Una povertà gridata e un’altra nascosta

Il dilagare della prostesta dei “forconi” denuncia l’urgenza di una proposta, un progetto di ricostruzione. È questo il messaggio che devono cogliere le persone che abbiamo delegato a rappresentarci di Walter Lamberti (Agenzia Sir)

Una voce che non può non essere ascoltata e di cui va tenuto conto. Che va indubbiamente decifrata, interpretata, stigmatizzata nel momento in cui cede alla violenza e all’illegalità. Ma che deve far riflettere. Tutti. A partire da chi ha il compito di governarci in questi tempi difficili, tra incertezze, povertà e crisi. Che non è solo crisi dell’economia, ma questione drammaticamente più ampia. Si può discutere su chi siano i “genitori” della protesta dei forconi, che ha infiammato alcune piazze in questa settimana, e sul rischio che il fenomeno venga in qualche modo strumentalizzato da più parti, ma è pur vero che è segno di un disagio dilagante e trasversale. E si potrà discutere anche sui metodi di protesta, sulle degenerazioni e derive violente di gruppi più o meno numerosi di persone, ma resta un fatto: quel disagio, quel malessere non sono un’invenzione.

«C’è una povertà gridata e un’altra nascosta. Ma tutte e due sono povertà – ha commentato lunedì 9 dicembre monsignor Pier Giorgio Debernardi, vescovo di Pinerolo, anche lui “bloccato” dalle manifestazioni -. Ciò che fa esplodere la protesta non è tanto la povertà quanto vedere lo spreco, la corruzione, l’evasione fiscale e una speculazione sempre più ampia tra chi ha di più e chi invece si sente escluso». Di qui un invito a chi governa il Paese ad ascoltare il grido e la protesta della gente: «Il compito dello Stato è arginare, anzi demolire, la corruzione che, come un cancro, crea spazi di povertà sempre più ampi».

Ovviamente la protesta, tutte le proteste, non possono soltanto essere volte a «distruggere ciò che ormai è intollerabile». Serve una proposta, uno spiraglio, un progetto di ricostruzione. È questo il messaggio che devono cogliere le persone che abbiamo delegato a rappresentarci e gestire la cosa pubblica. Al di là ancora delle diverse opinioni politiche, dei giochi di potere e delle lotte tra chi governa e chi si oppone. Bisogna tornare a una politica che guardi ai problemi reali e non soltanto alle campagne elettorali e agli spot da salotto televisivo. Un concetto tanto abusato da diventare un banale luogo comune. Ma resta il punto da cui partire.

16 dicembre 2013

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