La Cina ci salverà? No, il sistema va ripensato
Per dotare le famiglie di quel Paese di un “benessere” simile a quello occidentale, servirebbero materie prime presenti in 3 Terre. Occorre imboccare la via dello sviluppo sostenibile di Fabio Salviato
Siamo in crisi, lo sappiamo, e si tratterà di una crisi profonda. Non è più una novità: giornali, televisioni e mezzi di comunicazione in genere sono pronti a comunicarci che in questo primo trimestre l’Italia è entrata in recessione, che purtroppo il numero di disoccupati è in aumento continuo. La Fiat in questi primi 3 mesi ha venduto le stesse macchine di 15 anni fa, e i consumi alimentari sono tornati a quelli di 30 anni fa.
Dal 2008 ufficialmente è iniziata la crisi economico/finanziaria: ricordate lo scandalo dei mutui “subprime”, cioè mutui concessi a famiglie americane che non avevano la capacità di poter rimborsare le rate del finanziamento accordato da banche compiacenti? Ma allora perché le banche americane già dal 2000 avevano “piazzato” centinaia di migliaia di mutui a famiglie non in grado di poter rimborsare il prestito?
La ragione essenzialmente risiedeva nel fatto che già a partire dai primi anni 2000 l’economia mondiale, e soprattutto quella americana, si trovava in una fase di eccesso di offerta rispetto alla domanda. Alcuni settori trainanti dell’economia andavano “sostenuti” in ogni modo: ecco quindi che per sostenere il settore immobiliare americano, cioè il valore delle case che da almeno un decennio era in continuo e costante aumento, il sistema finanziario aveva azionato la leva del credito, “inondando” di finanziamenti fasce medio basse della società americana – che in realtà non avrebbero potuto permetterselo -, prolungando di alcuni anni la fase espansiva e di crescita economica e finanziaria.
Sì, perché il sistema economico attuale si basa sul concetto dominante della crescita: si deve produrre sempre di più. Peccato che accanto alla produzione, secondo il pensiero economico attuale, sia necessario mantenere anche un aumento dei consumi. Ma se il sistema diventa sempre più efficiente e crea sempre più disoccupati, allora chi consuma?
Crescita e consumi devono fare i conti comunque anche con l’ambiente e la scarsità delle risorse – per primo il petrolio – presenti nel nostro pianeta. Uno sviluppo infinito in un mondo finito non è pensabile. Diventa quindi evidente che se continuiamo su questa strada, difficilmente riusciremo ad uscire da questa trappola della crescita. E che al contrario dovremmo cercare di trovare un equilibrio tra sviluppo sostenibile, qualità della vita e benessere delle nostre comunità.
È possibile? Certamente, si tratterà di un esercizio non semplice, perché dovrà passare attraverso una fase di riconversione economica, prendendo in considerazione prima di tutto stili di vita più sobri, che prestino attenzione all’ambiente, alle relazioni, al lavoro che si potrà creare prendendo in considerazione prima di tutto i bisogni delle persone e delle comunità in cui viviamo.
Fortunatamente migliaia di organizzazioni ed imprese hanno capito l’importanza di iniziare un percorso che prenda in considerazione innanzitutto la costruzione di un sistema economico che si inserisca all’interno dell’economia civile, cioè di un’economia e di una finanza più a misura d’uomo. L’economia civile opera soprattutto nel settore della cooperazione sociale, del sostegno alle persone, dell’ambiente, dell’agricoltura biologica, delle costruzioni eco-compatibili, di una produzione sostenibile.
In questi giorni il nostro premier Monti è in Cina, una grande nazione – la possiamo definire un continente – che si sta sviluppando con tassi di crescita incredibili: 6-7% all’anno. Molti stanno guadando con una certa ammirazione al processo di sviluppo della Cina, ma siamo veramente sicuri che questo potrà rappresentare un modello di riferimento anche per la nostra Vecchia Europa?
Il professore Wolfgang Sachs, del Wuppertal Institute, ha calcolato che se volessimo dotare i 250 milioni di famiglie cinesi di un “benessere” simile a quello occidentale, cioè dotarle di un’automobile, un elettrodomestico, un frigorifero, e realizzare un minimo di infrastrutture autostradali, avremmo bisogno di materie prime presenti in 3 Terre, cioè tre volte superiori alle disponibilità attuali, senza calcolare l’impatto devastante che tale sviluppo avrebbe sul nostro sistema ambientale.
Quindi si tratta di una strada che non possiamo percorrere. Eppure poche sono le voci critiche o i distinguo che si levano nei confronti di un “partner” che sta imboccando una strada che ci poterà ad una catastrofe annunciata.
È giunto il momento di ripensare radicalmente al sistema di sviluppo attuale, e di imboccare rapidamente la strada dello sviluppo sostenibile e di una crescita responsabile. Si tratterà di un passo che dovremo fare, mi auspico rapidamente, perché solo attraverso uno sviluppo sostenibile potremo sperare di invertire rapidamente un sistema economico e sociale sempre più in difficoltà.
2 aprile 2012