«Il compito urgente dell’educazione»
È questo il tema della lettera del Santo Padre che invita la diocesi e la città a perseverare nella formazione integrale della persona di Angelo Zema
Una lettera alla diocesi e alla città di Roma «sul compito urgente dell’educazione». Benedetto XVI la indirizza ai suoi fedeli dopo aver lanciato l’allarme sull’«emergenza educativa» nel Convegno diocesano del giugno scorso ed essere tornato più volte sull’argomento in questi mesi, fino al recente appello alle amministrazioni locali a farsi carico di un problema così importante per il futuro della società. E al saluto rivolto alle scuole cattoliche di Roma all’Angelus di domenica scorsa, quando aveva incoraggiato i loro responsabili, dirigenti, docenti, insieme a genitori e alunni, convenuti in occasione della Giornata diocesana della scuola cattolica, a perseverare, nonostante le difficoltà, nell’importante compito di porre il Vangelo al centro di un progetto educativo che punti alla formazione integrale della persona umana.
L’educazione, dunque, priorità pastorale, e non solo. Tema tanto importante da essere l’oggetto della prima lettera di Benedetto XVI ai romani. Il documento arriva nel cuore dell’anno pastorale che la diocesi di Roma dedica appunto all’educazione – come si ricorderà, tema del programma pastorale diocesano 2007/2008 è infatti «Gesù è il Signore. Educare alla fede, alla sequela, alla testimonianza» -. Nella lettera il Santo Padre ribadisce alcuni concetti espressi al Convegno diocesano, sottolineando la difficoltà dell’educare oggi, come constatano i genitori, gli insegnanti, i sacerdoti e tutti coloro che hanno dirette responsabilità educative. E anche il pericolo che, di fronte a queste difficoltà, gli educatori siano tentati di rinunciare al loro compito. «In realtà – scrive il Papa -, sono in questione non soltanto le responsabilità personali degli adulti o dei giovani, che pur esistono e non devono essere nascoste, ma anche un’atmosfera diffusa, una mentalità e una forma di cultura che portano a dubitare del valore della persona umana, del significato stesso della verità e del bene, in ultima analisi della bontà della vita. Diventa difficile, allora, trasmettere da una generazione all’altra qualcosa di valido e di certo, regole di comportamento, obiettivi credibili intorno ai quali costruire la propria vita».
Benedetto XVI dice con chiarezza a tutti: «Non temete! Tutte queste difficoltà, infatti, non sono insormontabili. Sono piuttosto, per così dire, il rovescio della medaglia di quel dono grande e prezioso che è la nostra libertà, con la responsabilità che giustamente l’accompagna». Prioritaria è però la consapevolezza del fatto che aumenta oggi «la domanda di un’educazione che sia davvero tale». Esigenze comuni di un’autentica educazione sono «quella vicinanza e di quella fiducia che nascono dall’amore», chiarisce il Pontefice. «Sarebbe dunque una ben povera educazione quella che si limitasse a dare delle nozioni e delle informazioni, ma lasciasse da parte la grande domanda riguardo alla verità, soprattutto a quella verità che può essere di guida nella vita». E anche la sofferenza, puntualizza, «fa parte della verità della nostra vita».
Il punto forse più delicato dell’opera educativa, secondo il Papa, è «trovare un giusto equilibrio tra la libertà e la disciplina. Il rapporto educativo è anzitutto l’incontro di due libertà e l’educazione ben riuscita è formazione al retto uso della libertà». Mai assecondare gli errori o fingere di non vederli – raccomanda il vescovo di Roma ai suoi fedeli – «o peggio condividerli, come se fossero le nuove frontiere del progresso umano». Ne consegue che «l’educazione non può dunque fare a meno di quell’autorevolezza che rende credibile l’esercizio dell’autorità».
Decisivo, in ogni caso, il senso di responsabilità, personale e collettivo. «Le idee, gli stili di vita, le leggi, gli orientamenti complessivi della società in cui viviamo, e l’immagine che essa dà di se stessa attraverso i mezzi di comunicazione – osserva Benedetto XVI -, esercitano un grande influsso sulla formazione delle nuove generazioni, per il bene ma spesso anche per il male. La società però non è un’astrazione; alla fine siamo noi stessi, tutti insieme, con gli orientamenti, le regole e i rappresentanti che ci diamo, sebbene siano diversi i ruoli e le responsabilità di ciascuno. C’è bisogno dunque del contributo di ognuno di noi, di ogni persona, famiglia o gruppo sociale, perché la società, a cominciare da questa nostra città di Roma, diventi un ambiente più favorevole all’educazione».
Il riferimento conclusivo della lettera è all’enciclica Spe salvi: «Anima dell’educazione, come dell’intera vita, può essere solo una speranza affidabile». Ma la speranza è oggi insidiata da molte parti. Ecco «la difficoltà più profonda per una vera opera educativa – spiega il Papa -: alla radice della crisi dell’educazione c’è infatti una crisi di fiducia nella vita». L’invito finale è a «porre in Dio la nostra speranza. La speranza che si rivolge a Dio ci rende solidali nel bene, ci stimola ad educarci reciprocamente alla verità e all’amore».
23 gennaio 2008