Ritirato il decreto Salva Roma

L’ostruzionismo di Lega e M5S ha bloccato il provvedimento che avrebbe messo in sicurezza i conti del Campidoglio. Per la Capitale ora è rischio default. Il ministro Boschi: «Ne vareremo un altro» di F. Cif.

La tensione è alta, in Campidoglio, dopo che il governo ha ritirato questa mattina, mercoledì 26 febbraio, il decreto Salva Roma. Il ministro per le riforme Maria Elena Boschi ha comunicato ai capogruppo di Montecitorio che «il governo aveva confermato la volontà di approvare entro i termini previsti il decreto ma di fronte alla indisponibilità di Lega e M5S e alla conferma da parte loro di proseguire con l’ostruzionismo in aula, era matematicamente impossibile l’approvazione entro il 28». Il disegno di legge quindi non verrà né discusso né votato.

È la seconda volta che le norme che avrebbero assicurato, tra le altre cose, 475 milioni di euro alla Capitale, cadono nel passaggio dal decreto alla conversione in legge: era già successo alla fine di dicembre, con la prima versione. E la mancata conversione del provvedimento impedisce per ora di mettere in sicurezza i conti del Campidoglio. Intanto il ministro Boschi ha fatto sapere che «il governo varerà un nuovo provvedimento, dopo una valutazione dei contenuti» e, secondo indiscrezioni, sarebbe stato convocato un tavolo urgente per questo pomeriggio a Palazzo Chigi, presente anche il sindaco della Capitale Ignazio Marino.

Il rischio di un nuovo stop era nell’aria dalla serata di martedì, tanto da spingere Marino a un commento molto duro: «Trovo veramente inspiegabile e ingiustificabile, davanti ai propri elettori e a tutti gli italiani, l’ostruzionismo del Movimento 5 Stelle nei confronti del decreto sugli enti locali. Peraltro, sono ancora più sconcertato poiché il Movimento 5 Stelle qui in Campidoglio dai banchi dell’opposizione rappresenta per questa amministrazione un continuo stimolo». Roma, in quanto Capitale, gli ha fatto eco il presidente dell’assemblea capitolina Mirko Coratti, «sopporta gli oneri di rappresentare l’intera nazione». Di qui l’invito al Parlamento «affinché si trovi, nel poco tempo che resta a disposizione, una valida soluzione che eviti il rischio di mandare in default la nostra città». Scongiurando così il rischio di una reazione a catena che «potrebbe coinvolgere l’intera economia nazionale».

Di fatto, con i 350 emendamenti presentati dalle opposizioni, sarebbe stato impossibile approvare entro il termine inderogabile del 28 febbraio il testo che avrebbe consentito al Comune di «scaricare» sulla gestione commissariale 485 milioni di euro, 320 nel bilancio (già approvato) 2013 e altri 165 in quello (da fare) del 2014. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio ha rassicurato: «Faremo subito un altro provvedimento». Intanto però non è chiaro se il bilancio 2013 sarebbe salvo: pure se approvato con le leggi vigenti, sarebbe infatti soggetto a possibili ricorsi. Ancora più difficile pareggiare gli effetti del decreto (in tutto 485 milioni, 165 sono nel 2014) con la manovra di quest’anno: il deficit del Comune sforerebbe il miliardo di euro. Quasi impossibili da recuperare.

26 febbraio 2014

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