Alla vigilia del conclave
Il primo atto, la Messa “Pro eligendo”, domani mattina, 12 marzo, nella basilica di San Pietro. Quindi dal pomeriggio, dopo l’«extra omnes», l’inizio delle votazioni nella Cappella Sistina: 77 i voti necessari di Angelo Zema
Saranno 77 i voti necessari per l’elezione del nuovo pontefice. I due terzi dei votanti e dei presenti, come sancito da Benedetto XVI con il recente Motu Proprio “Normas nonnullas”. E la cifra non varia in caso di ballottaggio tra i due candidati più votati (i quali perdono il diritto di voto), circostanza che potrebbe verificarsi a partire dal 34° o 35° scrutinio qualora i cardinali non fossero ancora arrivati all’elezione. È una delle norme più significative in materia di conclave: l’ingresso nella Cappella Sistina sarà preceduto al mattino dalla Messa votiva «pro eligendo Papa», nella basilica di San Pietro. La celebrazione sarà presieduta dal decano del collegio cardinalizio Angelo Sodano, 85 anni (senza diritto di accesso al conclave), e vedrà la partecipazione di tutti i cardinali, anch’essa una novità del Motu Proprio.
Dopo la liturgia, i protagonisti saranno solo i 115 cardinali elettori: coloro che, prima del giorno d’inizio della sede vacante, non avevano ancora compiuto l’80° anno di età e non hanno presentato rinuncia (il collegio ha accettato la rinuncia di due porporati). Dalla Cappella Paolina, nel pomeriggio, si recheranno in solenne processione alla Cappella Sistina, invocando l’assistenza dello Spirito Santo con il canto del “Veni Creator”. Da quel giorno i cardinali elettori alloggeranno nella “Domus Sanctae Marthae”, in Vaticano, mentre è indicata la necessità di un alloggio anche per alcune figure che, come prescrive la costituzione apostolica “Universi Dominici Gregis” di Giovanni Paolo II, sono «coinvolte nello svolgimento dell’elezione»: il segretario del collegio cardinalizio (l’arcivescovo Lorenzo Baldisseri), segretario anche dell’assemblea elettiva; il Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie (monsignor Guido Marini); otto cerimonieri; due religiosi addetti alla sagrestia pontificia; un ecclesiastico scelto dal cardinale che fa le veci del decano «perché lo assista nel proprio ufficio». E le attribuzioni di Sodano, nel conclave, saranno esercitate da Giovanni Battista Re.
La normativa non manca di curare ogni aspetto, come la disponibilità di religiosi per le confessioni, di due medici per eventuali emergenze e di addetti alla mensa e alle pulizie. Per tutti, compresi i due tecnici di fiducia chiamati a tutelare la segretezza del conclave, è previsto l’obbligo del giuramento. Il recente Motu Proprio conferma l’impegno per garantire «la riservatezza e il libero svolgimento di tutte le operazioni connesse con l’elezione del Sommo Pontefice», sia con la chiusura di tutti gli ambienti interessati alle persone non autorizzate sia provvedendo perché i cardinali elettori non siano avvicinati da nessuno durante il percorso dalla loro nuova temporanea residenza al Palazzo Apostolico, sia, ancora, vietando ai cardinali elettori ogni tipo di corrispondenza nei giorni del conclave e qualsiasi utilizzo dei mezzi di comunicazione. Ogni infrazione al segreto sarà punita con la scomunica «latae sententiae» (cioè automatica). Una pena che tuttavia non riguarda i cardinali, obbligati «graviter onerata conscientia».
Per gli elettori è previsto il giuramento subito dopo l’ingresso nella Sistina: alla lunga formula collettiva sancita dalla “Universi Dominici Gregis”, che sarà letta da Re, seguirà quella breve pronunciata da ogni singolo cardinale, toccando il Vangelo. Al termine, l’«extra omnes» («fuori tutti»): gli estranei al Conclave dovranno lasciare la Sistina. Ad intimarlo sarà il Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, che uscirà dalla Cappella dopo la seconda meditazione ai cardinali elettori insieme all’ecclesiastico scelto per tenerla, il cardinale maltese Prosper Grech. L’unica modalità di elezione ammessa è «per scrutinium». Previste due votazioni al mattino e due al pomeriggio, tranne nella prima giornata, quando nel pomeriggio potrebbe (ma non è detto) avvenire già la prima votazione.
Molto dettagliata la procedura dello scrutinio stabilita da Giovanni Paolo II e modificata solo marginalmente da Benedetto XVI. Il compito di distribuire le schede è affidato ai cerimonieri, che saranno richiamati nella Sistina insieme al segretario del collegio e al Maestro delle celebrazioni. Viene considerata anche la possibilità della presenza di cardinali infermi che abbiano difficoltà a esprimere il proprio voto. Tre cardinali fungeranno da scrutatori, tre da «infirmarii» (per il motivo suddetto), tre da revisori. Durante le votazioni, gli elettori dovranno rimanere soli nella Sistina. Un nuovo giuramento è previsto all’atto di deporre la scheda nell’urna. Il post-scrutinio prevede il conteggio dei voti, il loro controllo e il bruciamento delle schede. Una pausa di preghiera e colloquio è stabilita dopo tre giorni di scrutini senza esito, con una breve esortazione spirituale che toccherà al cardinale «protodiacono» (primo dell’ordine dei diaconi) Jean-Louis Tauran. E si andrà avanti fino all’eventuale ballottaggio. Avvenuta l’elezione, scritti e appunti dovranno essere consegnati e bruciati con le schede. Il camerlengo stenderà una relazione sui risultati e la consegnerà al Papa; sarà conservata nell’apposito archivio e non potrà essere aperta senza il permesso del futuro pontefice. Due i gesti significativi dopo l’elezione. Il cardinale Re chiederà il consenso dell’eletto e come vorrà essere chiamato. A Tauran spetterà l’onore di annunciare l’elezione e il nome del nuovo Pontefice dalla loggia centrale di San Pietro.
11 marzo 2013