Gli stati generali degli immigrati d’Italia

Nella struttura salesiana di via Marsala il Primo Congresso Nazionale: costituito un direttivo con i rappresentanti dei principali gruppi etnici presenti nel nostro Paese di Elisa Storace

«Ospitiamo spesso convegni e conferenze, ma questa volta siamo particolarmente orgogliosi di essere stati la “sala parto” di questa nuova creatura, di questo nuovo movimento nato da questo congresso». Così don Valerio Baresi, parroco del Sacro Cuore, ha salutato i partecipanti al Primo Congresso Nazionale degli immigrati d’Italia, svoltosi nelle sale della struttura salesiana di via Marsala e conclusosi ieri pomeriggio (25 aprile 2010) dopo due giorni di lavori. Un neo costituito direttivo nazionale, formato da rappresentanti dei principali gruppi etnici presenti in Italia, e un documento unitario, democraticamente approvato, da offrire alla società italiana come espressione del “punto di vista degli immigrati d’Italia” sui temi caldi dell’agenda politica: questi i due grandi risultati ottenuti dal Congresso.

Lavoro, casa, sanità, istruzione, diritti, famiglia, imprenditoria, laicità, cittadinanza, immigrazione: i quasi duecento delegati locali, provenienti da quasi tutte le regioni, ne hanno discusso in altrettanti tavoli tematici, giungendo a formulare proposte concrete su ciascun argomento, stimoli al confronto per tutti i soggetti istituzionali che, a vario titolo, si occupano di immigrazione.

«Sono onorato di portare il saluto a questo primo congresso nazionale degli immigrati – ha detto durante il suo intervento padre Gianromano Gnesotto, direttore dell’Ufficio per la pastorale degli immigrati Fondazione Migrantes della Cei -. È un’iniziativa importante, non soltanto per voi, ma anche per coloro che hanno a cuore ciò che voi avete a cuore. I tanti che, per fortuna, guardano a voi come ai nuovi cittadini, a voi che sentite la responsabilità di partecipare attivamente alla vita sociale italiana e preparare in una maniera degna e giusta il futuro per le vostre famiglie, per i vostri figli, per un Italia che grazie a voi si costruisce in una maniera nuova».

«Mi auguro che l’organizzazione che nasce oggi – ha detto ancora padre Gnesotto – possa agire in maniera concreta, in un Paese che, in fondo, rimane ancora democratico e partecipativo. C’è una base sana dell’Italia che guarda a questa vostra presenza in maniera positiva e tifa per voi, perché facciate veramente la vostra parte».

Un’istanza di partecipazione che è stata un po’ il leitmotiv di tutto il Congresso: «Auto rappresentarci è l’unica strada verso una reale integrazione – ha dichiarato alla conclusione dei lavori assembleari Edgar Galiano, rappresentante del Comitato – e, in questo senso, la scelta del 25 aprile non è stata casuale. Il nostro auspicio è che l’anniversario della Liberazione segni da oggi anche un’altra liberazione in questo Paese: quella degli immigrati dalla prigione del silenzio e della marginalità sociale».

26 aprile 2010

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