«40 concerti», la pastorale in note
La rassegna itinerante che indica nel repertorio classico una possibilità di meditazione, conoscenza, scoperta di Ilaria Anselmi
Concepiti per l’Anno Giubilare, i 40 Concerti “Nel giorno del Signore” sono diventati in questi anni consuetudine domenicale per i romani, occasione per giovani artisti italiani di esibirsi, e soprattutto una forma di rinnovamento spirituale e culturale della Chiesa attraverso la grande musica, sacra e non solo. Itinerante nelle basiliche della capitale, infatti, la rassegna indica nel repertorio classico, di ispirazione religiosa e non, una possibilità di meditazione, conoscenza, scoperta agli appassionati melomani come ai neofiti, ai devoti come a chi attraverso la musica riscopre la fede, ed è per questo a giusto titolo promossa dal Servizio Diocesano per la Pastorale Giovanile.
Due capolavori, uno sacro l’altro profano, si segnalano a inizio 2006, emblematici di questa scelta artistica (di cui è responsabile Mons. Marco Frisina): questa domenica 15 Gennaio il “Magnificat” in Re maggiore per soli, coro e orchestra BWV 243 di Johann Sebastian Bach, la versione oggi più eseguita, risalente al 1728-31 (l’altra versione conosciuta, in mi bemolle, è invece del 1723). Tutta la finezza e la sensibilità di Bach come musicus poeticus risplendono in questa composizione ricca e trionfale, composta da tenere arie e brevi cori concertanti, lontano dallo spirito declamatorio degli oratori e delle passioni, ma con forti elementi di spettacolarità: il coro (Omnes generationes) che interrompe l’aria di soprano (Quia respexit), l’esuberanza del coro iniziale e del Gloria finale, l’esplosione del “Fecit potentiam” e il sublime Suscepit Israel…” che, come in una grande allegoria musicale, simboleggiano le caratteristiche del divino: potenza e vitalità, ma anche bontà e donazione. La tonalità di Re maggiore si addice meglio alle trombe; rispetto alla prima versione, la partitura ha una diversa strumentazione (i flauti dolci sono sostituiti da flauti traversi) e non presenta i quattro cantici, due inni latini e due cantici luterani, che intervallavano il Magnificat. Rimane il testo latino,
che a Lipsia (dove Bach abitava all’epoca della composizione) prosperava anche come lingua accademica. Il Canticum Mariæ, in particolare, era stato accolto dalla chiesa riformata: lo si usava al sabato nel corso dei Vespri, ma in tedesco. A Lipsia, invece, a Natale, Pasqua e Pentecoste era permesso cantarlo in latino. Alla Vergine è dedicata anche la Cantata «Herz und Mund und Tat und Leben» BWV 147 in programma. Fu ultimata nel 1723 per la festa della visitazione di Maria del 2 luglio. Bach aveva nel cassetto del materiale inutilizzato, composto sette anni prima a Weimar per la quarta domenica d’Avvento. Lo rielaborò scrivendo una cantata di dieci numeri divisi in due parti: un coro iniziale solenne e grandioso, tre brevi meditazioni commosse in stile di recitativo arioso, quattro arie per i solisti, tre trepidanti e dolcissime, una trionfante. Due celebri Corali chiudono le due parti sulla cullante melodia di «Werde munter, mein Gemüte». E’ lo stesso Frisina a salire sul podio di Coro e Orchestra Musicanova per questo monumento musicale di devozione, solisti Michela Sburlati, Rossana Rinaldi, Giorgio Merighi, Fabrizio Flamini, nella chiesa di Santa Maria in Ara Coeli.
Percorrendo a volo d’uccello i due appuntamenti successivi, il 22 Gennaio a San Marcello al Corso con Françoise Gadbois all’organo, e Mauro Maur alla tromba assieme ai suoi Solisti (3 trombe e 3 tromboni), e il 29 a Santa Maria in Aquiro con le musiche femminili prodotte nei Conventi tra Medioevo al Barocco (interprete l’Ensemble vocale–strumentale «I Nuovi Affetti Musicali» diretto da Paola Ghigo); giungiamo alle celebrazioni mozartiane in occasione del 250° anniversario della nascita del genio di Salisburgo. Anche i concerti diocesani gli rendono omaggio con un gioiello di teatro musicale del ‘700, frutto del connubio con il librettista Da Ponte: il 30 vanno in scena, per così dire, «Le Nozze di Figaro» di Wolfgang Amadeus Mozart, che il luogo sacro impone come «Opera in miniatura». Anche nella trasposizione musicale, l’originale del Beaumarchais suggerisce all’opera di Mozart-Da Ponte quel sovvertimento sociale della «folle journée», sentore dell’imminente Rivoluzione Francese – pur semplificato e depurato ad uso della corte absburgica – ricercando pur nel dipanarsi turbinoso degli avvenimenti la complicità e la partecipazione del pubblico, secondo un principio di adeguamento “realistico” tra palcoscenico e platea. La vicenda dei promessi sposi Susanna e Figaro, del Conte intenzionato a rivendicare il feudale “Jus primae noctis”, della Contessa tradita, e il ribaltamento finale di ruoli e posizioni sociali, viene così non soltanto contemplata ma addirittura rivissuta, nell’identificazione simpatetica con la scena, oltretutto così ricca di spunti di critica sociale e politica ancora attuali. A guidare cantanti e orchestra Paolo Subrizi, pianista romano passato, come anche suoi più illustri colleghi, dalla tastiera alla bacchetta direttoriale. Vale la pena ricordare che tutti i concerti iniziano alle 20.30, e l’ingresso è gratuito.
13 gennaio 2006