore e l’umiltà, si rispecchia il cammino della Chiesa che misura il suo passo con la Parola e con la carità, specialmente verso i più poveri.
Ecco allora l’omelia pronunciata da Francesco durante la Messa per la doppia canonizzazione, che spezza il pane della Parola del giorno. Omelia breve e “solenne”, senza aggiunte “a braccio”, che propone la riflessione sull’incredulità di Tommaso e sulla centralità delle piaghe di Gesù, «scandalo per la fede» e insieme «verifica della fede». Sono le piaghe di cui hanno fatto esperienza i due nuovi santi, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, andando incontro alle ferite degli uomini e delle donne che hanno incontrato. Ma sono le piaghe cui si accosta anche Francesco, fin dall’inizio del suo ministero petrino, e allora qui, più che altrove, si legge la continuità del servizio dei Papi. Due successori di Pietro elevati insieme agli altari, e un unico filo conduttore: vivere la carità di Cristo accanto ai fratelli, in tempi diversi e con modalità differenti. Cade il gioco delle contrapposizioni in cui a volte incespica il sistema mediatico, si innalza il testimone della misericordia.
È quello che si consegnano idealmente i vescovi di Roma e a cui richiama Francesco, che della misericordia ha fatto una bandiera del proprio pontificato. I nuovi santi, auspica e quasi prega, «ci insegnino a non scandalizzarci delle piaghe di Cristo, ad addentrarci nel mistero della misericordia che sempre spera, sempre perdona, sempre ama»; con un particolare pensiero al cammino sinodale sulla famiglia.
L’insegnamento dei Papi santi passa anche attraverso l’eredità del Concilio Vaticano II, che ha visto in Giovanni XXIII il coraggioso ideatore e in Giovanni Paolo II il convinto attuatore. La “giornata dei quattro Papi”, come qualcuno l’ha definita, è anche un’opportunità per valorizzare il Concilio e il suo messaggio, ancora da scoprire nella sua interezza. Una festa della santità e della fede, è stato giustamente detto. E ancora, una festa della Chiesa. Quel popolo in preghiera, nella notte della vigilia con le chiese aperte nel centro storico di Roma e nel giorno della doppia canonizzazione in piazza San Pietro e in altri luoghi della città, sta a dimostrarlo. La “giornata dei quattro Papi”, allora, è soprattutto l’espressione più autentica di una Chiesa che cammina accanto all’uomo. Indicando al mondo due nuovi santi che hanno contribuito a farla crescere.
28 aprile 2014