Il Papa: «Le divisioni deturpano la Chiesa»
Nella basilica di San Pietro l’ultima celebrazione eucaristica presieduta da Benedetto XVI, nella solennità delle Ceneri. «Superare rivalità e ipocrisie: il vero discepolo non serve il “pubblico” ma il suo Signore» di Laura Badaracchi
Un applauso scrosciante, caldo, interminabile ha avvolto e salutato Benedetto XVI alla chiusura della solenne concelebrazione delle Ceneri, svoltasi nel pomeriggio di ieri, 13 febbraio, nella basilica vaticana. L’ultima celebrazione eucaristica da lui presieduta come Pontefice insieme al collegio cardinalizio, dato che dalla serata del 28 febbraio si ritirerà a Castelgandolfo e il soglio di Pietro – a motivo della sua rinuncia – resterà vacante fino alla fumata bianca del conclave che sarà indetto a marzo. Annullata la processione penitenziale che avrebbe dovuto tenersi, come di consueto, dalla chiesa di Sant’Anselmo fino alla basilica di Santa Sabina all’Aventino, il Papa ha optato per spazi più ampi. Che non sono comunque bastati ad accogliere le migliaia di fedeli radunatisi in coda per poter entrare in San Pietro e partecipare alla Messa.
«Per me è un’occasione propizia per ringraziare tutti, specialmente i fedeli della diocesi di Roma, mentre mi accingo a concludere il ministero petrino, e per chiedere un particolare ricordo nella preghiera», ha detto il Santo Padre all’inizio dell’omelia. Che ha tracciato in qualche modo una consegna spirituale ai fedeli e a tutta la Chiesa, con un insistente richiamo alla conversione: «Questo ritornare a Dio diventa realtà concreta nella nostra vita solo quando la grazia del Signore penetra nell’intimo e lo scuote donandoci la forza di “lacerare il cuore”. In effetti, anche ai nostri giorni, molti sono pronti a “stracciarsi le vesti” di fronte a scandali e ingiustizie – naturalmente commessi da altri -, ma pochi sembrano disponibili ad agire sul proprio “cuore”, sulla propria coscienza e sulle proprie intenzioni, lasciando che il Signore trasformi, rinnovi e converta». Richiamo, ha proseguito il Papa, che coinvolge tutta la comunità cristiana: «Ognuno sia consapevole che il cammino penitenziale non lo affronta da solo, ma insieme con tanti fratelli e sorelle».
Poi Benedetto XVI si è soffermato «sull’importanza della testimonianza di fede e di vita cristiana di ciascuno di noi e delle nostre comunità per manifestare il volto della Chiesa e come questo volto venga, a volte, deturpato. Penso in particolare alle colpe contro l’unità della Chiesa, alle divisioni nel corpo ecclesiale. Vivere la Quaresima in una più intensa ed evidente comunione ecclesiale, superando individualismi e rivalità, è un segno umile e prezioso per coloro che sono lontani dalla fede o indifferenti». Parole forti e chiare anche per stigmatizzare «l’ipocrisia religiosa, il comportamento che vuole apparire, gli atteggiamenti che cercano l’applauso e l’approvazione. Il vero discepolo non serve se stesso o il “pubblico”, ma il suo Signore, nella semplicità e nella generosità. La nostra testimonianza allora sarà sempre più incisiva quanto meno cercheremo la nostra gloria e saremo consapevoli che la ricompensa del giusto è Dio stesso».
È stato il cardinale arciprete della basilica vaticana Angelo Comastri a imporre le ceneri sul Papa, visibilmente commosso durante le parole di saluto che ha voluto rivolgergli, prima della benedizione finale, il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato: «Con sentimenti di grande commozione e di profondo rispetto non solo la Chiesa, ma tutto il mondo, hanno appreso la notizia della sua decisione di rinunciare al ministero di vescovo di Roma. Tutti noi – ha proseguito il porporato – abbiamo compreso che è proprio l’amore profondo che vostra Santità ha per Dio e per la Chiesa che l’ha spinta a questo atto, rivelando quella purezza d’animo, quella fede robusta ed esigente, quella forza dell’umiltà e della mitezza, assieme a un grande coraggio, che hanno contraddistinto ogni passo della sua vita e del suo ministero».
Poi il cardinale ha voluto ricordare: «Pochi giorni fa, con i seminaristi della sua diocesi di Roma, ha detto che essendo cristiani sappiamo che il futuro è nostro, il futuro è di Dio, e che l’albero della Chiesa cresce sempre di nuovo. La Chiesa si rinnova sempre, rinasce sempre. Servire la Chiesa nella ferma consapevolezza che non è nostra, ma di Dio, è un grande insegnamento che Ella, anche con questa sofferta decisione, dona non solo a noi, pastori della Chiesa, ma all’intero popolo di Dio». Infine, un «grazie per averci dato il luminoso esempio di semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore, che ha saputo in ogni momento realizzare ciò che è più importante: portare Dio agli uomini e portare gli uomini a Dio».
14 febbraio 2013