La Natività di Nostro Signore Gesù Cristo compie 70 anni
I filoni della pastorale illustrati dal parroco mons. Sigurani, che il 15 gennaio ha ricevuto la visita del cardinale Ruini di Giulia Rocchi
Settanta anni. Un anniversario importante per la parrocchia della Natività di Nostro Signore Gesù Cristo, in via Gallia, pochi passi da San Giovanni. Festeggiato con la visita del cardinale vicario, che oggi celeberà la Messa con tutta la comunità.
Nel 1935, sottolinea il parroco monsignor Pietro Sigurani, è iniziata la vita parrocchiale, ma la costruzione vera e propria, di mattoni, è arrivata l’anno seguente. Da allora tanti parroci (tra cui l’ex vicegerente Luigi Rovigatti) si sono succeduti alla guida della comunità. «Ci siamo passati l’un l’altro una fiaccola – commenta don Pietro – che nessuno ha spento, ma ciascuno ha rivitalizzato». Sempre «seguendo con chiarezza i programmi pastorali». Una linea collega dunque nel tempo le varie attività parrocchiali. In particolare, spiega don Pietro, si seguono tre filoni: «Grande amore per la vita liturgica, grande impegno nell’annuncio evangelico e nella carità». Una formula vincente, testimoniata dall’alta affluenza alle celebrazioni, anche nei giorni feriali: si distribuiscono in media 10mila comunioni a settimana.
Nove sacerdoti e cinque diaconi si occupano delle liturgie e dei vari gruppi di catechesi sacramentale e permanente. Di uno fa parte Laura, volontaria nella libreria della parrocchia. Un piccolo negozio accanto all’ingresso principale della chiesa: sugli scaffali le novità editoriali, a cominciare dagli scritti di Papa Benedetto XVI. «La catechesi – racconta Laura – serve per sostenerci in tutte le nostre attività».
Nell’ambito della solidarietà, è attiva da 25 anni la «Domus Caritatis». «Abbiamo sempre tenuto al servizio per i poveri, del quartiere e non solo», racconta don Pietro. Nei sotterranei della chiesa è stata ricavata una sala dove viene offerto un pasto caldo, un servizio di docce e di cambio vestiario. A disposizione degli ospiti (soprattutto extracomunitari) c’è anche un avvocato, per risolvere le questioni legali. La sala è bellissima: con la grande cucina e i tavoli apparecchiati con piatti di terracotta. I cibi serviti sono tutti cucinati sul momento. Della spesa si occupa Giulio, che compra il necessario grazie alle offerte dei parrocchiani. Mentre Alì, tunisino di 26 anni assunto con regolare contratto, tiene in ordine la mensa. «Io sono musulmano, vado sempre in moschea a pregare. Ma sono un grande amico di don Pietro». Alì ha studiato nel suo Paese, presso una delle scuole di formazione aperte dalla Natività nel Sahara (a Douz, Kibili e Nefta). Una dimostrazione in più dell’attenzione dai vari parroci al dialogo ecumenico e interreligioso.
«Abbiamo rapporti di approfondimento biblico-teologico con la Chiesa luterana svedese», spiega don Pietro. Di vecchia data anche l’amicizia con la comunità ebraica. «Durante la Seconda guerra mondiale – racconta – tanti dei suoi membri riuscirono a sfuggire alle persecuzioni nascondendosi nel sotterraneo della chiesa». E ancora oggi, sulla volta di quella che è diventata la mensa, si vedono i segni scuri lasciati dalle candele.
15 gennaio 2006