Il Bangladesh ha bisogno di aiuto
L’appello della Caritas diocesana dopo il viaggio nel Paese asiatico di Oliviero Bettinelli, responsabile del Settore educazione alla pace e alla mondialità di Federica Cifelli
«Un ciclone è una calamità che distrugge i sogni e la vita delle persone. I primi non si possono salvare. O forse non possiamo essere noi a salvarli. La vita invece sì. Ma serve una carità aperta al mondo. Serve la disponibilità a lasciare che le emergenze aprano i nostri occhi sulla realtà di un Paese, di un popolo, e sui suoi bisogni». Parla del Bangladesh, Oliviero Bettinelli, responsabile del Settore educazione alla pace e alla mondialità della Caritas diocesana: una palude tra l’India e il Myanmar, sommersa da alluvioni e inondazioni per 6 mesi all’anno. Racconta dei villaggi distrutti dal ciclone Sidr, che il 15 novembre scorso si è spinto per più di 35 km all’interno delle coste, fino al nord-est del Paese. Ma soprattutto racconta dei gruppi che coordinano la ricostruzione; dell’impegno «competente e organizzato» di Caritas Bangladesh; di quella «relazione matura tra Chiese» che nasce dalla condivisione di un’emergenza: dalla scelta di «accompagnare e sostenere», senza pretendere di diventare i protagonisti del risanamento.
È lo stile che caratterizza la presenza della Caritas in ogni angolo del mondo. Ed è stata anche la cifra che ha caratterizzato la missione di valutazione nelle zone più colpite da Sidr conclusa mercoledì scorso, alla quale anche Bettinelli ha partecipato. «Avevamo saputo che Caritas italiana aveva in calendario un viaggio e abbiamo chiesto di andare con loro. Da Roma quindi siamo partiti in due, il 25 febbraio, insieme a due operatori di Caritas ambrosiana». L’obiettivo: dopo la risposta all’emergenza, che ha impegnato anche la diocesi di Roma, verificare sul campo bisogni e progetti da portare avanti insieme alle realtà locali. «Siamo stati accolti da Caritas Bangladesh – riferisce – e accompagnati nella diocesi di Khulna, nel sud del Paese: una delle aree più colpite dal ciclone. Abbiamo visitato tre villaggi, incontrato i gruppi di auto sostegno che ci hanno illustrato i loro piani per la ricostruzione. E ci hanno insegnato cos’è un ciclone: lo capisci guardandoli negli occhi, ascoltando le loro storie».
Una povertà molto visibile, aggravata da un territorio che ciclicamente rimette in gioco le coltivazioni, il lavoro, la casa. La sicurezza. «Davanti a questa povertà immensa è indispensabile fare delle scelte». E per quello che riguarda la Caritas, Italiana e romana, la scelta è caduta su un programma di costruzione di rifugi anticiclone in cemento armato. «Con le alluvioni – continua Bettinelli – i bengalesi hanno imparato a convivere. E sanno ricominciare daccapo. Resta forte però questo bisogno di sicurezza, che sta impegnando molto anche Caritas Bangladesh. Il loro lavoro è testimoniare attraverso l’accoglienza dei bisogni della gente l’amore di Dio. Il nostro, aiutarli a rendere quella testimonianza sempre più forte».
7 marzo 2008