Al via i concerti da camera all’Opera
Gli appuntamenti si tengono nella Sala accademica del conservatorio di Santa Cecilia. Prossimo evento in calendario il 24 febbraio, con i pezzi di Hindemith e Britten di Mariaelena Finessi
Nuova sede per i concerti da camera del Teatro dell’Opera di Roma. Inaugurata il 20 gennaio, la stagione 2013 si tiene nella Sala accademica del conservatorio di Santa Cecilia. In tutto undici appuntamenti che vedono impegnati solisti ospiti e alcune delle prime parti dell’orchestra del Costanzi. Dopo l’esordio, con un concerto dedicato a Verdi e Wagner, i due grandi compositori dei quali quest’anno si celebra il bicentenario della nascita, il prossimo evento è previsto per domenica 24 febbraio. In programma, diretti da Carlo Donadio, “Cinque pezzi per orchestra d’archi, op. 44, n. 4” di Paul Hindemith (di cui ricorrono i 50 anni dalla morte) e “Variazioni su un tema di Frank Bridge” di Benjamin Britten (100 anni dalla nascita).
Di Poulenc, melodista tra i più dotati del secolo scorso, viene proposto il “Concerto per organo, timpani e archi”, una composizione magniloquente – la cui prima assoluta si tenne presso il salone privato della principessa de Polignac il 16 dicembre 1938 – e che lo stesso autore, riconvertitosi al cattolicesimo, considerava come una delle opere fondamentali: «Il concerto per organo occupa un posto importante nella mia opera, affianco alle opere religiose (…). Chi si interessa alle mie creazioni serie dovrebbe conoscere quest’opera e le mie composizioni religiose».
Il 7 marzo, una serata diretta da Pietro Borgonovo e dedicata a Luciano Berio, scomparso dieci anni fa, di cui verranno eseguite la “Serenata”, la “Sequenza per oboe” e le “Folksongs”, ciclo di canti popolari della tradizione orale di alcuni paesi del mondo e che il compositore arrangiò come omaggio alla compagna Cathy Berberian, colei che cantava di tutto, da Monteverdi ai Beatles, dai rumori della strada allo slang dei fumetti. Per l’occasione verranno fatte rivivere anche le trascrizioni che Berio fece delle fatiche di Kurt Weill: “Le Grand Lustucru”, “Surabaya Johnny” e “La ballata della schiavitù sessuale”.
Sempre a marzo, domenica 24, la bacchetta di Dimitri Sitkoevskij si alzerà per l’esecuzione di Bach e le sue “Variazioni Goldberg”, così come trascritte per violino e archi dallo stesso Sitkoevskij. Ad aprile, sarà la volta di Britten: ancora il maestro Borgonovo dirigerà il “Nocturne, op. 60” e la “Serenade, op. 31”. Altra ricorrenza, il 19 maggio, quella per la “Sagra della Primavera” di Igor Stravinskij che quest’anno compie un secolo dalla prima esecuzione. Del compositore russo verrà eseguita il 28 aprile anche la scarna “Histoire du soldat”, in cui i riferimenti musicali – ad esempio il tango argentino, il valzer o il ragtime del jazz nordamericano – fanno di quest’opera da camera un gioiello cosmopolita.
Un cartellone ricco, dunque, dove figurano anche le “Danze sinfoniche” tratte da West Side Story, i “Notturni” di Maurice Ravel e il “Prelude à l’après-midi d’un faune” di Claude Debussy, il primo a rompere nel Novecento con la tradizione musicale del passato e che perciò da Poulenc – morto 50 anni fa e di cui verrà eseguita il 6 ottobre la “Sonata per violoncello e pianoforte” – fu avversato, convinto al contrario questi che Bach, Mozart o Beethoven, avessero codificato un linguaggio intramontabile, mediatore di valori umani che non potrano mai essere barattati.
Il musicista estone Arvo Pärt, esponente del “minimalismo sacro”, a Santa Cecilia porterà il “Cantus in memoriam Benjamin Britten”. Poi una prima assoluta, quella della “Romanza per violoncello ed orchestra d’archi”, commissionata a Francesco Giammusso dal Teatro dell’Opera. Ultimo appuntamento con i concerti cameristici, il 13 ottobre: in scaletta, diretti da Matt Aucoin, la “Danse sacrée, Danse profane” per arpa cromatica e archi di Claude Debussy e il “Concerto per clarinetto” di Aaron Copland.
8 febbraio 2013