Ognissanti
Il carisma legato alla solidarietà della comunità nata dall’impegno evangelizzatore di don Luigi Orione, all’Appio-latino di Gianluigi De Palo
La risposta è sempre la stessa: «Quello che contraddistingue maggiormente la parrocchia di Ognissanti è il suo saper essere attenta ai bisogni della gente, proiettata verso i poveri in perfetto stile orinino». Non solo il parroco, don Antonio Ascenzo, ma anche i laici, conoscono perfettamente la storia del quartiere e di quando Pio X chiese personalmente a San Luigi Orione di cominciare l’evangelizzazione delle zone fuori le mura, che definiva la «Patagonia romana». Don Orione inizialmente aprì una cappelletta in una rimessa di carretti e cominciò un’intensa opera di missione tra le baracche dei poveri convertendone moltissimi e amministrando i sacramenti a gente che si era allontanata dalla Chiesa. La storia, poi, racconta che, il primo novembre del 1920, alle cinque del mattino, egli volle celebrare la prima messa nella chiesa che segnò profondamente il suo cammino di santità nella capitale. Ed è proprio per ricordare questo avvenimento e per celebrare la dedicazione della parrocchia che la sera del 31 ottobre tutto il quartiere Appio-latino si mobiliterà per partecipare alla festa patronale, con tanto di concerto e di castagnata nell’oratorio. «Questo è un quartiere popolare – spiega don Antonio – e la gente parteciperà numerosa come sempre. Non possiamo temere la concorrenza di feste come quella di hallowen che vanno tanto di moda in questi anni. La nostra è più vecchia e più radicata nel territorio». La dedicazione a tutti i Santi è da ricondurre al carteggio che avvenne tra Pio X e don Orione, ma soprattutto ad uno scritto di quest’ultimo in cui il sacerdote riferendosi alla realtà difficile incontrata fuori le mura della capitale, chiese l’aiuto, per riuscire nella sua impresa di evangelizzazione, non solamente ad un santo, ma alla loro totalità. E come ogni anno, il primo di novembre, tutto il quartiere sarà chiamato ad accendere alle 21, al suono delle campane, una piccola luce, segno di memoria delle persone scomparse.
La signora Rita, come ogni mattina, è nell’ufficio parrocchiale per sbrigare alcune pratiche burocratiche. «Con mio marito – racconta orgogliosa – facciamo parte del gruppo dell’Azione cattolica e poi diamo una mano come messaggeri». Sì, perché, vista la grandezza del territorio, il parroco ha chiesto ai laici di portare comunicazioni, lettere o inviti porta a porta. «Fa parte del progetto che stiamo portando avanti negli ultimi tre anni e che vedrà il suo culmine il 25 marzo del 2008, centenario della presenza di don Orione nel nostro quartiere. Stiamo cercando di decentrare il ruolo della parrocchia perché la Chiesa deve farsi sempre maggiormente prossima alla gente. Dobbiamo continuare l’opera iniziata cento anni or sono facendoci prossimi alle famiglie, ai malati, agli anziani e al popolo di Dio che ancora non conosciamo». Ora la sfida è differente: si tratta di fronteggiare lo sradicamento di tante persone dallo spirito e dalla cultura del Vangelo. E nel contesto di questo cammino di evangelizzazione, il desiderio è quello di rintracciare sul territorio nuove figure di operatori pastorali che possano aiutare quei laici che già dedicano molto del loro tempo alla parrocchia. «I sacerdoti sono sempre di meno e per questo credo sia giusto trasformare questa difficoltà oggettiva della Chiesa in una opportunità di crescita per il laicato». Rosetta, ad esempio è la sacrista della parrocchia. Il suo compito è quello di assistere i sacerdoti che devono dire messa e tenere in ordine la chiesa, ma non solo. Con suo marito è catechista e ministro straordinario dell’Eucarestia. «Sono sempre a contatto con il Signore – racconta -. Quello che amo di questa parrocchia è il carisma legato alla solidarietà, all’attenzione verso l’altro, verso gli ultimi».
In occasione della canonizzazione di don Orione, la parrocchia si impegnò nella realizzazione di due opere di carità che, tra breve, verranno inaugurate. «Stiamo ultimando – continua la sacrista – una casa di accoglienza che sia in grado di ospitare una ventina di senza fissa dimora presenti nel quartiere e un centro di animazione giovanile in cui si possano fare attività musicali di un certo livello». I giovani, infatti, non mancano. Basta fare una capatina nell’oratorio in un pomeriggio qualunque. È un via vai di palloni e di risate. «È sempre aperto – conferma Marco, uno dei giovani che aiutano nell’animazione –. Abbiamo oltre seicento bambini, molti dei quali stranieri». Una trentina di loro, questa estate è andata a Colonia per la Giornata Mondiale della Gioventù, ma ci sono anche parecchi universitari fuori sede: «Sono un bel gruppo. Si riuniscono ogni giovedì per un’ora di lectio divina». Ognissanti è anche ricca di associazioni e movimenti fondati e voluti fortemente da don Orione: oltre agli Scout e all’Azione cattolica, i vincenziani, che utilizzando la mensa della parrocchia – capace di sfornare oltre 300 pasti caldi – due volte alla settimana portano nelle stazioni vicine la cena ai bisognosi. Ma don Antonio è particolarmente orgoglioso del gemellaggio con la chiesa anglicana di All Saints di via del Babuino, che non dipende solamente dal nome. «Essendo il titolare della nostra chiesa il cardinale Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, abbiamo voluto valorizzare in questo modo la dimensione ecumenica». Non solo: in questa parrocchia venne inaugurata per la prima volta la riforma liturgica. Nella chiesa di Ognissanti, infatti, Paolo VI volle celebrare il 7 marzo del 1965 la prima Messa in italiano.
28 ottobre 2005