Il fotovoltaico rende liberi
di Fabio Salviato
Originale conferenza stampa, sabato 5 marzo 2011, nel carcere di Palermo. Presenti il direttore del Penitenziario, i responsabili dei servizi, il senatore Lumia, già presidente della Commissione parlamentare antimafia, e rappresentanti della società civile, in primis Gaetano Giunta, presidente della Fondazione di Comunità di Messina. Il motivo risiede nell’inaugurazione di un impianto fotovoltaico, realizzato in tempi record e finanziato da Banca popolare Etica e dalla Fondazione di Comunità di Messina.
Ma cosa ci fa un impianto fotovoltaico, sul tetto di un carcere? È un’iniziativa partita dalla Fondazione di Comunità di Messina (realtà che raccoglie le principali reti sociali, educative, istituzionali e della ricerca scientifica dell’area di riferimento), che è riuscita a concretizzare un sogno. Mettendo assieme, da una parte, dei contributi messi a disposizione dalla Fondazione per il Sud (Fondazione promossa dalle principali fondazioni di origine bancaria Italiane), dall’altra, una parte significativa della società civile, Caritas in testa, Banca popolare Etica e gli “ospiti” dei manicomi criminali, che, nella fase di uscita, possono usufruire di un contributo da parte della Cassa per le ammende. Questo contributo viene utilizzato dalla Fondazione di Comunità di Messina per creare opportunità occupazionali per gli ex degenti del manicomio criminale.
L’innovazione più interessante ed originale è che la Fondazione di Comunità di Messina è riuscita a mettere assieme tutti questi attori e a procedere all’installazione di quattro impianti fotovoltaici, che permetteranno da una parte di creare 52 nuovi posti di lavoro tra gli ex detenuti e dall’altra, attraverso il conto energia, di ottenere ulteriori contributi da utilizzare per sostenere iniziative sociali, come per esempio costruire alcune case in bio-architettura a Messina, per darle con affitto molto basso a famiglie o persone che non hanno una casa.
Insomma, la Fondazione di Comunità di Messina è un grande laboratorio capace di innescare meccanismi virtuosi che, partendo dagli ultimi, arriva a proporre modelli economico-sociali assolutamente innovativi. Sembra quasi l’uovo di Colombo, un Welfare non più schiacciato sul pubblico, ma con una forte autonomia, capace di diventare protagonista della propria realtà sociale.
Ma evidentemente tutto questo non basta, una fondazione aperta al Mediterraneo, all’Europa, al mondo. Il prossimo 21 agosto si terrà a Messina il Festival del Mediterraneo, dove si farà il punto sull’Osservatorio sul Mediterraneo, un osservatorio che effettua non solamente un’analisi socio-economica della situazione, ma anche finanziaria. E qui la Fondazione, in collaborazione con la Finanziaria Europea delle Banche etiche ed Alternative–Sefea, e la Federazione Europea delle Banche Etiche ed alternative, sta predisponendo un fondo per il Mediterraneo, cioè un fondo che sosterrà istituzioni di microfinanza presenti soprattutto nel Nord Africa, Tunisia, Marocco, Algeria, ma anche in Libano e Palestina.
Tutto questo mentre il mondo si sta avvitando dentro una crisi economico-finanziaria, che sembra non avere uscita: è una risposta che parte dagli ultimi, da chi ha necessità di trovare una risposta rispetto ai bisogni. Ecco che il ruolo della finanza etica assume una rilevanza significativa: Banche Etiche ed operatori finanziari capaci di interpretare “i bisogni” di cittadini e capaci di saper costruire risposte adeguate.
Che sia questa la strada che possa portarci verso la costruzione di un’economia e di una finanza diversa? Io credo che le istituzioni e le autorità dovrebbero saper guardare con interesse e maggiore attenzione a queste sperimentazioni che diventano realtà. Se da un tetto di un carcere parte un segnale che crea benessere ed occupazione, se i secondini si interrogano e dopo un mese installano pure a casa loro un piccolo impianto fotovoltaico, se un ex detenuto psichico esce dal carcere dove per 10 anni non aveva mai parlato e ricomincia a parlare, questi non sono miracoli, sono realtà che si stanno realizzando.
Grazie all’intuizione, al coraggio, alla volontà della Fondazione di comunità di Messina, la speranza è che questa iniziativa possa contagiare la società civile a livello nazionale e che queste belle esperienze possano crescere, far maturare una società civile, non più ruota di scorta ma protagonista di un futuro che ha il sapore della libertà.
11 marzo 2011
fsalviato@bancaetica.com