150 anni di unità: incontro sul II dopoguerra
Concluso il ciclo di incontri promossi dall’Ufficio catechistico diocesano sull’unità d’Italia: Fabio Macioce (Lumsa) e Giuseppe Parlato (Luspio) a confronto su movimento cattolico e Costituzione di Gianmarco Venturi
Si è concluso lunedì 23 maggio nella Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza, a due passi da piazza Navona, il terzo e ultimo incontro del ciclo “Gli italiani e l’Italia: 150 anni (e più) di unità” , promosso dall’Ufficio catechistico diocesano e patrocinato da Regione Lazio e Provincia di Roma, dedicato al secondo dopoguerra. Due gli interventi in programma: quello di Fabio Macioce, professore di filosofia del diritto della Lumsa, e Giuseppe Parlato, docente di storia contemporanea alla Luspio di Roma.
«La chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza – ha spiegato Macioce – è uno dei luoghi simbolo della genesi costituzionale, all’interno del quale si incontrarono e discussero esponenti cattolici che lasciarono il segno sulla nostra Carta. Una Costituzione che porta con sé, impresse, straordinarie testimonianze del patriottismo che si respirò in quegli anni. La Costituzione italiana è una mediazione, un compromesso tra le posizioni cattoliche, comuniste, socialiste e in maniera più blanda liberali. Ha un carattere eclettico, fondendo insieme culture differenti che si sono ritrovate su temi fondamentali. Non è dunque un’accozzaglia». Secondo Macioce una dei cardini della Carta costituzionale è il riconoscimento dei diritti. «La Costituzione italiana non crea i diritti ma li riconosce. I diritti pre-esistono, la persona si sviluppa prima dello Stato. È stato grazie al movimento cattolico che sono state introdotte le cosiddette garanzie sociali, politiche e giurisdizionali, i diritti sociali. Il contributo cattolico va in questo senso, nell’aver impresso un carattere solidaristico alla nostra Costituzione, concime della democrazia».
L’incontro è proseguito poi con l’intervento del professor Parlato, docente di storia contemporanea alla Luspio che ha prima fatto un quadro della situazione politica degli anni del secondo dopoguerra e posto l’accento sulla figura di Giovannino Guareschi, scrittore, giornalista, caricaturista e umorista. «Il quadro politico che si respirava tra il 1946 e il 1947, quando la Costituzione fu redatta, era quello dell’inizio della guerra fredda tra le due superpotenze, Usa e Urss. La politica dei blocchi, da una parte l’occidente e dall’altra l’Est europeo, controllato dalla Russia che creò tanti paesi satellite, introducendo il comunismo in nazioni come la Bulgaria e la Polonia di estrazione cattolica» ha detto Parlato introducendo Giovannino Guareschi, libero pesatore che grazie al suo Don Camillo e Peppone descrisse con maestria l’Italia della contrapposizione tra cattolici e comunisti. «Un uomo che non amava la retorica e che pagò con la prigione la sua satira pungente che non risparmiò nemmeno De Gasperi e il capo dello Stato Einaudi», ha sottolineato. Di Guareschi, Parlato ha anche ricordato l’impegno nelle elezioni del 1948 a favore della Democrazia Cristiana, suo il celebre slogan “Nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede, Stalin no”. Ma anche i contrasti con il potere che lo portarono a bacchettare la Dc e De Gasperi.
24 maggio 2011